Cerca

Recensione

Maggie's Plan, la meravigliosa commedia sulle donne che manipolano gli uomini

Maggie's Plan, la meravigliosa commedia sulle donne che manipolano gli uomini

Del film - in uscita questa settimana - Il Piano di Maggie, il New York Post ha scritto che si ride come nei migliori film di Woody Allen e che si tratta di un film femminista. È vero. Il New York Post ha anche scritto che è inevitabile associare il protagonista John, antropologo affermato, a maschi creativi come Daniel Day-Lewis e Arthur Miller, rispettivamente marito e padre della regista Rebecca Miller. Perché John, secondo il quotidiano statunitense, sarebbe «un narcisista estremamente bisognoso e terribile nella pratica della vita familiare».

In realtà, John (un Ethan Hawke perfetto) - che scrive saggi per cui sognanti studenti gli chiedono l’autografo, insegna all’università e fa convegni - in famiglia è molto attivo (cucina anche). John è sposato con Georgette, antropologa anche lei, di successo quanto lui. La interpreta Julianne Moore, sexy da morire. La coppia è avviluppata in una di quelle crisi che capitano nei lunghi rapporti, e John trova in Maggie (Greta Gerwig), sua giovane collega in università, una specie di piccola fiammiferaia terribilmente naïf che lo ascolta, lo incita ad amarsi di più. E legge il romanzo che lui sta scrivendo estasiandosi come se avesse davanti Victor Hugo. È giocoforza che entrambi si innamorino credendo di aver trovato quell’anima gemella che li comprende come prima nessuno mai.

Maggie, che aveva un piano per fare un figlio da sola col seme di uno sconosciuto, lo ha con John. Il quale si separa da Georgette e sposa lei. Il film poteva finire qui, nel tripudio di un lieto finale così romantico da sviluppare il diabete nello spettatore. Ma le cose sono spesso diverse come sembrano. Maggie, diventata compagna di John, capisce ben presto quanto l’uomo avesse bisogno di Georgette: ben più di quanto ne fosse consapevole egli stesso. Ed ecco che, orrore, Maggie attua un nuovo piano per rispedirlo alla moglie. Ora, per dare del narcisista a questo poveraccio finito nelle grinfie di una matta travestita da Santa Maria Goretti ci vuole molta fantasia. Oppure quella paranoia verso il maschio tipica del femminismo più acido. Se nel film c’è del narcisismo, infatti, è tutto in Maggie, che pretende di capire un uomo più di chi ci ha vissuto decenni e, soprattutto, di smontare e rimontare le vite degli altri in base alle sue esigenze.

Siamo d’accordo col New York Post che il film sia femminista, ma dissentiamo sulla condivisibilità morale di un tale femminismo. Come nel peggiore femminismo possibile, la femmina non cerca parità col maschio: ma di manipolarlo, come se fosse un oggetto e un idiota. Mentre Georgette badava alla sua carriera, sì, ma a quella del marito ancor di più, Maggie è una specie di finta Cenerentola con la quale John rischia di vanificare persino il suo talento, giacché il romanzo che continua a scrivere rinunciando all’insegnamento è una schifezza immonda che solo una cretina potrebbe trovare perorabile. Indimenticabile, infatti, è la scena nella quale Georgette, dopo aver ripreso il legame con John, gli «dice» cosa pensa del famoso romanzo, consegnandogli un sacchetto con la cenere del manoscritto, che ha bruciato dopo averlo letto attentamente. Film da vedere, anche per opporsi a questo femminismo.

di Gemma Gaetani

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog