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Svelati gli altarini

Luca Telese intervista Dario Vergassola: "Un giorno, di nascosto, Berlusconi..."

Dario Vergassola

Dario, dimmi una delle tue battute più antiche a cui sei affezionato...
Anni settanta. «Sono talmente ipocondriaco che la prima canna della mia vita me la sono fatta davanti al Pronto soccorso».

Buona, ma datata. Dimmi una battuta che ti racconta.
«Sono tappo da sempre. Entravo nel mio bar e mi accoglievano grida di scherno: “Mezza segaaaa!”».

E tu?
«Finiscimela».

Ma si può ridere sul sesso?
«La prima volta che mi sono spogliato davanti a una donna, quella mi ha detto: “Cos'è una caccia al tesoro?”.

Troppo bella per essere vera.
«Magari. Sono alto 1.67, dura la vita. Sono più vicino al punto di vista di una formica che a Buffon».

Lo dici solo perché vi conoscete: lui carrarino, tu spezzino, cani e gatti.
«Tra noi sex symbol non corre buon sangue».

Dimmene una salutistica.
«Quante sigarette fumi tra una scopata e l’altra? E io: “Sei-sette stecche”».

Anche questa è sul sesso, dimmene una sull'amore.
(Sornione) «Ho baciato anche una ragazza di Bolzano».

Come era?
«Bilingue. Ah ah ah».

Dimmene una cattiva e raffinata, che capiscono pochi.
Mmmm... «Questa è sublime. Un cinghiale incontra un maiale. “A parte la chemio, come va?” ».

Non l'ho capita.
«Appunto la uso per scremare».

Dai, Dario!
«Pensa alla differenza di pelo tra maiale e cinghiale, forse ci arrivi.... Le battute più belle sono quelle cattive».

Prova a dissacrare un simbolo della sinistra a cui sei affezionato.
«Furto al mare in casa Veltroni: la figlia dormiva. Tutta suo padre».

Questa è gaglioffa. Fanne una sul Cavaliere.
«”È morto un omonimo di Berlusconi”. “Fuochino!”».

Si può scherzare sulla morte?
«Certo. Se ci pensi sono un omaggio più che una derisione».

Tipo?
«È morto l’inventore della brugola. La famiglia si stringe intorno alla vedova».

No...
«È morto Foppa Pedretti. È stato seppellito in una bellissima bara che può diventare anche tavola da campeggio».

Questa la trovo dozzinale. Dimmene una così volgare che ti vergogni di dirla.
«È morto Ferrero, il re del cioccolato. Seguendo le sue ultime volontà il corpo è stato cremolato».

Pensi di non avere limiti?
«Direi che la satira non deve averne è moralismo. Il problema è che non ne ha proprio».

Prova a convincermi.
«Senti una storia vera. Ero in Rai a "Parla con Me". Arriva la notizia che è morto un uomo di novant'anni che curava le voci dello Zingarelli».

E tu?
«Avendo collezionato queste non ho resistito: “Le sue ultime parole sono state Zuppa e Zuzzurellone».

Pesante.
«Infatti arriva il capostruttura e mi fa: “Dario, sei matto? Noi siamo il servizio pubblico! Io ti sospendo”».

E tu?
«Per un attimo ci penso. Come uno ubriaco svegliato da una svecchiata d'acqua».

E poi?
«Il giorno dopo mi arriva una mail dal figlio del curatore zingarelliano: “Lei è uno zotico!”».

Figura di merda.
«Scrivo una risposta imbarazzata: “Mi dispiace.... “. Giurai a me che non avrei più superato quella soglia».

E il figlio ti risponde?
«Senti: “Vergassola, ma non l'ha capita? Ho scritto Zotico, con la zeta”. Mi ha messo al tappeto. Secondo lui con quella battuta l'avevo commemorato come avrebbe voluto lui».

Quindi non hai smesso?
«Ti racconto con un aneddoto vero. Corro al capezzale di un uomo che amavo, Don Gallo. Nei corridoi tutti piangevano, lui emaciato, con sigaro spento in bocca senza dentiera, la voce con un sussurro: “Avvicinati...”».

E tu?
«Dimmi Don».

E lui?
«Dario.... È morto prima Andreotti di me, toh!».

Ah ah ah.... Non ci credo.
«Così non resisto. Mi viene da rispondergli: “Però Giulio è immortale. È solo trapassato al gruppo misto”».

Geniale.
«Lui mi sussurra: “Ah ah ah... così mi uccidi”. La sera stessa è morto davvero».

Pausa. Non ho fatto in tempo a prendere appunti mentre arrivavano le raffiche di gag. Ho lavorato per due anni con Dario Vergassola, molto tempo fa. Ma ancora non lo conosco abbastanza. So che gli piace fare battute, passando da una all’altra per catene associative, accelerando. Ad un tratto va così veloce che ride solo lui, perché io non riesco a stargli dietro. Quest’anno lavora a Sky arte e su Raidue. Quando lo intervisto, chiedendogli di raccontarmi la sua vita, e implorandolo di rallentare il ritmo capisco due cose. La prima: che dietro i grandi comici c’è sempre sofferenza. E poi che, se rallenti e riavvolgi la bobina, ti rendi conto che solo la satira può spiegare la politica di oggi.

