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L'intervista

Pieraccioni: "Che bambini i grillini. Renzi? Da commedia"

Leonardo prepara uno show per l'amico Nuti, e intanto si dà alla politica

Leonardo Pieraccioni

Leonardo Pieraccioni

Parla di Renzi, imita Grillo, ricorda Alberto Sordi. Racconta aneddoti su Harvey Keitel e David Bowie. Racconta i suoi primi successi, ma consiglia di distinguere, sempre, il cinema e la vita. E parla di Francesco Nuti, il suo primo maestro, a cui dedicherà uno spettacolo il prossimo maggio, insieme a Giorgio Panariello e a Carlo Conti. È un Leonardo Pieraccioni scatenato, quello che a Firenze si è raccontato agli studenti della scuola di cinema Immagina. 

Sala pienissima, tanto entusiasmo. Lui galvanizzato: «Anche in una riunione di condominio, quando ci sono più di otto persone intorno mi sento in dovere di dire cavolate». Ma sono «cavolate» anche molto intelligenti, le sue. 

Leonardo, hai mai avuto paura della scena, del pubblico?

«Mai. Io ho iniziato in quella specie di corrida che erano le discoteche. Zum zum zum e poi il presentatore che dice: “Adesso c’è il cabarettista: Leonardo... non leggo bene... Pieraccini? In pochi secondi dovevi demolire la disattenzione della gente. All’inizio è stata dura, ma ti fa bene». 

Ma a tutti quelli che vogliono fare l’attore o l’attrice oggi che cosa consiglieresti?

«Direi loro di avere fiducia. Se vali davvero, emergi. Non è vero che non c’è spazio per i nuovi talenti. Quando io vedo un bel provino mi emoziono. E anche in venti secondi si può capire se uno è mediocre, bravino o fuoriclasse. Andate a fare i provini! Non esistono i geni incompresi».

Che cosa pensi di Renzi?

«È uno straordinario personaggio da commedia dell’arte. Rottama tutti e poi parla con quelli che voleva rottamare! Renzi ha un gran talento da attore: ma non è il “nuovo” che pretende di essere. Proprio come il movimento 5 stelle...».

Di loro che cosa pensi?

«Stanno lì a dire “no!”, come i bambini, “e poi no! E no! no! no!”. Gnè... E allora se mi richiedono il voto, gli dico anche io: “no!”... Quando diventi il primo partito d’Italia non puoi continuare a dire solo “no!”...».

Grillo come è, secondo te? 

«Come comico era il primo della classe: sempre preparato, non diceva parole a caso. E faceva schiantare dal ridere. Come politico, ha una certa tendenza al turpiloquio... Ma vedrai che si formerà una coalizione Renzi-Berlusconi. Come dire? Comunisti di destra, falce e bordello... Ma no, scherzo...». 

I film dei colleghi li guardi?

«Sì: e mi piace guardarli il sabato, con tanta gente intorno. Mi piace sentire la gente ridere. Ho visto il film di Zalone e il film di Luca Miniero, e mi sono piaciuti molto. Non ho invidia. Sono stato talmente fortunato che non mi passa neppure per la testa».

Hai memoria?

«Per niente. Non ricordo mai le battute dei film, devo pregare gli altri attori di suggerirmele. Mai quanto Haber, però. L’ho visto a teatro. Aveva nascosto fogli col testo dovunque. Nell’ultima scena si è sdraiato per terra, e leggeva il testo sul soffitto!». 

Ti è venuta voglia di cambiare genere?

«Solo Tarantino può fare un film su una pizza che incontra una tarantola, e gli viene un capolavoro. Io no. Faccio commedie». 

Il tuo rapporto con i critici?

«Le recensioni più cattive me le legge Ceccherini, con perfido piacere. Dice “oggi ho comprato il Corriere...”, ma ti immagini Ceccherini che compra il Corriere? Lo fa solo quando parlano male di me. Ma le critiche più belle le ho avute da Alberto Sordi. È come un calciatore che riceve i complimenti da Maradona». 

Ti importa più del pubblico. 

«Sì. Una signora a Torino mi ha detto “grazie, con il suo film sono stata bene un’ora e mezza”. Mai nella vita sono riuscito a fare star bene una donna per un’ora e mezza in altro modo!».

La serata dedicata a Francesco Nuti come sarà?

«Al Mandela Forum di Firenze, l’11 maggio, per il suo compleanno. Per non dimenticare mai chi è Francesco. Con Panariello, Carlo Conti e Marco Masini. Con sketch vecchi e nuovi, che sto scrivendo. Francesco Nuti è uno di quelli che hanno ispirato il mio lavoro. Io ho voluto far l’attore quando ho visto Madonna che silenzio c’è stasera. Nuti era un artista vero. Solo, ha confuso la fortuna di fare questo mestiere con la vita reale».

Bisogna distinguere il cinema dalla vita.

«Esatto. Come diceva Celentano, il successo non te lo porti a letto. Il cinema non è la vita reale. Sordi diceva sempre: dopo il film, torno a casa. Quello è il tovagliolo, quello è il piatto, quella è la forchetta. Ecco, Pieraccio’, non ti dimenticare mai di questo». 

Il tuo rifugio vero qual è?

«La mia casetta nel bosco è Firenze. Le terrazze di Roma non le amo. A Roma ti chiedono “quanto ha fatto il film?”, a Firenze ti chiedono se è bello. Io a Roma non ho mai abitato. E sono felice così». 

intervista di Luca Vinci

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Commenti all'articolo

  • spalella

    25 Gennaio 2014 - 17:05

    ....è che hanno scambiato la vita per una commedia, e ne hanno fatto il proprio stile di vita. E' il solito sbaglio di chi non ha un costrutto certo e concreto.... lasciamoli parlare, guardiamo le loro commedie al cinema, se valgono, e teniamoli per quello che appunto sono : delle persone per finta.

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