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Outcast, la serie tv da cui farsi "possedere" dopo Walking Dead

Outcast, la serie tv da cui farsi "possedere" dopo Walking Dead

Outcast è la nuova serie tv figlia di Robert Kirkman, già padre di The Walking Dead. Ehi: oltre alle sue storie, deve avere qualcosa di sovrannaturale anche Kirkman. Già con The Walking Dead era riuscito nella non facile impresa di rinnovare il genere horror zombie (innanzitutto trasformandolo da mania per pochi a mania per molti): lo ha rifatto con Outcast. Anche questa sua seconda creatura si muove nel campo dell'ultraterreno, essendo dedicata al tema della possessione diabolica: in The Walking Dead c'erano i morti viventi, in Outcast i vivi indemoniati. La serie, attesissima, è la prima produzione originale di Fox International Studios e andrà in onda da giugno, su Cinemax negli Stati Uniti e sui canali Fox in altri 127 Paesi del mondo. In Italia la vedremo su Fox (il canale 112 di Sky) a partire dal 6 giugno ed è già stata rinnovata per una seconda stagione.

Dieci episodi di 45 minuti ciascuno ci faranno attraversare l'estate trasportandoci in quegli abissi horror/thriller del misterioso e inquietante argomento della possessione diabolica. Sarebbe gioco facile fare la battuta della serie tv che s'impossesserà - mutandolo in un serie tv-dipendente - anche del nostro esorcista più noto, Padre Amorth.

In realtà, il trionfo annunciato - e meritato - di Outcast ha a che fare con caratteristiche prettamente artistiche e non di marketing. Come The Walking Dead, Outcast è la trasposizione televisiva del fumetto ideato da Kirkman (disegnato da Paul Azaceta, in Italia lo porta in edicola Saldapress). Si tratta di travasi possibili a pochi: di solito hanno origine fumettistica film dedicati ai supereroi, cioè opere d’intrattenimento basate sul canone di pura immaginazione dell'umano con superpoteri, figura inesistente nella vita vera. In Outcast, invece, c'è un forte e voluto collegamento con la realtà. Non a caso per la presentazione europea è stata scelta Roma, la città della fede cattolica, il credo religioso che - nella sua realtà - effettivamente contempla l'esistenza del demonio. Inoltre, sia nel fumetto originale, sia nella versione telefilmica, la storia si svolge a Rome, immaginaria cittadina della Virginia Occidentale che si chiama proprio come la capitale universale del cattolicesimo.

Insomma, Kirkman ha fatto un po' come Dan Brown col Codice Da Vinci: ha imbastito un articolato valzer creativo con una precisa realtà. Il protagonista della sua storia è Kyle Barnes (Patrick Fugit). Dopo un'intera esistenza caratterizzata da possessioni, Kyle decide di vivere isolato per non correre il rischio di far del male a qualcuno. Ma il reverendo Anderson (Philip Glenister), che lo aveva esorcizzato da piccolo, gli chiede aiuto per un esorcismo su Joshua, un bimbo i otto anni posseduto. Kyle e Anderson scopriranno che in queste possessioni c'è qualcosa che riguarda Kyle (il cui sangue ha effetto repellente sul Male che si incarna negli umani) e che dovrà essere affrontata una volta per tutte, perché fuggire dalle cose non le risolve. Attraversare e risolvere il mistero potrebbe cambiare la vita di Kyle e del mondo intero.

Di che si tratta? Eh, occorre seguire la serie. <La storia e il fumetto sono stati creati da Robert che voleva fortemente fare qualcosa che non fosse puro horror. Lui non vedeva il fumetto e lo show come un horror con qualche personaggio dentro. Voleva che fossero una storia di personaggi con dentro elementi horror>, ha detto a Roma il produttore Chris Black. E, a proposito di Kirkman, ha anche spiegato – appropriatamente - che con The Walking Dead e Outcast ha costruito <un impero attorno a sé>. Non c'è miglior definizione per la rifondazione dei generi survival ed exorcism che, dopo film storici come Zombie di Romero e L'esorcista di Friedkin, battevano la fiacca, limitandosi a una pedissequa imitazione seriale di canoni e stereotipi da cui non emergevano opere che lasciassero davvero un segno.

Kirkman c'è riuscito, sostanziando il survival e l'exorcism di uno spessore drammatico e di un'analisi esistenziale ed umana solitamente propri della letteratura. Questo spiega l'enorme seguito di queste serie tv e, prima, dei relativi fumetti. Si tratta di veri e propri romanzi a puntate, feuilleton contemporanei di genere alternativo che tengono inchiodati i seguaci non in appuntamenti settimanali di puro intrattenimento - come può essere col telefilm spurio o con l'ennesima opera seriale horror - ma in tappe di fruizione di un dramma. <Spero che i fan di tutto il mondo apprezzino Outcast e ne siano anche un po’ spaventati>, ha detto Kirkman. Crediamo fortemente che così sarà.

di Gemma Gaetani

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