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L'euro in più per il cinema lo paghiamo alla pompa della benzina

Il Fondo per lo spettacolo verrà finanziato con l'accisa sul carburante. Letta: "Italiani lieti di piccolo sacrificio" / SCAGLIA

L'euro in più per il cinema lo paghiamo alla pompa della benzina
E però questa storia del prezzo di benzina e gasolio sta diventando surreale - anzi, per la verità lo è già da tempo. C’è da trovare in fretta e furia un gruzzolo per l’impellente necessità del momento? Pronti: basta aumentare il conto alla pompa e il giochino è fatto. Dice: ma in questo modo semplifichi troppo, il discorso è più complesso. Ma no, che invece è proprio così. L’ultima è quella dei soldi da racimolare per rifinanziare il Fus, Fondo unico per lo spettacolo, su cui era calata l’empia scure del Tremonti tagliatutto. E intendiamoci, chi scrive è fra coloro che ritiene  anche giusto aiutare il settore - cinema, teatro, musica e quant’altro - persino con aiuti pubblici (e però ben calibrati) e sgravi fiscali. Ma insomma: prima s’era pensato di ribilanciare la situazione aumentando di un euro il prezzo del biglietto del cinema, o perlomeno di alcuni film, decisione invero antipatica e impopolare e però con una sua ratio, sul genere coinvolgiamo-gli-spettatori-nel-sostegno-allo-spettacolo. Ma le proteste generali hanno in pratica affossato la trovata. E adesso ecco che arriva l’ideona, per la verità davvero non originale: sostenere il Fus aumentando l’accisa sui carburanti. Secondo quanto dichiarato al termine del Consiglio dei Ministri dal sempre tranquillo e sorridente sottosegretario a Palazzo Chigi Gianni Letta, il rincaro sarà nell’ordine di 1-2 centesimi. Per le associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori l’erario potrebbe con quest’aumento incassare fino a un milione e 800mila euro l’anno, mentre la Adoc ha stimato che corrisponderebbe mediamente a «un aggravio di spesa di 20 euro l’anno a veicolo».  Poca cosa, dice qualcuno? A parte che è proprio il principio a non convincere - chissà che fine farà il cosiddetto tavolo carburanti intorno al quale, al ministero dello Sviluppo economico, tutti gli operatori del settore chiedono da tempo proprio il taglio delle accise.   Ma il fatto è che  trattasi solo dell’ultima di una lunga, lunghissima serie di imposte che sono andate accumulandosi negli anni. In questo modo gonfiando  a dismisura il prezzo del carburante.
E allora val la pena di ripeterne l’impressionante elenco. Operazione giornalisticamente ripetitiva, ce ne rendiamo conto, e però ogni volta si sperava fosse l’ultima - speranza puntualmente delusa. In ogni caso, ecco:  finanziamento della guerra d’Etiopia (1935), finanziamento della crisi di Suez (1956), finanziamento degli interventi legati al disastro del Vajont (1963), e poi l’alluvione di Firenze (1966) e il terremoto del Belice (1968) e quelli del Friuli (1976) e dell’Irpinia (1980), e il finanziamento della guerra in Libano (1983) e della missione in Bosnia (1999), fino al rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri (2004).  Tutte emergenze affrontate anche utilizzando soldi ricavati dall’aumento di prezzo dei carburanti. Peccato però che le tasse in questione siano poi di fatto rimaste anche a problema concluso, per mantenere il bulimico baraccone dell’incontenibile spesa pubblica nostrana. Tanto che, secondo l’ultima rilevazione, le accise pesano sul costo al pubblico della benzina senza piombo per 0,564 euro al litro (dunque più di un terzo!), su quello del gasolio auto per 0,423 euro, sul gpl 0,125 euro e 0,403 euro al litro sul gasolio da riscaldamento. E c’è da considerare che l’Iva sui carburanti viene poi calcolata anche tenendo conto di queste stesse accise - una tassa sulle tasse! -, che quindi fanno aumentare di molto anche l’imposta sul valore aggiunto. Tanto per dare un altro ordine di grandezza che rende l’idea: il prezzo della benzina senza piombo, al netto delle imposte (sostanzialmente accise e Iva), sarebbe di 0,658 euro al litro. E l’incazzatura è servita.
Decisione, questa del governo, tra l’altro non proprio lungimirante. L’attuale conflitto in corso in Libia rischia infatti di provocare un innalzamento delle quotazioni del greggio - è pressoché sempre successo in occasione di guerre con coinvolgimento di Paesi produttori -e le stesse compagnie petrolifere potrebbero decidere di aumentare i prezzi. Inoltre, se le operazioni belliche in nord Africa dovessero prolungarsi nel tempo, l’Italia sarà costretta ad affrontare anche alti costi militari. E, come abbiamo visto con l’elenco di cui sopra, quasi sempre si è cercato di raggranellare fondi anche e soprattutto agendo sulle tariffe del carburante.
Letta ha poi detto, ecumenicamente sorridendo, che trattasi di «un piccolo sacrificio che tutti gli italiani saranno lieti di fare». Evviva.

Di Andrea Scaglia

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Commenti all'articolo

  • leopoli13

    28 Marzo 2011 - 15:03

    non devono essere prodotti film tanto per incassare dallo stato - nella maggior parte dei casi oltre le spese - i bidoni e quant'altro non devono essere in nessun caso finaziati. si trovino gli sponsor o altrimenti non facciano niente, come in tutte le aziende. lo stesso per i teatri.

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  • blankfrank62

    26 Marzo 2011 - 14:02

    Il riflesso pavloviano è scattato all'unisono, persino nel simpatico Tigrin, che pure facevo più sveglio. Addirittura, un fesso qui sul blog si è divertito a citare la famosa frase di Goebbles. Gli stessi sono però disposta a contribuire a autostrade, quote latte, ediliza ecc ecc, con la consueta tiritera che loro producono e "danno lavoro alla gente". (Tigrin, che trito paternalismo: sono i tuoi lavoranti a dare il lavoro a te, tu te ne servi e ci guadagni su, com'è gisuto. Ai bei tempi si chiamava "sfruttamento"...). Volendo andare incontro alle loro limitate capacità si potrebbe obiettare che l'odiata cultura "dà lavoro" a centinaia di migliaia di persone, compresi gli amati falegnami edili elettricisti, ma evidentemente dev'essere il lavoro intellettivo, quello che non sporca le mani a stargli sulle p***e. Quello del loro leader che sulla fuffa ci sguazza e ci ha pelato vivi? O dei giornalisti che si divorano miliardate di aiuti pubblici? Ah, giusto, quella non è cultura, pardon.

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  • tizziocaio

    26 Marzo 2011 - 09:09

    aumentare la benzina per finanziare la lobbi della cultura e' una delle ultime cazz......che berlusca poteva fare. Letta si sta comportando come vecchio politico che per accontentare tutti aumenta le tasse. Questa la paghera' alle prossime elezioni.

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  • libero

    26 Marzo 2011 - 09:09

    in attesa di una rivolta popolare che faccia finalmente ridestare nella gente il senso della dignita' ,del diritto e della liberta' dall'oppressione di una classe politica indegna ed infame,vado a prendere posto assieme ad altri,tra le file di coloro che non andranno piu' a votare e che spero siano sempre piu' numerose in attesa della nuova liberazione.

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