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The family, la nuova frontiera del thriller si nasconde in famiglia

The family, la nuova frontiera del thriller si nasconde in famiglia

Avete presente la battuta che si fa spesso sugli ex, fidanzati, amici eccetera, rubando il titolo della raccolta di racconti di Stephen King che poi divenne un film, A volte ritornano? Ebbene, esiste un tema narrativo ancora più orrorifico del ritorno degli ex. È quello dei bambini che scompaiono e poi, appunto, ritornano. Cambiati anche perché forse non sono loro.

Nella realtà, quando un bambino scompare difficilmente, purtroppo, viene ritrovato vivo. Se accade, è «diverso», «un altro», soltanto nel senso che la tragica esperienza può averlo segnato. Nella fiction The Family, invece, Adam, figlio del sindaco Claire Warren, dopo la sua misteriosa scomparsa decennale che aveva costretto la famiglia a crederlo morto, ritorna. Ritorna, ma non sembra lui e non sembra lui perché forse davvero non è lui. In più c’è il «problemuccio» di Hank, colui che era stato accusato dell’assassinio del piccolo Adam e che per questo ha scontato anche la galera. È il canale Fox di Sky che trasmette questa tanto inquietante quanto interessante serie tv thriller statunitense, il lunedì alle 21. Abbiamo ancora dieci puntate per apprendere la verità su Adam e, considerato che l’autrice è Jenna Bans, sceneggiatrice anche di Grey’s Anatomy e Scandal, suspence e brillantezza di intreccio sono assicurate. Il tema in questione, per l’angoscia costituiva dello stesso, non è ancora diventato stra-battuto. Probabilmente non lo diventerà mai. Possiamo anche citare il tormentone di Ezio Greggio, «È lui o non è lui? Cerrrrto che è lui!», ma stiamo facendo forzatura: sul bimbo scomparso - ed eventualmente riapparso - non si ride di certo.

Il minore che torna ma non si capisce se sia lui è un’attualizzazione e una variante di un topos classico, quello del doppio, cioè della persona che è anche un’altra (da Dottor Jekill che poi era anche Mister Hyde a tutti i supereroi che nella loro vita quotidiana sono emerite e insospettabili persone normalissime). Ma, in questo caso, il doppio è affermato e insieme negato: il mistero consiste proprio nel non riuscire a determinare se quella persona è davvero chi dice di essere o stia fingendo. Spesso «l’altro» che quella persona sarebbe è un doppio di genìa diabolica. È così nel Ritratto di Dorian Gray, dove il ritratto di Dorian invecchia al posto del Dorian reale, che paga tutto questo al Demonio con la cessione della sua anima. Questo topos complesso e meraviglioso, che ha avuto varie elaborazioni cinematografiche e letterarie, applicato ai bambini sembra essere più frutto di una commistione tra cronaca e fiction che pindarica fantasia. Come dicevamo, sono tantissimi i bimbi che scompaiono senza tornare. E, forse, domandarsi se siano veramente loro è una metafora per dar corpo alla tragedia del tempo derubato alla loro vita tra la scomparsa e il - raro - ritorno. Chiunque torni da un rapimento è interiormente cambiato per il trauma: questa nuova versione del topos del doppio fa un passo ulteriore e mette in scena bambini che tornano ma, letteralmente, non sono loro.

Oltre all’avvincente The Family, ci sono e ci sono state state alcune altre serie: The Missing, il bellissimo drama BBC del 2014 con James Nesbitt; Top of the Lake - Il mistero del lago di Jane Campion, miniserie incentrata sulle indagini sulla sparizione di una dodicenne incinta, vista su Sky Atlantic, sta arrivando la seconda stagione. Poi, Broadchurch, serie britannica con tanto di remake a stelle e strisce (Gracepoint): a Broadchurch non tutto è fatato come sembra, poiché il nuovo direttore della polizia deve indagare sull’uccisione del piccolo Danny, ritrovato cadavere sulla spiaggia. Non si tratta di bambini, ma Les Revenants, serie francese di enorme successo e più fantasy che gialla, parla dell’eventualità che le persone morte tornino in vita.

Tra i film, ricordiamo l’italiano In fondo al bosco, che recensimmo su queste pagine, forse il più vicino di tutti i citati a The Family. In Godsend - Il male è rinato, con Robert De Niro, il ritorno del bimbo veramente morto è indotto perché viene clonato il piccolo deceduto, poi tutto sfocia in horror perché il clonato non è solo Adam ma anche Zachary, il figlio (assassino) del medico clonatore - trama in cui si intravede una simbolica punizione per l’uomo che «osa» opporsi alla morte clonando, come in Frankenstein. Mentre in Changeling di Clint Eastwood il bambino che viene riportato alla madre dopo la scomparsa davvero non è lui e, in più, il film era ispirato ad una raccapricciante storia vera.

di Gemma Gaetani

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