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Parlano italiano le promesse

della nuova musica gallese

Parlano italiano le promesse
I cognomi sono 100% italiani. In realtà sono sudditi di Sua Maestà la regina Elisabetta II e vivono a Pontypridd, nel Galles del sud. Uno si chiama Mark Tambini, l’altro Romano Marenghi e sono i componenti della band “Jam with RoBina”. Due giovani ragazzi che suonano e che si esibiranno anche in Italia ad agosto, in quel di Bardi, paese dell’appennino parmense da dove in molti partirono per cercare fortuna in Francia, Germania, Gran Bretagna, ma non solo. Pure negli Stati Uniti e in Australia.
Hanno da poco registrato l’album di debutto, “Vision of a runic”, fatto di melodie acustiche e che si può comprare anche dal loro spazio su MySpace. Un prodotto fatto in casa con il quale provano a continuare un’esperienza già maturata in giro per il Galles e l’Inghilterra. E l’Italia, per l’appunto.
Quando avete cominciato a suonare e, soprattutto, perché?
Mark: Suono la chitarra da circa 13 anni ormai ed io e Romano suoniamo assieme da dieci. Siamo stati in diversi gruppi e abbiamo sperimentato generi diversi, cosa che facciamo anche come Jam with RoBina, da due anni ormai. Abbiamo deciso che volevamo provare qualcosa di nuovo e ci consideriamo una sorta di libera espressione.
Romano: Onestamente, non mi sono mai visto a cantare, se non recentemente. E’ una cosa nata quando ho deciso che volevo essere parte di una band. Ai tempi non ero in grado di suonare così facevo il cantante e pensavo che fosse soltanto questione di avere un po’ di confidenza e, semplicemente, di esibirmi senza troppi problemi. Poi è cresciuta la voglia di cominciare a scrivere della musica originale.
Entrambi dicono di amare il momento in cui la gente dimostra di apprezzare quanto producono: “Lavoriamo molto e ci sforziamo di essere i più originali possibile quando scriviamo, quindi quando ci danno retta per noi significa molto”.
Avete un particolare curioso ed originale che vi è capitato durante una delle vostre esibizioni?
Romano: Una volta, prima di noi, ad uno show si esibiva un uomo vestito da Leprechaun (folletto tipico della tradizione irlandese, ndr) e suonava un piccolo fischietto su uno sgabello a forma di rospo. Geniale.
Quali sono i vostri artisti preferiti?
Romano: come molti ragazzi, sono cresciuto ascoltando diversi generi musicali, anche quelli che piacevano ai miei genitori. A mia mamma piace molto il funk e l’R&B, quindi George Benson, Michael Jackson e The Oddysee, mentre mio padre impazzisce per il rock, il country, gente come Jerry Lee Lewis, Black Sabbath, Marty Robbins. A me piacciono molti i Circa Survive, Jethro Tull, Incubus e Jamiroquai.
Mark: Mio fratello mi ha fatto conoscere i Nirvana, Jimi entri e i Black Crowes quando avevo dodici anni. Ora mi sto dedicando soprattutto a qualcosa di più sperimentale come The Mars Volta, Tool e Nine Inch Nails. Tra i preferiti di sempre ci sono gli Incubus e i Led Zeppelin.
Come vi sentite da artisti italiani che vivono in Galles? E c’è tra l’altro qualche artista italiano che vi piace?
Mark: Mio padre è originario di Bardi ed è emigrato in Galles quando era ventenne. Mia madre è di origine italiane, quindi ho una eredità italiana, ma io sono nato in Galles. Qui nel sud però c’è una forte comunità italo-gallese, quindi mi trovo sempre e comunque a casa. Per quel che riguarda la musica, penso di avere sempre amato i cantanti d’opera italiani e poi Vasco Rossi. Ma chi è che non ama Vasco?
Romano: Entrambi i miei genitori sono metà italiani e metà gallesi. Le mie nonne infatti sono gallesi, ma i nonni entrambi italiani. Uno di loro aprì un fish and chips a Pontypridd e l’altro una tavola calda a Mountain Ash. Io però ho vissuto anche dieci anni a Londra e ho scoperto che c’è sempre una radicata comunità italiana ovunque metti piede. Ed è bello sapere che hai amici italiani nel Regno Unito con i quali avere in comune le stesse origini. Di musica non ne conosco molta, però ammetto che mi piace un sacco Ligabue.
I Jam with RoBina sbarcano in Italia l’11 agosto, saranno i protagonisti di una serata a Bardi a ridosso della Festa dell’emigrante. Appuntamento al Bar Centrale, dove non sarà difficile sentire una lingua tutta particolare: una fusione tra il dialetto delle colline parmensi e i diversi accenti dell’inglese.

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