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Luca si paga la pubblicità del "Trasformista"

La pantomima di Barbareschi: equivoci politici per promuovere il suo film. E compra una pagina su Repubblica / BORGONOVO

Luca si paga la pubblicità del "Trasformista"
Luca Barbareschi continua a divertirsi un mondo. Ieri sera, in prime time su RaiTre, è andato in onda Il trasformista, il film del 2002 di cui era inteprete principale e regista. La messa in onda è stata preceduta da una campagna stampa tutta giocata sull’equivoco. O - non è ben chiaro - da una serie di equivoci politici riciclati a mo’ di campagna stampa. Certo è che Barbareschi ci ha marciato parecchio e con gusto. Ieri, per esempio, ha comprato tramite la sua casa di produzione, la Casanova, un’intera pagina di Repubblica per fare pubblicità all’evento. Con uno slogan sibillino: «Il film che aveva previsto... quasi tutto».

Il fatto è che in molti, negli ultimi giorni, hanno trovato il titolo del lungometraggio più adeguato che mai al suo autore.  Barbareschi infatti sembrava in predicato di abbandonare gli amici di Futuro e Libertà per ritornare fra le  braccia accoglienti del PdL, previa visitina ad Arcore. L’attore si è appalesato al cospetto del premier, dopo averlo difeso sul caso Ruby in nome della libertà e del libertinaggio.  A tutto ciò va aggiunta la litigata con Gianfranco Fini, il quale uditi i pressanti rumors di fuoriuscita dal partito, ha apostrofato così il barbuto Luca: «Ci sono pagliacci che non fanno ridere, anzi ce ne sono che fanno piangere».

Un bel guazzabuglio, che ha portato un bel po’ di visibilità al Trasformista (al film e pure all’uomo). «La mia è stata una provocazione mediatica», dice a Libero Barbareschi. «Non ho mai detto che avrei lasciato Fli, però si è discusso per giorni». Lui, afferma, non ha nessuna intenzione di mollare i farefuturisti. «Sono stato vicino a Gianfranco Fini e l’ho sempre difeso, non me ne vado. A meno che non mi dicano che alle elezioni ci andiamo alleati a D’Alema. Con la sinistra mai».

Ha anche una bacchettata per il Secolo d’Italia, il giornale vicino al presidente della Camera che domenica ha pubblicato vari interventi di intellettuali di sinistra a proposito di Fini. «Fanno solo fare una figuraccia a Fini. I Marco Travaglio, i Gad Lerner...Come si può pensare che stiano dalla parte di Fini?». E lui, Luca, come si fa a credere che stia ancora con Fini dopo che si è preso del pagliaccio? Ieri mattina, in tivù ad Agorà, Barbareschi ha preteso le scuse del suo capo. «Lo vedrò domani (oggi, ndr) a colazione. Non so se si scuserà, sarà una scelta sua. Sentirmi dare del pagliaccio mi dispiace, io Fini lo considero prima di tutto un amico», chiosa a Libero

Insomma, scuse o non scuse, Barbareschi pare rimanga fedele a Gianfranco, ma convinto che Silvio non sia il male assoluto, anzi. La sua gita ad Arcore, dice, è stato un tentativo di ricreare il centrodestra  che fu. «Berlusconi è stato molto carino. Mi ha detto: ti aspetto a braccia aperte. Di fiction o altro nemmeno abbiamo parlato». Dunque è stata tutta una pantomima, una mossa più situazionista che futurista. Chissà se dentro Fli l’hanno capita.

di Francesco Borgonovo

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Commenti all'articolo

  • cleto arrighi

    22 Febbraio 2011 - 12:12

    mai aggettivo fu più giustificato.Speriamo che i quattrini per la sua pubblicità su Repubblica siano usciti dalla tasca di Barbareschi,l'UOMO tutto d'un pezzo...

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  • ciccetto

    09 Febbraio 2011 - 09:09

    il monoscopio Tv fa più share; se ne deduce che qualcuno è persino andato a casa apposta per spegnere la TV che di solito dimentica accesa.

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  • sardinius

    08 Febbraio 2011 - 23:11

    «La mia è stata una provocazione mediatica», dice a Libero Barbareschi. Ma qualcuno potrebbe spiegarlo a questi idioti che le istituzioni non sono propaggini fisiche dei mezzi di comunicazione? Le provocazioni mediatiche si fanno appunto tramite i mezzi di comunicazione. In Parlamento si dovrebbero fare leggi e far lavorare le varie commissioni. Questi imbecilli (sempre meno di noi che gli abbiamo permesso di arrivare dove sono arrivati), non hanno nemmeno ben chiaro che il voto parlamentare non e' un evento mediatico. Non ne posso piu' di assistere a pantomime, menzogne e scelleratezze di tale empieta'. Il valore di tali sfrontatezze esprime il disprezzo piu' che l'indifferenza che queste caricature umane nutrono nei confronti dei loro simili prima ancora che elettori. Che il Signore maledica tutti coloro i quali sanno di essersi meritati tale augurio. E qui non e' questione di destra e sinistra od etica e morale. Sono cose che si capiscono nei primi anni di vita.

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  • marcolelli3000

    08 Febbraio 2011 - 23:11

    in fondo fa quello che fa vendola per esempio, tutti in corsa per i soldi e pubblicita' e una pensione a vita coi soldi nostri: almeno questo e' un attore simpatico mentre vendola e' pure antipatico. i politici (tutti) non devono essere mantenuti a vita, questo e' il problema. Tutti.

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