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Federica e il test collettivo per Mattino 5

"Così l'ho soffiato a Folliero e Brescia"

Federica e il test collettivo per Mattino 5
Il mattino ha l’oro in bocca e Federica Panicucci, pronta a levatacce e lunghe sedute di trucco all’alba, conosce questo proverbio. Non la spaventa il compito di sostituire Barbara D’Urso al volante di “Mattino Cinque”, il contenitore  d’attualità che riprenderà il 7 settembre e la vedrà affiancata da Claudio Brachino, direttore di Videonews. La scommessa è doppia: non far rimpiangere l’illustre collega e debuttare in un format inedito. Ce lo racconta a Forte dei Marmi, dove l’ex conduttrice de “La Pupa e il Secchione” ha speso  gli ultimi spiccioli di vacanza insieme al compagno, il deejey Mario Fargeta, e ai figli Sofia (4 anni) e Mattia (2).
 Signora Panicucci, lei a Mattino Cinque è stata una scelta che ha stupito molti.
«Un po’ ha sorpreso anche me. Soprattutto per come sono stata scelta per sostituire la D’Urso. Sono stata convocata insieme ad altre colleghe e, separatamente, abbiamo condotto una puntata-pilota. Una specie di esame collettivo».
 Chi erano le sue rivali?
«Rossella Brescia, Emanuela Foliero e Tessa Gelisio. Alla fine è toccato a me».
 I soliti maliziosi hanno detto: ecco, hanno assegnato il programma alla Panicucci perché ha come manager Lucio Presta. Il quale sta invadendo i confini di Mediaset: dopo Bonolis e la Perego, ha occupato anche “Mattino Cinque” con una delle sue...
«Mi fanno ridere queste cattiverie. Lucio è il mio agente da sempre, per cui seguendo questo ragionamento distorto avrei dovuto presentare fior di programmi in tutti questi anni. Invece ho fatto la mia onesta carriera ma senza esagerare nè strafare».
 A proposito, come sarà il suo “Mattino Cinque”?
«Uguale a quello della D’Urso. Il programma andava bene, perché cambiarlo? Semmai qualche cambiamento lo faremo più avanti».
 Lei ha una buona carriera televisiva alle spalle, iniziata 21 anni fa a Portobello, come telefonista di Enzo Tortora.
«Mi sembra una vita fa... Vero, era l’edizione del ritorno di Tortora in tv dopo l’assoluzione. Quel Portobello iniziò con Enzo che diceva di fronte a 18 milioni di telespettatori: cari amici, dove eravamo rimasti?».
 Dopo, tanti Festivalbar, altri programmi di musica e una clamorosa serata in Rai con Celentano.
«Mi sentii svenire. Mi telefonò un dirigente: Adriano deve presentare un nuovo programma dal titolo “Arrivano gli uomini” e vuole te. Ha detto che ti stima. Così mi sono trovata in studio, faccia a faccia con Adriano. Tremavo».
 Il format che ricorda con maggiore affetto?
«Tanti. Nel ’98 ho condotto i collegamenti esterni per il Pavarotti&Friends. Dopo Tortora e Celentano, Big Luciano. Un onore».
 La cosa che ama di più fare?
«Condurre programmi in tv e in radio: il microfono, più che la telecamera, è la palestra dialettica più adatta a chi fa il nostro mestiere. Occorre allenarsi negli studi radiofonici per arrivare più preparati in tv».
 Un rimpianto?
«Non ne ho. Sono stata felice di non aver occupato copertine di riviste gossippare come hanno fatto tante colleghe. Rispetto alle quali, però, ho una vita privata serena. Molte di loro le vedo soffrire per mancanza di un giusto equilibrio quando, alla sera, vanno a casa».
Lei ha ancora un sogno nel cassetto?
«Sul lato privato no: ho un grande amore e due figli che amo. Su quello professionale lo sto vivendo in questi giorni: debutterò sulla rete ammiraglia di Mediaset dopo tanti anni su Italia 1».
 Il suo segreto?
«Umiltà, serietà e desiderio di rassicurare il pubblico. In questi tempi di crisi si deve trovare in televisione un clima familiare e rilassato».
  Strano che lo dica lei che, nel 2006, ha sconvolto il panorama televisivo italiano con il programma più esplosivo degli ultimi anni: La pupa e il Secchione.
«Vero. Non mi sento una... santa in questo senso. Però mi tranquillizza il fatto che la televisione abbia virato verso altri costumi, in questi ultimi due anni».
 In che senso?
«Mi sembra ci sia una ricerca più raffinata nei programmi, un ritorno al passato».
 La Pupa era trash allo stato puro.
«Sì, lo ammetto. Ma l’ho compreso soltanto in un secondo momento, quando mi sono trovata a dirigere il traffico in quel programma... Le urla della Mussolini e i litigi di Sgarbi hanno fatto epoca, ora le cose sono migliorate».
 Tornerà “La Pupa e il Secchione”?
«Mai più. Morto per problemi di budget, non di urla. Costava troppo quel format che, nel bene e nel male, è stato un cult».

Leonardo Iannacci


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