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L'intervista

Cairo: "I miei tagli per risanare l'ex rete fighetta"

Dopo la presentazione dei palinsesti autunnali, parla il neopatron

Urbano Cairo

Urbano Cairo

Nella sua allegramente feroce spending review, televisiva, il primo atto di Urbano Cairo, neo Randolph Hearst di La7, è stato quello di tagliare un palazzo. Un palazzo intero. Nel giro di un paio d’ore.

Presidente Cairo, lei ha fatto evacuare la terza sede romana della sua tv di via Emo, alla sua prima visita nella Capitale. Un tantino tranchant?

«Guardi, mi hanno fatto accomodare alla sala d’attesa del quarto piano, mancavano i miei giornali e ho telefono alla mia segretaria a Milano per farne mandare qualche copia. Poi, però, mi sono accorto che il terzo, il secondo e pure il primo piano erano semivuoti; ho richiamato la segretaria e le ho detto: lasci stare le copie, andiamo prima via noi...»

(Cairo sorride. E beccheggia nel backstage della sua prima presentazione palinsesti, inalando un risottino. Nel suo one-man show ha appena ricoperto, contemporaneamente ,il ruolo di editore, direttore-ombra di rete, ad della concessionaria  e presidente del Toro. «Mi sto divertendo come un matto», ci dice. I suoi dirigenti se ne stanno in un angolino, abbastanza esausti, Mi ricordano una colf filippina in fila per il permesso di soggiorno...)

Lei è spietato. Ha tagliato anche i taxi...

«Vorrei vedere lei. Qui spendevano 500mila euro di taxi l’anno. Non ci credevo. Ho chiamato la mia casa editrice a Milano: lì ne spendiamo 42mila, e già mi sembrano tanti. Allora zac, via tutto. Ridurremo il lavoro dei tassisti della Capitale. Pazienza. Ma, badi, quando acquistai La7 dissi che avevamo più di 400 dipendenti ma che non li avrei toccati. Non l’ho mai fatto. Lo confermo anche oggi. Così come confermo che non c'è stata spending review sugli ingaggi dei nostri protagonisti. Ma solo per sui programmi che non hanno ottenuto risultati eccellenti»

Be’, alcuni li ha tagliati direttamente. Per esempio le Parodi, o In Onda. 

«Scelte editoriali. In Onda faceva il 2%, si può fare a meno. E poi ci sono interni altrettanto valorizzabili, penso a Tiziana Panella, per dire. O ai nuovi acquisti: Salvo Sottile che farà un programma di cronaca e ci serve per allargare il bacino degli spettatori specie donne, e quello pubblicitario; e Paragone, che fa un talk innovativo, orecchino e chitarra compresi».

Però ha fatto fuori Lerner, che costava un botto (ndr circa 700mila euro).

«Non è per quello».

Be’, mi consenta l’ombra del dubbio...

«Le assicuro che non è così. Gad Lerner va a fare Effe, la tv di Feltrinelli. Se va bene sono contento anch’io, dato che ne sono socio al 30%. Non è questione di soldi. Santoro, per esempio, fa il 14% con una punta del 33% come si fa a rinegoziarne il contratto? Certo qualche taglietto estemporaneo di volta in volta si farà, ma la ratio è  confermare in toto il palinsesto vincente che ha ottenuto ascolti con un +40%...».

Lei è presidente del Torino calcio. Farà trasmissioni sportive?

«Per ora no. Col budget di Sky, centinaia di milioni di euro in tutti gli sport immaginabili, non ci sarebbe gara».

Come nel calcio avrà a che fare coi procuratori. Anzi il procuratore, Beppe Caschetto. Sempre presente, forse troppo.

«Lo so bene, oramai vedo più Caschetto dei miei figli».

E non sta bene...

«Non sta bene no. Ma oramai i giochi sono fatti e chi doveva accasarsi s’è accasato»

Nel 2012 la Cairo Communication, concessionaria pubblicitaria di La7, ha venduto spot per 179 milioni di euro e, trattenendo le commissioni, ha girato a La7 123 milioni. Quest’anno come va la raccolta?

«Dopo quattro mesi difficili, maggio è andato un pò meglio, si è avuto un segno positivo a giugno e luglio è andato benino. Ma non faccio previsioni, mantengo la linea editoriale e spero nei risultati».

Per la vicenda Rcs Diego Della Valle ha scritto una lettera aperta a Giorgio Napolitano. Che ne pensa?

«Io sono un editore puro, per il Corriere della Sera non ero  in corsa e non intendo entrarci adesso. Però noto che Della Valle arriva sempre in ritardo dopo Elkaan. Oggi le azioni non si pesano, si contano».

Il calcio, la stampa, la pubblicità, le tv. Mi ricorda qualcuno. La sua è una specie di sindrome di Montecristo verso Berlusconi che la licenziò?

«Chi le dice che sia stato io ad aver fatto le stesse cose che ha fatto lui?...».

intervista di Francesco Specchia

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Commenti all'articolo

  • primus

    10 Luglio 2013 - 18:06

    Cairo corra ad accendere un cero a qualche santo per far si che Berlusconi no venga non venga eleminato per via giudiziaria, visto che questa emittente televisiva campa proprio sui processi mediatici a Berlusconi. Durante il nomale periodo di trasmissioni, tutte le mattine domenica compresa, dalle 8 del mattino fino a dopo le 12 si alternano delle trasmissioni fotocopia, Omnibus, COFFEE BREAK e l'aria che tira, che spesso sono dei veri processi mediatici, per non parlare di quelli che vanno in onda alla sera con la Gruber, Santoro e fino a ieri lo sfigato di Lerner.....cosa dire Cairo deve augurarsi..."lunga vita a Berlusconi"

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