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La kermesse

Notte degli Oscar (a sorpresa):
arriva il gran galà del cinema

Nella notte tra domenica e lunedì la premiazione numero 85. Il grande favorito resta "Lincoln", ma fate attenzione anche al "Lato Positivo"...

Il premio Oscar

Il premio Oscar

di Giorgio Carbone

Stasera (domani all’alba secondo l’ora italiana) arriva l’Oscar numero 85. Fu infatti nell’inverno  del 1929 che il cinema americano, subito dopo essersi messo a parlare, decise di premiare  chi aveva dimostrato di parlare meglio (negli anni precedenti non s’era posto il problema, nel muto imperversavano i cani di bell’aspetto).

In 85 anni di vita, l’Oscar  è stato spesso accusato di esser asservito alla grande produzione. Ma è rimasto di gran lunga il riconoscimento più ambito del cinema. Anzi, l’unico ambito, perché il solo che rimane nella memoria (chi si ricorda il giorno dopo i Cesar francesi, i David italiani, i Bambi tedeschi?). Con gli Oscar, invece, la memoria è più lunga. Fino all’anno prossimo sapremo che hanno vinto Lincoln e Daniel Day-Lewis,  Jessica Chastain (Zero dark thirty), e Tommy Lee Jones (Lincoln),  Anne Hathaway (Les miserables) e Amour di Haneke (pellicola straniera). 

Magari non vincono loro ma li abbiamo voluti citare per due ragioni: 1) Sono i nostri personali favoriti 2)  Sono i favoriti anche secondo i bookmakers più reputati d’America (Day Lewis è talmente quotato che non si accettano scommesse su di lui).

Quindi quasi certamente andrà come qui sopra.  Però abbiamo imparato  nel corso degli anni (più di 40 da quando seguiamo la manifestazione  per ragioni professionali) che i giudici dell’Academy Award amano spesso  sconvolgere i pronostici. Per almeno quattro motivi. Spesso non viene fatto vincere il migliore, ma colui che l’industria  del cinema ritiene  più importante. Lo «storico» esempio fu nel 1955 quando l’allora lanciatissima Grace Kelly (La ragazza di campagna) prevalse su una cento volte più brava Judy Garland (È nata una stella). Quindi stasera potrebbe essere l’occasione  per Jennifer Lawrence (Il lato positivo). Che non è certo migliore della Chastain, ma ha una dozzina d’anni in meno e una carriera verosimilmente  più lunga (Jennifer è indicata da molti come la star degli anni 10).

Tra gli outsiders che potrebbero  dar fastidio a Lincoln: Il lato positivo e La storia di Pi di Ang Lee. Non un ousider  ma un deciso rivale, un concorrente testa a testa, è l’Argo di e con Ben Affleck. Molti lo collocano persino un’incollatura più avanti.  Dalla sua Argo ha qualche non trascurabile chance. È più leggero e commestibile di Lincoln (il film di Spielberg, riconosciamolo è di nobile noia). Eppoi pur essendo anch’esso un Flagwaver (letteralmente, uno sbandieratore, chiamano così a Hollywood  le opere patriottarde)  è di un patriottismo più coinvolgente. La guerra di secessione è tanto lontana, mentre il conflitto con l’Iran è ancora lì lì per scoppiare. In Argo i seguaci dell’Ayatollah (e oggi di Ahmadinejad) sono visti come brutti, stupidi e cattivi (insomma come l’americano medio ama raffigurarseli). Nella categoria film stranieri Amour pare non abbia rivali. Tranne uno. In teoria. Il danese A royal affair storia di un adulterio regale alla corte di Copenhagen nel 1700 potrebbe usufruire dell’attuale voga delle storie di principi e regine (dal Discorso del re al biopic su Grace Kelly). È possibile che a questo punto sia congegnato l’inghippo. Per premiare senza scandalo A royal affair si convoglia  l’attrice di Amour (cioè l’indomita ottantatreenne Emanuelle Riva) verso la statuetta per la più brava interprete femminile (la Lawrence e la Chastain possono aspettare). 

E veniamo ai cattivissimi pensieri. Cioè non agli Oscar dati per far piacere a qualcuno, ma non dati per far dispiacere.

Dispiacere a Quentin Tarantino. Che non è proprio  benvoluto dai giurati dell’Academy. Se possono non lo mettono nemmeno nelle nominations. Quest’anno non era umanamente possibile evitare di mettere  nella cinquina Christoph Waltz, che nei panni del bounty hunter tedesco ci dà i momenti migliori di Django unchained. Ma vedrete che al dunque l’hanno già scartato. Magari colla scusa  che Waltz ha già avuto il riconoscimento tre anni fa (Bastardi senza gloria).

E veniamo alla più maligna delle ipotesi  maligne. Mettiamo che qualcuno all’Academy odii Spielberg. E Daniel Day Lewis.  E li vogliano beffare in modo atroce. Facendoli precedere sul nastro d’arrivo dal Re della terra selvaggia e dal suo piccolo protagonista. 

Un mini meticcio che non arriva al metro che sberleffa il gigante Day-Lewis. Un’ipotesi improbabile. Ma non impossibile.

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