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L'intervista

Dal cinema ai peccati di gola, Serena Grandi torna Miranda ma come chef

L'attrice ha aperto insieme al figlio un ristorante a Rimini: "I menu sono fantasiosi come il sesso"

Dal cinema ai peccati di gola, Serena Grandi torna Miranda ma come chef

Rimini, ultima spiaggia a sinistra. Miranda si è rifugiata qui. Ma noi l’abbiamo scovata. Miranda è Serena Grandi, l’Anita Ekberg degli anni ’80, la musa di Tinto Brass, la maggioratissima per eccellenza della comedy italiana del tempo che fu. Sempre  prorompente, simpatica, carnosa, l’ex sogno erotico di mezza Italia ha deciso di riprendersi in mano una vita sempre più dolce. La incontriamo nel Borgo di Rimini, vicino al Ponte di Tiberio. 

«Questa città ha un fascino incredibile. Sono nata a Bologna, ho vissuto a lungo a Roma, poi ho scelto Rimini come rifugio». Insieme al figlio, Serenona gestisce ora un ristorante: La Locanda di Miranda. Nome ispirato a uno dei film più scollacciati con il quale Tinto Brass, re dell’erotico-soft, rese esaltante il suo decoltè.  

Signora, ci racconta questa conversione da pin-up a chef?

«Era un po’ che pensavo di aprire un ristorante. Non a Roma ma proprio qui a Rimini, città che affronta la crisi a muso duro. Con fantasia».

Perché un ristorante?

«Era un sogno da ragazzina. Sono partita dalla mia Bologna per fare cinema ma coltivavo l’idea di un locale come questo. Accolgo i clienti, mi occupo del menù, tengo dietro alla cassa».

Le specialità gastronomiche?

«Il menù deve essere sempre un cocktail di fantasia, come il sesso: mercoledì cibo spagnolo, giovedì specialità romane e napoletane, venerdì pesce».

Dalla camera da letto di Tinto Brass alla cucina. Non ce lo saremmo mai aspettati...

«Lo dovevo a mio figlio. Faceva il brooker ma guadagna meglio adesso con il ristorante».

Lei, dopo 55 film, non vuol mollare neppure come attrice. L’abbiamo notata ne La grande bellezza di Paolo Sorrentino.

«Film nel quale la mia parte è stata tagliata e ridotta un po’ a una caricatura del personaggio che mi era stato prospettato. Che è quello di una soubrette formosa tutta lustrini che, a un certo punto, esce da una gigantesca torta. Lì mi sono sentito molto Anitona Ekberg».

Non c’è rimasta bene quando ha rivisto il film, dica la verità.

«Sorrentino è un ottimo regista, un genio. Ma sono legata di più ad Avati. Pupi mi ha rilanciato con due film: Il papà di Giovanna, nel quale ero la moglie di Ezio Greggio, e Una sconfinata giovinezza dove non ho avuto problemi ad apparire brutta».

In che senso, scusi?

«Il ruolo era quello di una vecchia zia. Sono pure ingrassata per essere nella parte».

Quindi deve molto ad Avati?

«Devo tutto. Ha ricostruito la mia carriera dopo un periodo nero durante il quale avevo persino partecipato a un reality-tv sulla cucina e scritto un romanzo: L’amante del federale. Pupi mi ha rilanciato. Come aveva fatto in passato con Abatantuono o Boldi».

Nostalgia dei tempi di Miranda e di Tinto Brass?

«Molta, anche se la mia vita adesso è qui a Rimini. Quei film hanno fatto scalpore per qualche scena di nudo. Ma erano divertenti, innocui e incassavano tanto. Non sa che cachet giravano, all’epoca».

Edwige Fenech ci ha raccontato: rifarei tutti i miei film, soprattutto quelli nei quali mostravo le tette.

«Ha ragione. Che male c’è? La bellezza va assecondata. Uno dei miei film che ha incassato di più, che si intitolava Rimini Rimini, rivisto oggi fa ancora ridere. E non scandalizza nessuno. Quando mio figlio ha compiuto 18 anni decisi di fargli vedere Miranda. Ai titoli di coda si voltò: beh, mamma, tutto qui?».

Lei è apparsa in 55 film. Qualche flash-back? 

«Ho girato un film d’autore con Alberto Sordi, In nome del popolo sovrano di Luigi Magni. Ricordo Albertone che mi faceva sempre ridere: nelle pause recitava i personaggi che faceva alla radio da ragazzo e giocava con mio figlio. Poi ho avuto l’onore di essere scelta da Dino Risi: con lui ho interpretato Teresa. Dino mi ha insegnato il cinema».

Paura di invecchiare?

«No. Anna Magnani diceva: lasciatemi ’ste rughe».

I tatuaggi su braccio e caviglia sono simboli della vita precedente? 

«No, rappresentano le mie uniche trasgressioni. Lo stormo di uccelli sull’avambraccio ricordano il viaggio che ho fatto da Roma a Rimini».

E adesso, oltre che gestire la Locanda, che farà?

«Girerò una fiction per Mediaset. Accetto solo ruoli giusti e rifiuto le porcherie... Ma, scusi, mi chiamano dalla cucina. Sa, oggi dobbiamo preparare la paella. La paella di Miranda. Per caso, le va di assaggiare?».

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Commenti all'articolo

  • lucy

    19 Luglio 2013 - 23:11

    che in cucina ti vedo bene a vendere porchetta nelle sagre di paese.

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