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Intervista

Rita Pavone si confessa: "Mi pento solo di una cosa: è stato un errore madornale"

Rita Pavone si confessa: "Mi pento solo di una cosa: è stato un errore madornale"

Padre operaio della Fiat, madre casalinga, terzogenita di quattro fratelli, quando era piccola Rita Pavone vedeva la carne in tavola una volta al mese e per aiutare i suoi stirava in una camiceria.
Poi inizia la sua favola nella musica. Si fa conoscere grazie al Festival degli sconosciuti di Ariccia, dove incontra il suo pigmalione e futuro marito Teddy Reno, firma i primi contratti, sogna di cantare pezzi alla Jerry Lewis ma arrivano "La partita di pallone", "Viva la pappa con il pomodoro", "Geghege".
La ribattezzano Pel di carota: è un po' maschiaccio e un po' icona erotica, come scrisse Umberto Eco. Cinquant' anni prima di Laura Pausini è una star all' estero: America Latina, Giappone, Germania e Francia; è una delle poche italiane ad essere entrata in classifica nel Regno Unito. Nella sua carriera ha venduto cinquanta milioni di dischi. Poi il matrimonio (che fece scandalo), i figli, i musicarelli, Gian Burrasca, il declino, il ritiro e il ritorno nella musica. E oggi, a 70 anni con furore, anche in televisione in un ruolo inedito, la concorrente di Ballando con le stelle ogni sabato su Raiuno: «Una grande fatica», assicura.

