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Gomorra 2 è tornato: la serie è una bomba
Ecco perché è ancora più cattivo di prima

Gomorra 2 è tornato: la serie è una bombaEcco perché è ancora più cattivo di prima

Qui «no spoiler», alla faccia di chi vi vuole male. Stasera inizia la seconda stagione di Gomorra. Riassunti brevi di Gomorra per introdurre la cucaracha e far capire di cosa stiamo parlando a chi non sa, fa lo schizzinoso o si nasconde dietro alla scusa «io non lo guardo perché non capisco il napoletano stretto».
1) Gomorra è la storia di famiglie che ammazzano componenti di altre famiglie ma dicono sempre «stiamo senza pensieri». Curioso.
2) Gomorra ti spiega che la sete di potere ti porta a vivere un' esistenza di merda, perché magari sei pieno di quattrini ma ogni volta che giri l' angolo rischi di prenderti una revolverata in fronte. Meglio poveri senza revolverata.
3) Gomorra ti insegna che è meglio se uno guardandoti in faccia ti dice «sei uno stronzo», perché se invece ti dica «vieni qua, ti voglio bene» è certo che finirai morto ammazzato di una morte brutta.
4) Gomorra consiglia a tutti come fare fortuna nella vita: cerchi un posto dimenticato da Dio tipo «sotto un ponte di periferia», individui un piccolo cumulo di rifiuti, inizi a scavare. Le possibilità che tu possa riesumare diamanti, sacchi di soldi, mitraglie è elevatissima. Ergo, scavate.
5) Gomorra dà lezioni di comportamento per affrontare determinate situazioni della vita. Se uno ti sequestra o ti punta una pistola e ti dice «fai questo per me e poi ti lascio andare», sappi che ti sta dicendo una cazzata. Ti userà fino a quando gli servi e poi ti ammazzerà a sangue freddo senza tanti complimenti. Il consiglio è «fingi di obbedire e prova a tirargli un calcio nei maroni». Non servirà per salvarti ma almeno non morirai dopo avergli fatto un favore tipo scavare una buca enorme a mani nude.
6) Tutti si preoccupano che Gomorra possa dare il cattivo esempio ai giovani al punto che tuo figlio un giorno ti obblighi a bere un sorso di piscio per vedere se si può fidare di te. Mentre tutti in nome del «diciamo la cosa più acchiappa-consensi» condannano il realismo di Gomorra, Corona va al Costanzo Sciò truccato come la compianta Moira degli Elefanti e si prende gli applausi della folla. Siamo certi che tutto ciò sia più edificante?


LA STORIA

E, insomma, riparte la serie che ha sbriciolato record nell' universo mondo: la più vista in Italia, la più esportata all' estero, certamente anche la più criticata dai benpensanti. Due puntate su Sky Atlantic HD ogni martedì sera per provare a replicare il successo del capitolo 1.
Per raggiungere l' obiettivo i capoccioni di Sky e Cattleya, ben coadiuvati dal mammasantissima Stefano Sollima (regista ma ormai tuttologo), devono aver pensato: «Cosa facciamo, tiriamo il freno e viviamo di rendita o spingiamo sull' acceleratore?». Hanno infine deciso di dare una sontuosa sgasata). Eviteremo di dirvi cose sconvenienti e rivelatrici, ma sappiate che:

1) Genny Savastano (Salvatore Esposito) è il Jon Snow nostrano e, quindi, come ampiamente previsto e prevedibile tornerà in forze e talmente cattivo che quando lo incroci al buffet post-proiezione ti viene da dirgli «dopo di lei ingegnere».
2) Ciro Di Marzio (Marco D' Amore) è un figlio di zoccola bestiale e nella prima puntata realizza un atto di una crudeltà assai impressionante che però noi stessi vorremmo avere il coraggio di realizzare in alcuni momenti della nostra esistenza. Noi alla fine ci plachiamo perché in fondo siamo degli orsacchiotti, lui no perché è una iena.

3) Pietro Savastano (Fortunato Cerlino) dopo essere stato liberato dai compari riparte dalla Germania. Non è felice: continua a ripetere che è un posto di merda, che fa troppo freddo, che vorrebbe tornare a casa sua. Saranno contenti i distributori tedeschi. 4) Salvatore Conte (Marco Palvetti), rientrato a Napoli dalla Spagna, si accaparra tutto il cucuzzaro della mala campana e a un bel punto dice una frase che da sola vale il prezzo del biglietto: «Da ora ognuno è padrone a casa sua: abbiamo creato gli Stati Uniti di Scampia e Secondigliano!», che detta così sembra un' intelligente forma di federalismo e invece è un modo per produrre altre vedove e orfani a chili.

5) Tale Scianel (Cristina Donadio) e tale Patrizia Santoro (Cristiana dell' Anna) sono le due new entry femminili della serie. Sono buone? Addolciscono il tutto? Danno un tocco di rosa al prodotto? No, sono fetenti e cattive come la peste petecchiale.
Domandoni da un milione di euro: è più bella la prima o la seconda serie? E cioè, siamo in presenza di un Secondo tragico Fantozzi (degnissimo erede del primo capitolo) o de L' allenatore nel Pallone II (colossale boiata)?
Le prime due puntate ci fanno propendere per la prima opzione: se possibile c' è ancora più cattiveria, più credibilità, più sfrontatezza nella scrittura dei testi, vero punto di favore di Gomorra rispetto ai «fratelli minori» del Marseille targato Netflix, che a libro paga avranno anche Depardieu ma non il coraggio di rappresentare le cose per quello che sono, ovvero brutte e cattive.


LE NOVITÀ

Ultime due questioni da chiarire prima di lasciarvi alla meritata visione:

1) i fondamentali (e fenomenali) sceneggiatori stanno già completando la scrittura della terza e quarta serie per non lasciar passare troppo tempo tra la fine di un capitolo e l' inizio dell' altro.
2) Alla presentazione c'era nientemeno che Roberto Saviano, ispiratore di tutto il cucuzzaro grazie al libro che tutti conosciamo e ormai vecchio di dieci anni. Ha detto un sacco di cose tipo «in Sudamerica i giovani scrittori stanno studiando il metodo Gomorra per raccontare le loro realtà».
Forse andava citato prima per non passare per quelli che non citano Saviano ma, per quanto «realistica», qui stiamo parlando di una serie tv in 12 puntate utile sì a spiegare l' amara realtà, ma ancor più utile per fare il fenomeno sul divano con tua moglie («comunque io una volta sono andato a Scampia da solo perché volevo vedere com' era». «Ah sì? Bene. Vai giù tu a portare la spazzatura?». «Ehm, è molto buio amore, faccio domani mattina...»).

Fabrizio Biasin

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Commenti all'articolo

  • lucatramil

    26 Maggio 2016 - 14:02

    Basta televisione in dialetto, è diseducativa, specie quando i protagonisti sono malviventi che sembrano idoli da imitare per i più giovani.

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