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L'intervista

Fichi d'India, un anno senza Bruno Arena: "Gli amici vip quasi tutti spariti"

Max Cavallari sull'amico e collega colpito da aneurisma un anno fa: "Sta meglio, ride alle mie battute... Ecco chi mi ha deluso nel mondo dello spettacolo"

Fichi d'India, un anno senza Bruno Arena: "Gli amici vip quasi tutti spariti"

È l’anima di una delle coppie televisive che più ci ha fatto ridere, un duo di comici, legati quasi come gemelli siamesi, che non ha perso il suo legame biunivoco neppure di fronte a un tragico incidente. Max Cavallari dei Fichi d’India si sente a metà da quando non ha al suo fianco Bruno Arena - colpito da un aneurisma, circa un anno fa, durante la registrazione di una puntata di Zelig - ma non si arrende e combatte nella speranza di calcare il palco ancora una volta insieme a lui. Cavallari è fiducioso e nell’attesa del ritorno di Bruno, tra una data della tournée teatrale che si appresta a intraprendere e una puntata di Colorado, si toglie qualche sassolino dalle scarpe e pensa a eventuali progetti di lavoro con Nino Formicola. Innanzitutto, buon anno! «Grazie, sarà un anno fico».
Perché?
«Perché abbiamo un po’ di progetti in ballo, mi sono rimesso a lavoro dopo mesi di stop assoluto. Bruno mi ha dato il suo ok e io sono ripartito».
Cosa farà?
«Uno spettacolo teatrale, La Cabalera, che è già andato in scena la sera dell'ultimo dell’anno a Varese. Alla fine io e il figlio di Bruno abbiamo fatto il Tichitì  insieme. È stato emozionante. Grazie ad Alberto Tovaglia, ex autore di Buona Domenica che ha deciso di dare fiducia al progetto, da febbraio gireremo i teatri di mezza Italia. Poi ci sarà Colorado su Italia 1 e un film sul grande schermo. Mi ha chiamato un piccolo produttore, i grandi - a parte qualcuno - si sono dimenticati di noi».
Come sta Bruno?
«Sta migliorando. Ride alle mie battute su sua suocera, si fa capire a gesti, mi dà il cinque e, nel periodo di Natale, ha iniziato anche a pronunciare qualche sillaba. Piano piano si sta riprendendo e ogni giorno che passa fa un piccolo passo in avanti».
L’affetto della gente è stato straripante, anche quello dei personaggi dello spettacolo?
«Un po’ meno sinceramente. Quando sono in giro chiunque mi ferma per chiedermi come sta Bruno, per avere sue notizie. E non sa, quanto questa cosa mi rincuori. Dei colleghi dello star system invece in pochissimi hanno avuto un pensiero o hanno fatto una telefonata. Il mondo dello spettacolo non è dorato come si vuol far credere».
Chi ha sentito particolarmente vicino?
«Tra i nomi noti mi hanno chiamato Enrico Brignano, Fiorello e anche De Laurentiis. Ho ricevuto grande sostegno anche dagli amici di infanzia - quelli che mi hanno conosciuto quando facevo il camionista o il fabbro - da mia moglie e dai miei figli».
Qual è la telefonata che si aspettava di ricevere e invece non è mai arrivata?
«Quella di Christian De Sica. Abbiamo fatto tanti film, girato il mondo insieme e nonostante ciò non si è mai interessato a Bruno. Non ha chiamato né me né sua moglie. Mi ha molto deluso».
Ha sentito Nino Formicola (in arte Gaspare) che, dopo la morte di Zuzzurro, è rimasto senza partner?
«Mi ha chiamato qualche giorno fa e mi ha fatto molto piacere. Mi ha detto: "Solo tu puoi capire come mi sento" e ha ragione. Ci vedremo la settimana prossima e se dovesse nascere qualcosa anche a livello lavorativo ne sarei solo felice».
Qualche tempo fa, ha scritto su Facebook che c’era gente che parlava male dei Fichi d'India. Conferma?
«Assolutamente sì, tante persone mi hanno riferito di colleghi che mi aveva dato per finito, che aveva dato Bruno per morto. Speravano che l’epilogo di questa storia fosse tragico così da poter sostituire i Fichi d’India in tv. Non hanno fatto i conti però con il cuore della gente. Per questo dico che non ci importa. Noi siamo più forti dell’invidia».
Qual è stato il segreto del successo dei Fichi d’India?
«Non lo so. Noi siamo nati negli oratori e siamo rimasti sempre gli stessi. Non ci siamo montati la testa. È per quello che mi fanno ridere le persone che godono delle disgrazie altrui. Ancora le casse da morto con le tasche non le hanno inventate».
Parla sempre al plurale, lei pensa che Bruno ce la farà ad accompagnarla in teatro magari in una delle ultime date?
«È il mio sogno, anche in carrozzina, se riuscisse a parlare potrebbe venire. Per il momento è il mio discreto amico muto (ride, ndr)».
Non ha mai pensato a una carriera da solista?
«Appena è successo l'incidente di Bruno mi sono sentito perso. Noi davvero siamo come una coppia, infatti quest’anno festeggiamo i 25 anni di matrimonio (ride, ndr). Dopo qualche tempo ho capito però che invece dovevo ripartire da solo, anche per Bruno. Così ho proposto dei personaggi che avevo nel cassetto come quelli che farò a Colorado, ma rimango Max dei Fichi d’India, questa è solo una fase di transizione». 

di Antonella Luppoli

 

 

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Commenti all'articolo

  • auroragi

    05 Gennaio 2014 - 14:02

    Grande MAX, L'invidia è una malattia più diffusa dell'AIDS. Sono i tuoi colleghi invidiosi i veri malati. Forza BRUNO!!!

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