Perché ha deciso di ballare in tv?
«Quando ho incontrato Milly Carlucci credevo mi proponesse di fare la giurata. L' offerta di fare la concorrente mi ha sbalordita. Ci ho pensato su: fisicamente tutto funziona bene, allora ho detto "perché no?". Mi sto divertendo, sono anche dimagrita due chili e mezzo. Mi piace il cameratismo e la simpatia del nostro gruppo. Non mi fanno impazzire i balli sudamericani, la salsa, la bachata, preferisco il boogie e il charleston, ma bisogna affrontare tutto e per ora ho preso voti alti».
La sua energia rappresenta uno schiaffo a tante ventenni.
«Sono una donna che ha passato gli anta ma credo che l' età sia un numero, quello che conta è come ci si sente interiormente. Sono gli altri che si sorprendono nel vedermi così attiva, io lo sono sempre stata».
Però ha avuto problemi seri di salute: nel 2003 un intervento all' aorta.
«Infatti prima di fare Ballando ho chiesto il permesso al medico: il mio cuore è in forma, prendo le pilloline, mi ha detto che la danza fa molto bene. L' unica difficoltà è ballare in coppia: bisogna guardarsi, sostenersi, appoggiarsi. Quando il mio partner Simone Di Pasquale mi lascia sola io scappo e mi rincorre!».
Sono nati molti amori tra concorrenti e ballerini...
«Ah guardi, non è il mio caso. Simone è più giovane dei miei figli e io non sono certo una Milf. Sono una donna tranquilla: solo lavoro e famiglia».
Teddy Reno cosa le ha detto?
«Che faccio bene. È venuto anche alle prove».
Vi siete sposati 48 anni fa. Lui aveva già un figlio e aveva il doppio della sua età. Un amore che sconvolse l' Italia. Come è stato per lei?
«All' inizio è stato difficile farci accettare. Io non mi sono mai fatta influenzare dalla mia famiglia o dai media.
Quando lo conobbi, capii che si trattava di un treno che non sarebbe mai più passato. Era il mio manager ma non era un' unione di lavoro. Avevo davanti l' uomo del mio destino. L' amore è questione di incontri, alchimia e fortuna. Ridiamo, litighiamo, facciamo pace. Le coppie non si possono giudicare dall' esterno. E poi io non ho distrutto la famiglia di nessuno».
Ha mai avuto paura di un tradimento?
«No. E poi scusi, lui ha 90 anni e io vado per i 71».
In passato dico.
«No. Possiamo stare anche un mese senza vederci e sentirci solo al telefono. La gelosia non ci è mai appartenuta.
Abbiamo litigato per i figli, questo sì. Non siamo una coppia mielosa. Qualche "vaffa" glielo ho detto, sennò sai che noia mortale».
Cosa fanno i suoi figli?
«Quello grande, Alessandro, il giornalista nella tv svizzera, si occupa di politica. Il secondo è uno straordinario musicista. Si chiama George Merk, canta solo in inglese ed è entrato nelle classifiche britanniche».
Il suo grande rimpianto, Rita, è quello di non essersi trasferita in America a cantare. Vero?
«Il rimpianto è che mio padre non mi diede il permesso di rimanere negli States. Non potevo fare diversamente: avevo 18 anni, all' epoca la maggiore età era 21. Teddy era già il mio personal manager ma mi serviva il permesso dei genitori per trasferirmi.
Sono stata cinque volte all' Ed Sullivan Theatre, c' erano Ella Fitzgerald e Duke Ellington, ma evidentemente era scritto così».
Con suo padre, poi, il rapporto come è stato?
«È il mio primo ammiratore e fautore della mia carriera. Mi è dispiaciuto non essere rimasta in Usa per studiare il modo di lavorare degli americani. Ma la vita ha voluto diversamente».
Di lei hanno scritto: «Negli anni '60 e '70 Rita Pavone ha sganciato le donne da tanti pregiudizi e divieti». Si ritrova in questa descrizione?
«Sono diventata un piccolo simbolo inconsapevolmente. L' ho capito quando Umberto Eco si occupò di me nel libro Apocalittici e integrati, mi definiva una specie di lolita diversa che cantava canzoni d' amore con freschezza. Negli anni '60 sposare un uomo più grande di 20 anni fu un colpo, oggi fa solo sorridere. Ma sono sempre stata spontanea, sarebbe stato troppo cerebrale se avessi calcolato tutto».
Lei cantava «perché la domenica mi lasci sempre sola per andare a vedere la partita di pallone…». Oggi si potrebbe parafrasare «perché mi lasci sola per stare sui social»?
«Quella canzone non mi rispecchiava, in realtà. Io amavo il calcio, andavo sempre allo stadio con mio padre a vedere la Juve. La canzone non fu scritta per me, ma io quello che mi davano cantavo. Il pezzo era malizioso: parlava di un uomo che diceva di essere allo stadio, ma chissà poi dove fosse veramente».
E oggi?
«Oggi i social prendono molto tempo delle nostre giornate. Ci sfoghiamo su Facebook, o crediamo di sfogarci. Una volta andavamo in piazza o prendevamo i forconi, oggi scriviamo, peraltro con un italiano da analfabeti, mi pare. Siamo messi molto male. Ci hanno sedato con i social».
Nel 2006 si è ritirata a vita privata. Perché poi ha cambiato idea?
«Mi sono ritirata perché non mi divertivo più. Ho lavorato con i più grandi, Nino Rota, Burt Bacharach, Ennio Morricone. Negli ultimi anni gli arrangiamenti si fanno al computer, il massimo del finto. Ho mollato tutto e sono andata a vivere a Maiorca. Poi ho cambiato idea per "colpa" di Renato Zero. Nel 2009 festeggiava il compleanno, i 60 anni. Mi ha chiamato per invitarmi al suo show. Io ormai cantavo solo sotto la doccia e sono stati i miei figli a convincermi ad accettare. Quando sono salita sul palco di Piazza di Siena fu la fine del mondo e la voce non tentennava. Allora ho deciso di coronare il sogno della mia vita».
Quale?
«Un disco coi successi americani, Masters. I discografici con cui lavoravo me lo hanno sempre impedito perché dicevano che Rita Pavone era solo quella del Geghegé. Invece volevo cantare "let' s fly awayyy" (la Pavone lo canta al telefono, ndr), ho sempre amato quello. Così, invece di regalarmi una Ferrari, mi sono regalata questo disco. Le recensioni sono state spettacolari e oggi faccio solo quello che mi pare».
Perché nel 2006 si candidò al Senato nella lista di Mirko Tremaglia, Circoscrizione Estero, senza però essere eletta?
«No no no la prego. Una cretinata. La politica è una brutta cosa. Tutti fanno tanti proclami ma non appena arrivano a Roma è una pena. La più grande toppata della mia vita».
Ci dica almeno perché vive in Svizzera dal 1968.
«Non per portarci i soldi: per farlo non occorre viverci, basta passarci. All' epoca Teddy non aveva ottenuto il divorzio in Italia, allora siamo andati a sposarci religiosamente in Svizzera, in un bellissimo convento. Lo abbiamo fatto perché volevamo una famiglia e per non avere un matrimonio di coscienza riportato sui registri civili. Dopo tre anni, una volta ottenuto il divorzio, ci siamo sposati civilmente anche in Italia. In Svizzera sto benissimo, mi piace la mentalità e sto tranquilla. Facciamo una vita semplice. Tra una serata mondana e farmi le castagne al fuoco preferisco la seconda».
Ha ancora dei sogni?
«Vorrei avere dei nipoti.
Ma i miei figli, che hanno 42 anni e 46, ancora svolazzano di fiore in fiore. Avrei voluto essere una nonna giovane, a 50 anni. Ora chissà…». 

Intervista di Alessandra Menzani

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