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Love Sex American Express, intervista a Cristian Marchi

Col suo "perfect style" il dj lombardo ha dato un contributo significativo al rilancio della musica dance in Italia e all'estero

Love Sex American Express, intervista a Cristian Marchi

Che poi non servirebbero tanti giri di parole per introdurlo. Ne basterebbero quattro: Love Sex American Express, cioè la chiave del mondo in cui viviamo. Sono queste le parole che caratterizzano l'incisivo refrain del suo brano di maggior successo, quello cantato dal grande Dr. Feelx, il poliedrico vocalist nigeriano tanto amato da Piero Chiambretti. E' ovvio che sto parlando di Cristian Marchi. Lombardo, classe '76, dj, produttore e remixer. E' stato testimonial di importantissimi brand e guest nei tour di GQ, Papeete e Match Music, tanto per citarne alcuni, i più importanti. Col suo 'perfect style' ha dato un contributo significativo al rilancio della musica dance nel Bel Paese e non solo, perché il suo stile viene imitato pure altrove. Il suo ultimo singolo è di quest'estate, si intitola I Got My Eye On You e lo ha realizzato assieme ai colleghi Nari & Milani per la bresciana Rise Records. L'interprete è una delle turniste più ambite dai produttori dance di ogni latitudine: Luciana Caporaso, quella che con i Bodyrox e con l'ossessiva "Yeah Yeah" nell'autunno 2006 conquistò i clubs di mezzo mondo. Nell'intervista che segue si parla di tutto, con Cristian. Dell'Italia che balla con le discoteche in perenne crisi, di una radio che si chiama Deejay ma che DJ (inteso come disc-jockey e non come speaker) non ne ha quasi più, degli anni Novanta italiani ora vissuti dalla Francia grazie a ai Sinclar e ai Guetta e pure del suo fascino, che di certo lo aiuta non poco...

 

La dance, a livello internazionale, gode di ottima salute. Ma, lasciamelo dire, sembra che i nostri mitici anni '90, negli ultimi tempi,  gli stiano vivendo i francesi grazie ai vari Guetta&Sinclar. Sei d'accordo?

"Assolutamente sì, e aggiungerei pure la Swedish House Mafia. Anche questo trio svedese è riuscito ad imporsi un po' ovunque. I generi che fanno sono assai diversi tra loro, ma la strategia adottata è la stessa. Lo scopo finale? Conquistare tutti i territori con la loro musica".

 

Molti direttori di radio, Linus in testa, non si sono accorti però che la Dance e il Pop ormai vanno a braccetto. Un tuo collega, Fargetta, una colonna portante di Deejay, ha da poco fatto le valigie assieme a Bertallot (ora a Radio 2). E prima di lui è toccato a Molella & Prezioso. Per non parlare poi dello storico Deejay Time di Albertino, che per ascoltarlo uno deve rinunciare ad uscire il venerdì sera. Che ne pensi di tutto questo?

"Penso che il nostro sia un bel paese per farci le vacanze ma non per fare del business, meglio New York. Lì, per la mia esperienza, in un giorno di lavoro produci quello che qui faresti in una settimana. Per quanto riguarda le scelte di Linus, nulla da dire nel merito. E' lui il direttore artistico della radio, è giusto che si prenda le sue responsabilità. Ma viste le sue scelte editoriali, non credo abbia un dialogo e un confronto con i giovani".

 

Le dancefloor italiane, ne parlavo anche con un tuo collega, Danilo Rossini, amano i classici degli anni 50 & 60. Ti piace questo filone un po' amarcord?

"Mi è piaciuta molto Tu Vo Fa L'americano. Il resto è la solita tristezza che nasce dai produttori dopo che qualcuno "inventa" un filone musicale".

 

Con Paolo Sandrini, tuo studio-partner, hai inventato il perfect-style che ha decretato il successo di Love Sex American Express e pure dei singoli e remix successivi... Il vostro sound resterà lo stesso state lavorando a qualcosa di nuovo?

"Il nostro sound è in continua evoluzione, cerchiamo sempre di mantenere il mio, o meglio, il nostro touch. Non è facile, e lavoriamo tanto...".

 

E dei vinili che mi dici? Sembrano al tramonto. La moda, ormai e forse purtroppo, è Beatport.

"Beh, questo è il prezzo da pagare per il tempo che passa. Anche se ci si deve evolvere nella vita. Perché c'è un tempo per i vinili, per le enciclopedie e per i libri. Ora invece ti compri un iPad e ci scarichi dentro tutto questo e non solo".

 

Chi vedi messo bene tra gli emergenti italiani e stranieri?

"Chiunque faccia cose che gli permettono di distinguersi. Chi si mette a fare il classico copia/incolla rimane sempre un artista di 'seconda scelta'".

 

Come Sinclar, è innegabile, sei un DJ che, oltre che sulla bravura, punta moltissimo sull'aspetto estetico. Questo fattore aiuta non poco. O sbaglio?

"Ti ringrazio per il complimento. Ma 20 anni fa nella mia cameretta passavo notte e giorno a provare e riprovare i mixaggi, e il giorno dopo alle 7 del mattino ero a fare l'elettricista. Se oggi ho raggiunto questi risultati è grazie alla gavetta. Il mio aspetto estetico invece è così da quando sono nato, quindi grazie mamma e grazie papà".

 

Cosa ti manca a livello di collaborazioni o serate? Ossia qual è il sogno nel cassetto che non hai ancora realizzato?

"Il disco che devo fare domani".

 

Due discoteche milanesi sono state al centro di uno scandalo riguardante l'utilizzo della cocaina nei bagni. Ma è palese che questo non sia un problema nuovo o che riguarda solo quei due club...

"Io non ne so molto in materia, visto che non fumo, non bevo e non mi sono mai drogato (e mai lo farei). Ma da quanto vedo in TV la cocaina è usata anche in parlamento, quindi non so bene che dire. Datemela voi una risposta, per favore".

 

Secondo te, perché la scena clubbing italiana, salvo alcune situazioni, è in perenne stato di crisi rispetto a quella estera?

"In Italia c'è scarsa professionalità, potrei parlarne per un'ora.... Un esempio a caso?".

Vai.

"Sabato scorso ho lavorato in un club nelle Marche e gli organizzatori non hanno rispettato la scheda tecnica che richiedo abitualmente per eseguire al meglio la mia performance. La giustificazione del titolare è stata:  'Credevo fosse un capriccio per fare scena!'".

 

Quindi?

"Quindi immagina un po' la mia risposta...".

Leonardo Filomeno

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