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Rosso stinto

Rai3, Bignardi chiede aiuto a Santoro: nuovo super-consulente di viale Mazzini?

Michele Santoro

Da una parte c’è Michele Santoro, il grande epurato a cui è bastata una sola puntata di Italia, il suo nuovo programma di Rai Due, per trasformarsi nel grande resuscitato (ed anche molto corteggiato). Dall’altra c’è il direttore di Rai Tre, Daria Bignardi, moderna Alice nel paese dei talk show, caduta dalle nuvole quando lo share della sua creatura preferita - Politics, il talk del martedì sera di Rai Tre condotto da Gianluca Semprini - l’ha riportata sulla terra. Il contenitore che ha sostituito Ballarò, dovendo silurare Massimo Giannini, è sempre più a corto di ossigeno e di share. Certo, la crisi del programma di Semprini è anche figlia della generale disaffezione del pubblico televisivo nei confronti del bla bla politico, ma è pur vero che quando qualcosa non funziona è necessario correre ai ripari.

E così la Bignardi, con la scusa di fare il punto sul programma di Bianca Berlinguer nel quale Santoro doveva avere il ruolo dell’architetto, finendo per abbandonare la «casa» non condividendo il progetto dell’ex direttore del Tg3, ha chiesto a Michele un po’di idee per risollevare Politics. Santoro, ovviamente, non si è tirato indietro ed ha elargito alla Bignardi un bel po’ di consigli, vestendo i panni del consulente. «Ma niente di più», dicono in coro in Rai. Perché Michele Chi? di traslocare da Rai Due a Rai Tre non ne ha nessuna intenzione. Anzi, ora che è rientrato a Viale Mazzini, il vero progetto del conduttore sarebbe quello di diventare l’uomo delle idee della tv pubblica, creatore di nuovi format e allenatore dei futuri conduttori. In pratica la Rai dovrebbe avere il coraggio di seguire le sue indicazioni, sostiene chi conosce bene il Santoro pensiero, avendo inanellato sino ad oggi solo e soltanto clamorosi flop. Nemo e Sunday Tabloid, entrambi su Rai Due, sono gli esempi più clamorosi.

Per quanto potrà sembrare paradossale Santoro non mira ad avere una conduzione settimanale, ma un programma sì. Da gestire e far crescere, con il quale entrare nelle case degli italiani una volta al mese. Non di più. Il problema è che il suo ritorno in Rai è condizionato dal fatto che l’azienda non sembra fidarsi troppo del giornalista, tanto che gli ha offerto sono uno strapuntino con cadenza mensile. Ora che conduttori e direttori di rete lo stanno corteggiando, le regole d’ingaggio potrebbero anche cambiare. Ma soltanto dopo il referendum. Prima è letteralmente impossibile. La Rai, non volendo disturbare il manovratore di Palazzo Chigi, ovvero il presidente del Consiglio Matteo Renzi, ha congelato la situazione, facendo di necessità virtù. Una necessità che mette in secondo piano anche gli ascolti.

Un paradosso, quello del contingente legato al referendum, che rischia di vanificare anche gli sforzi fatti dalla Bignardi. Al netto del caso Politics («che va sistemato eccome, altrimenti che sperimentazione sarebbe», dicono a Rai Tre) il terzo canale della tv pubblica registra una sostanziale tenuta negli ascolti, tanto da posizionare la rete fra le prime nella hit delle emittenti generaliste. Ma come spesso accade non è sempre il bene a fare notizia.

di Enrico Paoli

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Commenti all'articolo

  • angelux1945

    22 Ottobre 2016 - 21:09

    Mandateli a lavorare nei campi, cosi impareranno cosa significa sudare per avere forse lo stipendio a fine mese!!!!!

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  • machian45

    22 Ottobre 2016 - 17:05

    300.000 euro? Speriamo che siano sufficienti per togliercela dalle scatole qualche anno! Io ne dubito.

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