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Ma quale oca?

Ecco chi è Giulia Arena, la miss di ferro che sfida la Boldrini

Studia legge, ama gli animali, porta Dante sul suo corpo, è sicura di sè e ha le idee chiare: "Non siamo donne oggetto"

Ecco chi è Giulia Arena, la miss di ferro che sfida la Boldrini

E adesso arriva la Miss Italia che prende di petto il presidente della Camera. Chi ha detto che le reginette di bellezza debbano essere delle oche senza idee? Giulia Arena, 19 anni da Messina e Miss Italia da meno di 24 ore, non è certo di questo avviso. La testa ce l'ha e l'usa, eccome. Con la corona appena poggiata sui capelli, la ragazza non ha perso tempo per far capire che ne ha di carattere. Rispondendo indirettamente a Laura Boldrini, terza carica dello Stato, la Arena ha detto: Miss Italia "non manipola le donne, non le fa sentire oggetto. Non credo che la donna italiana sia una donna oggetto". E così tira giù mesi di retorica neofemminista sull'opportunità o meno di tenere il concorso di bellezza.

 

Carattere di ferro - Non ci vuole molto per capire che la nuova Miss non è arrivata  dov'è per caso. Papà finanziere, mamma casalinga, un fratello, diversi animali (due cani, due pappagalli, due scoiattoli, un coniglio e un paio d'acquari) e nessun fidanzato, Giulia si è diplomata al liceo scientifico di Messina prima di trasferirsi a Milano per studiare legge all'Università Cattolica. Sul petto, all'altezza del cuore, si è tatuata un versetto dell'Inferno di Dante: "Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza". "E' l'unico che ho - ha detto la ragazza in conferenza stampa -. Rappresenta il mio rifiuto a quelle 'colonne' che abbiamo a livello individuale e anche sociale, colonne che spesso ci diamo, autolimitandoci". Pare che sia stato proprio il carattere a convincere la giuria a scegleire lei tra le 63 finaliste. Non si può dire che si siano sbagliati: "Sento che la marcia è ingranata e questo è solo l'inizio", sono state le primissime parole della reginetta.

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Commenti all'articolo

  • Megas Alexandros

    29 Ottobre 2013 - 13:01

    grazie al cielo uno che parla dopo essersi preso la briga di leggerla la Divina Commedia. Tuttavia in assoluto il valore della conoscenza e della virtù rimane indiscutibilmente positivo, ammesso che non lo si esalti in costume da bagno e tacchi a spillo! Questa uscita della Miss(Minchiona Ignorante Senza Vergogna) , al netto di ogni ragionamento, rimane una colossale figura di merda!

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  • ciannosecco

    29 Ottobre 2013 - 12:12

    anche il Becchino ha tattuatto sulle sue corna le terzine di Dante.Che facciamo allora?Lo facciamo mister coglione?

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  • Megas Alexandros

    29 Ottobre 2013 - 12:12

    che per dimostrarlo ha pensato bene di tatuarsi sul cuore un versetto della Commedia di Dante che viene fatto imparare a memoria alle scuole medie. Evitiamo di scoperchiare il "vaso di pandora" chiedendole se ha una minima idea, ad esempio, degli anni in cui Dante ha vissuto e redatto l'Opera! Ciò detto, varrebbe la pena ricordare, giusto per la cronaca, che l'invito alla "virtute e canoscenza" del Sommo Poeta non credo abbia a che fare con sculettamenti vari e sparate banali che più banali non si può. In milanese a una sola del genere si direbbe: "gnuranta tas e va' a ciapa i rat che l'è mei!

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  • nick2

    29 Ottobre 2013 - 11:11

    La figura di Ulisse, per l’uomo moderno è il simbolo della ricerca del sapere, di colui che si pone sempre più ambiziosi traguardi nel suo viaggio verso ciò che è ancora sconosciuto. Per noi la conoscenza è un valore indiscusso. Dante, invece, non è uomo moderno, è uomo del suo tempo, del medioevo, e il suo pensiero è fortemente legato a quella realtà. Secondo lui, l’Oceano oltre le Colonne d’Ercole non è l’ignoto da scoprire, ma la parte della Terra negata ai viventi. Per l'uomo medievale, la conoscenza è positiva solamente se rivolta a Dio; se ha come fine le cose terrene è negativa. L'impresa di Ulisse rappresenta quindi per il poeta medievale la violazione delle leggi divine. Il famoso incitamento rivolto ai compagni “fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” è un consiglio fraudolento, in quanto la virtù può esercitarsi solo nell'osservanza delle leggi divine. Anche per questo motivo Dante colloca Ulisse all’inferno, tra i consiglieri di frode.

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