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"Woodcock? L'avrei picchiato ma non posso"

Dopo essere stato assolto dall'inchiesta sui videopoker, Vittorio Emanuele di Savoia si racconta in una intervista

"Woodcock? L'avrei picchiato ma non posso"
«Picchiarlo? Sì, ok. Lo ammetto ci ho pensato, ma non posso farlo. Solo per un motivo: perché sono molto più alto di lui e non sarebbe giusto e poi farei il suo gioco. I riflettori tornerebbero ad accendersi su questa persona che vive solo di questo e non avrei voglia di fargli un altro regalo». Sono queste le parole di Vittorio Emanuele di Savoia, dopo essere stato assolto per non aver commesso il fatto dalle accuse della procura di Potenza nell'inchiesta sui videopoker promossa dal pm Henry John Woodcock, che si sfoga e racconta a Chi, in edicola il prossimo mercoledì.

Nell'intervista spiega come ha vissuto la vicenda: «Sono contento che la magistratura, quella vera, quella che non vive di riflettori e media, abbia vinto», dice. «Ringrazio chi mi ha difeso e tutelato, anche se io non mi sono mai abbattuto. Non ne valeva la pena per un pm così. Non capisco come sia possibile che nessuno intervenga. Chi mi restituirà la dignità? Chi mi ripagherà dell'umiliazione mondiale che ho ricevuto?», spiega Vittorio Emanuele.

«Ho avuto la sfortuna di trovare sulla mia strada - prosegue - una persona che cercava solo visibilità. Ricordo che durante il mio secondo interrogatorio Woodcock, che durante l'incontro era visibilmente mogio, quando iniziò a parlare con me e con l'avvocato come prima domanda mi chiese: 'Lei quanti colpi ha sparato a Cavallo?'. Questa persona mi indaga per una vicenda legata ai videopoker, tra l'altro vicenda inesistente come hanno poi dimostrato in seguito, e che fa? Come prima domanda mi chiede di un triste episodio che risale al 1978. Io avevo subito intuito che quest'uomo, Woodcock, voleva accendere un altro faro su di sè. Cercava un altro colpo a effetto per diventare famoso anche in Francia».

Poi Vittorio Emanuele conclude: «Ho la sindrome della colpevolezza. Non riesco più nemmeno a guidare la macchina in Italia, ho paura che, se dovessi commettere un'infrazione, mi potrebbero arrestare e così via per tante altre cose».

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Commenti all'articolo

  • p.giorgio

    27 Settembre 2010 - 23:11

    Vittorio Emanuele decidesse di picchiare Woodcock, gli darei una mano, tanto mi sta sui maroni Woodcock, e non solo sui miei, ma di tutti quelli che credono nella Giustizia, nella Legalità, nell'Onestà intellettuale e ad altre tante "amenità", che per molti magistrati sono elementi "desaparecidos/optional", o quasi. Quindi viva Cuba, viva la Corea del Nord, viva la Cina, viva il Mozambico, viva il Madagascar, viva tutti gli altri paesi, ove la giustizia è giusta, libera da infiltrazioni politiche, da personalismi carrieristici, da mafie, ma opera sempre e solo nell'interesse della persona e della legalità. Viva anche quel coglione che vi ha scritto oggi, che il numero dei condannati a morte deve essere proporzionato al numero degli abitanti del paese ove vige la pena di morte. Non vorrei che il primo condannato a morte in Italia fosse proprio lui: del resto abbiamo ancora. putroppo, in parlamente uno che s'intende di pena di morte. Per non fare nomi, solo il cognome: Scalfaro

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  • toni resetti

    27 Settembre 2010 - 22:10

    Woodcock (o come cacchio si chiama lui) è riuscito far splendere per intelligenza e a rendere simpatico uno come Vittorio Emanuele IV (con un Q.I. di un Savoiardo inzuppato) !! E forse pure suo figlio Emanuele Principe di Sanremo !!! E forse pure sua moglie Regina delle Corna, Marchesa Puzza Sotto al naso (rifatto) !!!! INCREDIBILE QUESTO MAGISTRATO (?)!!! Ma quando lo mettono a presentare "I pacchi"?? Altro che Bonolis!!!

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  • fdrebin

    27 Settembre 2010 - 19:07

    Parla uno che ha ammesso davanti ai giornalisti di accompagnarsi con prostitute varie, e subito dopo ha detto: "pero' non ditelo a mia moglie eh?"

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  • emmanuel58

    27 Settembre 2010 - 19:07

    pur detestando i Savoia per le loro secolari nefandezze (ma poi quale altra casa reale non ha fatto quello che hanno fatto loro, o anche peggio?), ma insomma li ho in antipatia e Vittorio Emanuele in particolare; ciò detto, quello che dice è vero e fa paura...ritorniamo ai tempi del film di Loy con Sordi 'detenuto in attesa di giudizio' , e cioè: prima ti incrimino, ti arresto se posso, poi trovo le prove e se non le trovo è uguale, tanto il sasso del fariseo è stato lanciato e non c'è un Cristo a fermarlo...e la notizia l'ho letta solo su Libero, già qualche giorno fa

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