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La sorpresa

Desconocido, il thriller spagnolo che fa concorrenza ai colossi americani

Desconocido, il thriller spagnolo che fa concorrenza ai colossi americani

È appena arrivato in sala un film spagnolo imperdibile per vari motivi. Desconocido - Resa dei conti, come Speed, Buried, Locke, The Room, si svolge in un piccolo spazio chiuso, in questo caso l’abitacolo dell’auto del bancario Carlos. Con i suoi due figli, vi sale una mattina come tante. Ma squilla un cellulare sul sedile. Chi chiama è «desconocido»: «sconosciuto». L’uomo che parla dal numero sconosciuto informa Carlos che è stato lui a lasciare quel telefono. Che sotto il suo sedere e quello dei suoi pargoli ha posizionato bombe che esploderanno se lasceranno l’auto, se non gli farà avere immediatamente «i suoi» 488.000 euro in contanti e bonifici e se ometterà di eseguire anche uno solo degli ordini che d’ora in poi gli darà.

L’auto di un collega di Carlos è già esplosa. Con il collega dentro. Così Carlos gira per la città telecomandato tramite cellulare dal ricattatore che, in un’ebbrezza sadica e squinternata, gli impone mosse di guida che ovviamente attirano la polizia. La quale riesce a fermare Carlos, ma non a farlo scendere dall’auto. «Non posso», risponde disperato. Ed è la verità. Ma la polizia non sa chi c’è dietro l’auricolare e crede Carlos un folle che vuol farsi esplodere coi figli a bordo, nonché il responsabile dell’altra esplosione. Quanti «giorni di ordinaria follia» han visto le forze dell’ordine? Fila, dunque, che scambino vittima per carnefice male interpretando gli elementi a disposizione. Già fin qui siamo al «così è se vi pare» pirandelliano e al più modesto proverbio popolare secondo cui l’apparenza inganna. Se l’opera terminasse in questo momento, si tratterebbe comunque di un signor film del genere thriller, nel quale sono maestri gli americani, non gli spagnoli.

Non essendo il solito compito perfetto del più bravo della classe, ma quello incredibilmente perfetto di un alunno insospettabile, Desconocido sorprende assai. Inoltre, prosegue in maniera a dir poco spettacolare. Il ricattatore entra in scena, si presenta alla polizia come fratello di Carlos. E anche quando, dopo lunghi minuti - che attorcigliano le budella dello spettatore - di «tragedia degli equivoci», gli inquirenti si disamorano della propria errata tesi e capiscono la realtà, ci sarà un duello finale tra Carlos e il ricattatore Lucas (Javier Gutiérrez) degno d’entrare nella storia del cinema. Lucas è un vessato dalle banche in cerca di vendetta. Ma anche Carlos è un vessato dal sistema delle banche che costringe gli impiegati a vendere titoli tossici a chi ci cade. Super thriller ambientato in luoghi urbani ispanici che non penseremmo adatti come location d’adrenalina filmica, ma solo di movida o bella e lenta vita vera, Desconocido è anche una splendida analisi dei concetti di responsabilità dell’attore dell’inganno e di responsabilità della vittima. Carlos dice al suo capo: «Sapevamo che quei titoli erano tossici e li abbiamo venduti lo stesso alle persone!». Ma al contempo grida a Lucas: «Voi firmavate per guadagnare!». La verità sta spesso nel mezzo, e questo è vero anche per la responsabilità. Lucas - una vita distrutta da un cattivo investimento - vuol annientare quella di colui che identifica come l’unico responsabile di quell’incauta operazione finanziaria. Carlos gli dimostrerà che bisogna lottare per emanciparsi dagli effetti di un errore e non per cristallizzarli in una distruzione senza fine. «Il mio desiderio è che lo spettatore salga su quell’auto e non se lo dimentichi», ha detto il regista Dani De La Torre, al suo primo lungometraggio. Dani, il tuo desiderio è esaudito.
Parte dell’indimenticabilità del film è dovuta anche alla straordinaria prova d’attore di Luis Tosar, che vinse il suo terzo Premio Goya per Cella 211 e con questo avrebbe dovuto vincere il quarto. Infatti era stato nominato, ma glielo ha fregato Ricardo Darín per Truman.

Gemma Gaetani

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