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Italia in lutto

È morto a 92 anni Giorgio Albertazzi: addio a un pezzo di storia del teatro

Giorgio Albertazzi

È morto a 92 anni Giorgio Albertazzi, attore e regista italiano. Con lui se ne va un pezzo di storia del teatro. Toscano doc, nato a Fiesole il 20 agosto 1923, debuttò con Troilio e Cressida di Shakespeare nel 1946, regina di Luchino Visconti. Nella sua carriera lavorò con tutti i grandi da Zeffirelli per l'Amleto fino ad essere selezionato e rappresentato all'Old Vic di Londra per celebrare il 400esimo anniversario della nascita del Bado. Una carriera in cui ha spaziato da cinema a tv, con film che hanno fatto la storia quali L'anno scorso a Marienbad a L'Idiota e Jeckyl

Tra i più grandi successo a teatro si ricordano Memorie di Adriano, regia di Maurizio Scaparro: uno spettacolo che, tra Italia ed estero, ha raggiunto quasi 1.000 repliche. Un mattatore vero, un personaggio vulcanico che come un mantra affermava: "Ci ho messo un paio d’anni a imparare a recitare come Ricci e Benassi. Ci ho messo tutta vita a imparare a non recitare più. Io non recito, io sono". Un genio che amava provocare: celebri le sue apparizioni nude in pubblico, anche a 87 anni, nello spettacolo Cercando Picasso diretto da Antonio Calenda.

Poi le donne, da cui è sempre stato circondato: dalle segretarie alle attrici. La più importante, per certo, la moglie Pia de' Tolomei, che non faceva l'attrice e che gli è rimasta al fianco fino all'ultimo istante. Albertazzi - Il perdente di successo, così come dal titolo del suo libro - avrebbe voluto morire sul palcoscenico, "a tutti gli attori piacerebbe". Spesso raccontava un aneddoto su Molière:  "Quando morì in scena mentre recitata il Malato immaginario, il pubblico in sala, che non si era accorto del decesso, mormorò: stasera ha recitato male la parte del morto... ed era morto davvero!".

Ma, si diceva, le donne. Compagne di vita e di scena: Bianca Maria Toccafondi, Anna Proclemer, Elisabetta Pozzi, Mariangela D’Abbraccio. Libertino per vocazione, affascinato da D'Annunzio, si definiva più Casanova che Don Giovanni. Per inciso, il suo 90esimo compleanno lo festeggiò celebrano D'Annuncio: "Sì, perché il Vate era un erotomane, che si riempiva pure di tante parole, ma quando copriva il corpo della sua amante di petali di rose, più che un gioco trasgressivo, era un gesto poetico. E per me, come spesso accade agli amatori, conta solo fatto di far diventare la cosa un atto indimenticabile

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