Dove hai cominciato, Dario?
«Ero operaio all'arsenale militare di Spezia, busta paga: 780mila lire al mese».

Povero?
«Avevo passato il compito agli altri ma non avevo raccomandazione. Al concorso ero arrivato 96esimo su 96. Ero marinaio di coperta, l’ultimo gradino dello Stato. Due figli e moglie a carico».

E facevi cabaret?
«Meglio. Frequentavo il bar Pavone di Spezia. Come stare in accademia a West Point».

Cioè?
«Quando sentivamo Bramieri in tivù ci sembrava che andasse al rallentatore».

Con cosa hai iniziato?
«Con l’autoiroironia. Al Pavone su dieci clienti in velocità di battuta ero ottavo».

Perché è così il bar oppure è Spezia?
«È l’anima della città. Pensa alla natura spezzina di Eros Pagni. Parte per Roma, preso alla Rai, convinto di aver conquistato il mondo».

E non era così?
«Torna dopo un anno, dice alla moglie: corro al bar a ritrovare i miei amici. Chissà cosa mi diranno».

E?
«Apre la porta e gli fanno: “Oh Eros cosa fai, parti?”. E giù risate».

Fammi una battuta d'attualità sul fratello di Alfano.
«La prima che mi viene in mente?».

Si.
«Trova la differenza».

Ti scandalizza la storia della raccomandazione alle poste?
«No, sono garantista. Ma se Alfano avesse avuto anche una sorella sarebbe stata una raccomandata».

Torniamo all'arsenale.
«Parto con la 127 e vado a Milano e vado allo Zelig: c'erano Paolo Rossi, Elio e le storie Tese, Salvatores, Claudio Bisio. Faccio un provino, mi tengono».

Pagavano?
«80mila lire a serata e dormivo dal zia per risparmiare. E poi ritorno a Spezia il giorno dopo».

Emozionato?
«Prendevo trenta gocce di Lexotan e ne mettevo quindici anche nella Fiat. Rientravo direttamente al lavoro dopo la serata, mi addormentavo in piedi».

Dimmene al volo una su Renzi, poi ci torniamo su.
«Appena viene a In Onda gli chiedo: “Ma è vero che lei per le primarie usa il camper perché non riesce a tornare a dormire nella stanzetta ad Arcore?”».

Cult.
«È malmostoso. Da allora non mi parla più».

E Berlusconi?
«Altra classe. Lo incontro a una festa della pubblicità a Milano e mi fa: “Vergassola, lei è un comunista!”».

E tu?
«Sono così comunista che da bambino cercavo di mangiarmi da solo».

E il Cavaliere?
«Mi parla nell'orecchio, serio: “lei è un genio. Non dica che la stimo sennó nelle mie televisioni non la fanno lavorare più».

La Boschi ti interessa?
«Da quando ha detto se vince “il No me ne vado anche io”, nei sondaggi i No sono al 54%».

Come arrivi da Costanzo?
«Mandavo le videocassette e non mi chiamavano. Poi smetto di spedire i bus, vinco San Scemo e mi telefona Costanzo».

Come va?
«Io stavo là, seduto: ogni volta che Maurizio mi guardava sparavo una cazzata. Applausi».

E poi?
«Torno a casa elettrizzato, convinto di aver fatto la serata che cambiava la vita. Chiedo a mia moglie Paola: “Come sono andato?”».

E lei entusiasta?
«Scusami Dario, ti stavo guardando, ma poi ieri mi sono addormentata».

E invece?
«Mi chiama il produttore e mi fa: “Ti facciamo un contratto base. Quaranta puntate, quaranta milioni”.

Ti cambia la vita.
«In un anno quello che avrei guadagnato in mezzo secolo».

Ieri presentando il libro della Santanché, hai scherzato anche su di lei.
«Le ho detto. Sono addolorato per la separazione con Sallusti: la bara chi se l'e presa?».

Renzi fa ridere più o meno di Berlusconi?
«Arroganza giovane non fa ridere».

Cioè ?
«Su Berlusconi noi comici abbiamo campato, è noto. Ma alla fine eravamo pazzi di lui. La satira è anche una forma di amore».

Dici davvero?
«Pensa a Bondi e Verdini. Ormai a Berlusconi gli vogliamo più bene noi che i suoi».

Non ti piace Bondi?
«Bondi? Bondi chi?».

E Verdini?
«È toscano. È il miglior amico di Renzi, è potente, furbo, lo ha aiutato ad arrivare. Ma non era morto Gelli?».

Ah ah ah. Anche questa è sulla morte.
«No, è sulla massoneria».

E Renzi?
«Pensa questo: lo vedi in una di quelle foto da spot, in bicicletta, con le mani in tasca... E... E...».

E cosa pensi?
(Teatrale) «Dio! Fa che cada!»

di Luca Telese

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Commenti all'articolo

  • buonavolonta

    12 Luglio 2016 - 21:09

    ..fa ridere ed è una comicità viva di prima battuta e senza cattiveria apparente....

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  • secessionista

    12 Luglio 2016 - 08:08

    Vergassola mi piace , sempre molto ironico ma mai cattivo ,...... bravo.!

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