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Dj e stelle del pop

Stelle del firmamento musicale collaborano semrpe più con assi della musica da ballo. E il trend sembra aver contagiato anche artisti che non hanno alle spalle dei dj

Dj e stelle del pop
di Leonardo Filomeno - Sembra quasi un gioco. Di sicuro un gioco collaudato e salutare per la dance, che negli ultimi tempi, salvo eccezioni come Bob Sinclar, David Guetta o Madonna, ha davvero fatto fatica a brillare. Anzi, è un dato di fatto che tra il 2004 e il 2008, per quattro lunghi anni, questo genere sia quasi totalmente scomparso dalle programmazioni delle radio e delle tv musicali, complice soprattutto l'ondata elettronica e minimalista che ha invaso la commerciale.

Ma la tempesta sembra essere passata. Grazie ad un ritorno alla melodia e, appunto, al gioco di cui parlo sopra, che vede sempre più stelle del firmamento musicale collaborare con gli assi della musica da ballo. Tutto questo procede a pieno regime da un annetto circa. E' un fatto palese ormai. E' il trend sembra aver contagiato anche artisti che non hanno alle spalle dei dj. Vedi Shakira, Lady Gaga, Ke$ha e, sorpresa delle sorprese, Enrique Iglesias.

L'antesignano comunque fu Stuart Price, o, se preferite, Jacques Lu Cont/Les Rythmes Digitales/Man With Guitar, solo per citare alcuni dei suoi originali pseudonimi. Fu lui infatti a produrre, nel 2003, il fortunato singolo Let's Get Ill al fianco di P. Diddy. Anche se il botto vero il dj delle stars per antonomasia lo fece nel 2005, producendo un capolavoro della portata di  Confessions on a Dancefloor per Madonna; disco che fece tornare Louise Veronica Ciccone, in termini di successo, ai tempi di album come Like A Virgin o Erotica.

L'elenco di queste fruttuose collaborazioni, dicevo, si è irrobustito parecchio. Ed ecco Pharrel con la Swedish House Mafia. Paul Oakenfold con Madonna. Nelly Furtado con Tiësto. Armin Van Buuren con Sophie Ellis Bextor. Kylie Minogue, adesso, con il citato Price. Sinclar con Shaggy. E Guetta con tanti. Con Akon, Estelle o Kelly Rowland, ai quali deve il disco d'oro ottenuto in Italia col suo "One Love", che ha da poco infranto il muro delle 30 mila copie vendute. Con Kelis, protagonista - grazie al graffiante Acapella e al suo nuovissimo album Flash Tone - di un vistoso cambio di stile e di sonorità. Ma soprattutto con i Black Eyed Peas e con la loro anima, ovvero il poliedrico will.i.am, onnipresente durante le serate del noto dj francese e della moglie Cathy Lobe, in arte Cathy, al Pacha di Ibiza.

Abbastanza incoraggianti anche dei segnali che vengono dall'Italia. Due esempi significativi. Benny Benassi, quello della hit mondiale Satisfaction, ha di recente collaborato con Kelis, APL.DE.AP & Jean Baptiste nella spaziale "Spaceship". E ancora: Nicola Fasano, galvanizzato dal successo ottenuto la scorsa estate con I Know You Want Me, ha optato per un bel featuring con quel simpaticone di 'Mr Worldwide' Pitbull nella pirotecnica Oye Baby.

Insomma, la giusta medicina per la dance è stata trovata. E' il pop che sposa la musica da club, rendendola più mainstream che mai. Avanti per questa strada dunque, che è meno retrò di quella dei remake dei classici anni 50' & 60' in chiave house, ma è senza ombra di dubbio più originale e stimolante.

In conclusione mi verrebbe spontaneo dire: cari produttori, ogni tanto andate a bussare alla porta dei big della musica italiana e mettetevi a fare qualcosa insieme. Ma non lo faccio per due motivi. 1) perché l'italiano, con tutto il rispetto per i nostri cantanti, come lingua musicale internazionale ha uno scarso appeal; 2) perché il rischio sarebbe quello di ritornare all'annata 2003/2004, quando si pubblicò davvero di tutto: dalle cover dei dischi del passato in chiave dance  (a velocità esasperate) ad alcuni inediti che - era ormai diventata l'opinione di molti - rasentavano il ridicolo.
Da qui, il soffocamento dell'ultima evoluzione dell'italo dance e la rimonta della house nella commerciale. Quindi, sta proprio alle major, secondo me, tirare fuori gli attributi ed osare un po' di più, sperimentare, rompere gli schemi, ossia iniziare a dare a tutti i produttori meritevoli del Bel Paese la possibilità di collaborare con artisti stranieri.

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