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Caro rapper ti scrivo

Fedez, sei il mio idolo ma il tuo libro è solo marketing

Fedez, sei il mio idolo ma il tuo libro è solo marketing

Esce F.A.Q. (Mondadori) l’ultimo libro di Fedez, una raccolta di domande fatte al rapper dai suoi ammiratori. Questa è la recensione che una sua fedelissima fan di 16 anni ha scritto il giorno dopo l’acquisto del libro. La disamina è tenera e molto critica.

Sono una fan di Fedez da un po' di anni ormai. Mi piace non solo per i mille tatuaggi, ma anche perché reputo che sia uno dei pochi rapper in Italia che per avere successo non ricorra a dare di sé l’immagine «sesso, droga e rock and roll» che fa tanto superficiale anticonformismo. Fedez ha idee politiche ben precise che spesso concordano con le mie. Alcune volte però l’artista dimostra una grande incoerenza tra quello che scrive e quello che fa (del resto, lo ammette anche lui). Insomma: predica bene e razzola male.

Tutte le sue canzoni sono una guerra dichiarata al populismo. Eppure nel mondo della musica, del cinema e della tv Fedez sembra trovarsi perfettamente a suo agio. A proposito è di questi giorni la notizia che è stato ingaggiato da Rai Fiction per interpretare il ruolo di se stesso nella quarta serie di A un passo dal cielo. Benissimo, non vediamo l’ora di vederlo, ma come si concilia tutto questo con quanto scrive nei testi delle sue canzoni? Nel suo ultimo album Pop-hoolismo (ha vinto due dischi di platino) non c'è rima che non denunci la società dell'apparenza e la deriva commerciale di idee e ideologie. In Non c'è due senza trash sostiene che: «Con la cultura non si mangia, ma i libri più venduti sono quelli di cucina ho un fratello piccolo che vuole fare il Grande Fratello, i ragazzini e le ragazzine sperano di crescere per diventare Uomini e Donne, e le ragazzine ormai al principe azzurro preferiscono il tronista a forza di strizzare gli occhi guardando gente in tv che non azzecca un congiuntivo ci verrà la congiuntivite, la tv spazzatura ci inquina. Barbara D'Urso, tombola penso solo a te-tte-te-tte». E nella canzone più nota dell’album c’è Generazione boh; un verso recita «Siamo specchi che non riflettono, prigionieri del presente in un paese senza futuro»: pessimismo leopardiano, consapevolezza di destino incerto. Tutto vero, ma quale via d'uscita prospetta Fedez ai suoi giovani fan? Una partecipazione a X Factor? O una prima serata su RaiUno? E ancora: come non essere d'accordo con gli stralci di conversazione Stereo-tipi quando sostiene «Salviamo l'Amazzonia che è il polmone della Terra,(...) Aspetta non c'è il flash, è il tuo grido di guerra: prima l'effetto seppia, poi l'effetto serra»? Il rapper descrive esattamente quello che succede alla stragrande maggioranza dei social-victims che trovandosi in una situazione invece di godere a pieno del paesaggio, hanno come unico pensiero lo scattarsi un foto per postarla su Facebook, Instagram, Twitter, Snapchat per dimostrare di essere qualcuno, per apparire.

Stessa cosa quando canta «Come tutti quelli della mia età sono alla ricerca di un wifi, non della felicità» (in Voglio averti account). Quanto è vero, caro Fedez: la mia generazione si è rinchiusa in una società virtuale per trovare una via di uscita all'incapacità di relazionarsi. Eppure la tua ultima «trovata» commerciale esiste proprio grazie a noi. Senza di noi «gianni» (i fan di Fedez, ndr) il libro F.A.Q. (Mondadori, pp. 200, euro 18) non sarebbe potuto uscire. Se fossimo stati più coi nostri coetanei a parlarci di persona, a costruire uno degli altri mondi possibili, non avremmo avuto tempo di contribuire in maniera così consistente alla sua realizzazione.

Il volume, infatti è una raccolta di 310 domande che gli ammiratori di Fedez gli hanno rivolto attraverso eFanswer la piattaforma social-editoriale dove gli utenti interagiscono con le star ponendo loro direttamente le domande che li incuriosiscono. A una parte di lor il personaggio risponde direttamente on line; i quesiti più interessanti, selezionati, confluiscono nel libro insieme alle risposte. Geniale. Peccato che nulla aggiunga a chi vorrebbe conoscerlo meglio (la stragrande maggioranza di chi comprerà il libro è suo informatissimo fan), o a chi sperava di leggere in quelle pagine almeno una ricetta - come gli fa notare un followers - per uscire dal «loop di ignoranza, indifferenza, moralismo» che lui stesso denuncia. La risposta, come molte altre, è molto vaga: «È necessario che dall'esterno arrivi una scossa da far tremare un sistema immobile che spesso frena la crescita non solo della società, ma anche dei singoli individui con una serie di paletti e retaggi culturali che devono essere spazzati via», risponde Fedez. Troppo poco per chi, come me sperava di conoscere il «fedez pensiero» ripulito dalle interpretazioni dei media che lo usano per esaltare o demonizzare il personaggio.

Il libro, comunque, è scorrevole, divertente, la grafica è accattivante: tutto studiato alla perfezione per sedurre un lettore teen ager e spingerlo all'acquisto. C’è da giurarci che nel giro di qualche settimana Faq svetterà in cima alle classifiche delle vendite di libri: se solo la metà dei suoi follower su Twitter (un milione e 230mila) volessero scoprire se sono stati citati con nome e cognome nel libro-intervista già si raggiungerebbero risultati esaltanti. Una volta che poi qualcuno si ritrova come co-autore di Fedez il gioco è fatto: cinque, sei, dieci copie da regalare a parenti e amici e l'autostima cresce. Almeno quanto il conto in banca del nostro idolo. Del resto lo dice pure lui: «Il segreto del successo è una buona recitazione».

di Sofia Lipoli
http://instagram.com/sofia_lipoli

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Commenti all'articolo

  • lupoclauss

    29 Giugno 2016 - 17:05

    Questo signore rappresenta il marcio della nostra società in dissoluzione.

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