Cerca

Gli eletti del telecomando: è l'Auditel che governa le sorti d'Italia

Lo stesso campione statistico è usato anche per Istat e sodaggi politici. Le rivelazione di una dei 5mila che contano davvero / SPECCHIA

Gli eletti del telecomando: è l'Auditel che governa le sorti d'Italia
Quali sono i potenti mezzi dell'Auditel? Come viene registrato il gradimento dei programmi, in base al quale si pianificano gli investimenti pubblicitari? Insomma, secondo quali percorsi circola il denaro nel mercato delle telecomunicazioni? Francesco Specchia svela tutti gli altarini in un'intervista a 'Miss Auditel', la signora "Addolorata", una dei5mila capo famiglie che fa parte del campione che decide le sorti della televisione (e non solo) italiana. Segue l'intervista di Francesco Specchia.

«La curva d’ascolto a volte può avere un fascino - diciamo - gastroenterico».

Sicché lei, signora mia, non coglie nutrimento dal mezzo televisivo...

«Vede la mia dieta tv è semplice: essendo io molto ma molto di sinistra, soffro di duodenopatia erosiva appena si materializza Berlusconi. Somatizzo. Così l’ordine è di spegnere il televisore quando appare Lui ed ogni sua appendice, tipo Emilio Fede. Non ho mai visto il Tg4 in vita mia, appena c’è la sigla, clic! non gli concedo nemmeno un decimale d’audience...».

Così parlò la signora Auditel. Ossia “Addolorata” (nome di fantasia: dalla sensazione che di solito ella prova smanettando sul telecomando), una delle 5000 famiglie/campione che, da una lista segretissima, decide il destino di programmi, volti, direttori di rete, investimenti pubblicitari. Addolorata è una simpatica professionista di età variabile tra i quaranta e i sessanta, pugliese dell’hinterland milanese con figlia hacker che vota Vendola; ed è titolare di un meter che misura gli ascolti dei programmi. Il meter è la saetta di Zeus, lo scettro del potere televisivo.

Addolorata, com’è diventata parte dell’“armata delle tenebre” dell’Auditel?


«Nel 2009 mi sottoposero  un questionario telefonico; elencai i mei dati: composizione familiare, sesso, stato sociale, tendenza politica. Settimane dopo mi misero due meter in casa, uno per tv. Con un codice “A” per me che sono capofamiglia, e un codice “B” per mia figlia. Ognuno di noi, mentre guarda la tv, può avere un massimo di otto ospiti a testa, ognuno opportunamente registrato».

Diciamola tutta: lei l’Auditel lo tarocca?

«Be’, diciamo che io rappresento un pubblico medio-alto. Non tutti i programmi hanno rilevanza semantica. Io cerco l’approfondimento non l’intrattenimento, ignoro i reality, rifuggo le soap. Anche se poi, quando al pomeriggio la donna di servizio, mentre stira, mette su “Centovetrine” e si registra, mi rovina tutta la strategia. D’altronde non posso mica sopprimerla...».

Mica esiste più la servitù di una volta. Ma l’ascolto lo trucca o no?

«Be’, diamine, può accadere. Non è un’abitudine, ma...».

E quando può accadere?

«Per dire, quando Masi minacciava di chiudere “Annozero”, io e mia figlia invitavamo sempre 8+8, 16 invitati finti. Praticamente un gruppo d’ascolto virtuale, alle volte la tv rimaneva accesa da sola,  fiammella nella speranza. Mi dicono che ora il dottor Masi l’hanno fatto fuori, è andato a far danni da altre parti».

Scusi, ma non dovrebbe esserci un gentlemen’s agreement , un accordo sul non barare nelle rilevazioni?

«In condizioni normali, sì. Ma qui siamo di fronte alla falsificazione della realtà. Prenda quel Minzognini... ».

 “Minzognini”?

«Massì, Augusto Minzolini io lo chiamo così, un vezzeggiativo. Prima mi facevo forza: sapevo che il Tg1 diceva stronzate, nascondeva le notizie ma lo guardavo, presa da una cupa fascinazione; da quando c’è il tg La7 di Mentana, il Tg1 delle 20 l’ho vaporizzato e vado sempre su La7. Sia alle 13 che alle 20, per la verità già da quando c’era Piroso, nonostante tutti quei tatuaggi. Mi deve scusare, sa; ma io sono di sinistra».

 Addolorata, lei m’addolora. Diceva David Frost, l’anchorman che triturò Nixon: «La televisione ti permette di godere dal tuo salotto di persone che non inviteresti mai a casa tua».

«Aveva ragionissimo. Per esempio, io ho ignorato volentieri tutte le puntate di Vespa con quei plastici di Cogne e Avetrana, cui avrei dato volentieri fuoco. E, per esempio, non vedo il Tg5 e le fiction salvo quelle storiche; nemmeno le soap tipo un “Posto al sole”, o “Agrodolce”, che sono molto del sud come me. Però apprezzo Fazio, “Report” e ...mi ci faccia pensare...».

Permetta che l’aiuti, signora: forse Telese e Costamagna? Lucia Annunziata...

«Ecco, sì, loro sì. La Annunziata solo in “In mezz’ora”. “Potere” è troppo anche per me».

Vede Italiauno?...

«Per carità, film troppo violenti, fantascienza, giochini stupidelli. No, no. Vede noi, in famiglia, seguiamo un certo tipo di schema di ascolto televisivo. Salvo quando, qualche mattina, c’è la nonna. La nonna - strappo alla regola- vede Forum. È stata ben indottrinata: si mette sul divano, programma il meter, data, sesso, anni. La nonna, 88 anni, fa zapping, un po’ su tutto salvo quando passa Gasparri: ha un sussulto, si spaventa e poi sussurra “Io a chill’gli sparerei”».

Però la nonna che ha gusti un po’ più diversificati, Emilio Fede lo guarda?

 «No, no, Fede non lo vede nemmeno lei. È una sorta di moto repulsivo di famiglia, sa».

Addolorata, non le sembra di essere un tantinello di parte?


«Guardi, io non accetto pressioni. Il tecnico dell’Auditel, che ormai è come fosse di famiglia, ci dice sempre che se noi non fossimo un utente modello ci avrebbero già tolto il meter. Si figuri che noi non veniamo pagati; ma per il disturbo ci regalano degli elettrodomestici più o meno scrausi, a seconda dell’anzianità d’Auditel. L’anno scorso ho avuto 10 buoni da 10 euro da spendere alla Trony».

Attenta a non spenderli tutti in un colpo. E quest’anno, il regalino?

«È una macchina da cucire Necchi, carina. Ancora mi deve arrivare. E dire che a noi della lista Auditel attingono anche tutti i sondaggisti. Noi riceviamo chiamate da Istat, Ipsos, Mannheimer, perfino da aziende di calze».

Cioè, lei mi sta dicendo che in pratica, quando si fanno i sondaggi in Italia chiamano sempre gli stessi?

«Be’ a me in un anno, mentre cucinavo, mi hanno chiesto opinioni su Berlusconi; la violenza sulle donne; i rapporti Palestina -Israele; su che calze e dentifricio uso, perfino. E sulla spazzatura a Napoli. Mi chiesero pure se Berlusconi avrebbe risolto il problema. Ovviamente dissi di no».

Ovviamente. Sa che da questa settimana la rilevazione degli ascolti riguarderà anche i programmi registrati, su Internet e MySky?
«Mi fa piacere assai. Santoro sul web dev’essere delizioso. Se poi in tv ci va lei, dottore, mi avverta prima: vediamo cosa si può fare...».

intervista di Francesco Specchia

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

blog