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Vince Cannes e perde in sala: com'è pesante Malick

Con il suo 'Tree of life' si guadagna la Palma d'Oro, ma il pubblico fugge prima della fine / MENZANI

Vince Cannes e perde in sala: com'è pesante Malick
Uscire dal cinema prima della fine di un film è una soluzione estrema, e abbastanza rara. I motivi che ti tengono incollato alla poltrona, nonostante lo spettacolo non sia di tuo gradimento, sono diversi. Sei uscito di casa, hai cercato parcheggio e soprattutto hai tirato fuori il portafogli. Poi c’è l’orgoglio del cinefilo: insomma, tutti sono lì a guardare questo film apprezzatissimo dalla critica, sono estasiati, quale problema devo avere, allora?  Estrema ratio, c’è l’opzione-pennichella.
Tutti questi deterrenti non stanno funzionando, a quanto pare, con l’ultima colossale  opera del misterioso regista Terrence Malick, “Tree of life”, che ha diviso critici e scomodato filosofi (giorni fa Emanuele Severino è intervenuto sulle pagine del Corriere della sera sostenendo che il film è un’opera «edificante» da aedes facere: costruisce la casa); il film sui significati profondi della vita, della morte e del Cosmo occupa un onorevole terzo posto nelle classifiche degli incassi italiani, trainato dalla Palma d’oro conquistata a Cannes, ma a questi introiti (389.161 euro) bisognerebbe togliere, forse, i soldi di coloro che dopo mezz’ora di spettacolo sono fuggiti dal cinema.
Non sono tantissimi, però sono costanti.  Lo dice il passaparola degli amici (chiedete in giro: almeno uno vi dirà che ha lasciato la sala o visto gente farlo) e i commenti sui social network. E ce lo confermano le  parole sconsolate degli esercenti. Tre persone, quattro, cinque (in media) a ogni proiezione, un po’ come avrebbe tanto voluto fare Fantozzi con la “Corazzata Potemkin”, se la svignano dalle retrovie della sala. Sì, si sentono un tantino ignoranti, cinephiles di serie B, non comprendono a fondo la poetica salvifica del Salinger del cinema (questo è considerato Malick), ma passano sopra volentieri anche al disonore. «È vero, normalmente non succede», dice l’esercente del “Colosseo” di Milano, «in media tre-quattro persone a ogni spettacolo non resistono». All’«Anteo», cinema radical chic frequentato dalla Milano-bene e  abbonato alle opere di Nanni Moretti, cercano comprensibilmente di minimizzare il fenomeno, spiegando che «sì, è successo, il film è complicato, filosofico, poco parlato, non è per tutti. A volte la gente esce per pochi minuti, per una pausa, per riflettere».
Tutti spiegano che il momento di “Tree of Life” che convince la gente ad andarsene è quello dei dinosauri (Malick, con immagini stupende, ripercorre le tappe dell’origine della Terra), che a nostro avviso, invece, è il più digeribile. «Ma la prima ora va vista assolutamente», dicono dal “Gloria”, «noi consigliamo di vedere almeno quella. Ieri una persona è uscita dopo 15 minuti, non ha senso. Succede che 4-5 spettatori in media abbandonino». Dal “Plinius”, altra multisala milanese, smentiscono questo fuggi-fuggi; tuttavia spiegano: «All’uscita abbiamo visto facce sconvolte. Molti ci hanno detto: “È una roba tremenda”. Nessuno ne ha parlato bene, ma non è detto che non sia piaciuto. Chi l’ha gradito non ha detto nulla».
Augusto B., uno spettatore uscito entusiasta dalle due ore e quaranta di film, ha visto  «sei persone che se ne sono andate, mentre un tizio, rimasto seduto, ha russato per un’ora e venti minuti rimbrottato dalla fidanzata. Gli è anche caduta per terra la birra». Anna R., amante di David Lynch e quindi bendisposta nei confronti delle cine-mattonate e dei film enigmatici, ha dato forfait dopo 30 minuti esatti commentando: «è una m...». «Per capire il senso della vita mi guardo un documentario sul Dalai Lama», argomenta.
Dopo questa indagine siamo andati anche noi al cinema, armati di pazienza, coraggio e di taccuino per registrare il numero delle fughe. Allo spettacolo delle 21, la sala è  mezza vuota. Il film  non è poi così tremendo. La parte sulla Natura e il Cosmo, il Big Bang, gli oceani e le prime forme di vita effettivamente è incantevole. Ma ecco: arrivano i dinosauri e dalle ultime file della sala buia due signori, stremati, se ne vanno. E non tornano più. Finisce il primo tempo. «Beh, ce la possiamo fare», pensiamo. Inizia il secondo. Una prova di resistenza quasi fisica. Pesantissimo. Altri due spettatori ce li siamo giocati. Ma non molliamo, insomma, prima o poi finirà. Abbiamo fatto bene: il finale è meraviglioso. Sean Penn dice tre parole per tutto il film ma non ha bisogno di chiacchiere per dimostrare la propria bravura. Non tutti l’hanno visto. Totale abbandoni registrati: quattro. In media con le previsioni.

di Alessandra Menzani

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Commenti all'articolo

  • nilo01

    06 Giugno 2011 - 21:09

    sapete dove vanno gli spettatori che abbandonano la sala dopo trenta minuti ? vanno a vedere se c'è un'altra puntata della trasmissione di sgarbi

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  • tigrin della sassetta

    06 Giugno 2011 - 18:06

    Finalmente sfatata la leggenda che vuole la destra buzzurra sola spettatrice di Natali, Isole, Grandifratelli - fosse vero, qualcuno mi dovrebbe gentilmente spiegare come farebbero le sullodate boiate a godere di spropositate caterve di spettatori - ed il coltissimo e raffinato sinistronzo pascersi solo di orrendi scempi di Dante ad opera di Benigni, dibattiti socio.politico.filosofici e ponzoso cinema d’essai. Ecco che, volontariamente, pacificamente e senza costrizione di sorta, il compagno Puzzeccetera (bello il nick però e intrigante, anche se assolutamente criptico per il mio comprendonio diesel) ci serve su un vassoio d’argento la conferma che pure loro, gli “antropologicamente diversi” e “culturalmente superiori”, si ingozzano di cinepanettoni a quattro palmenti. A questo punto occorre pregarlo di non umiliarsi ulteriormente rifilandoci risibili scuse a base di sacrifici per accompagnare i bimbi o simili: non occorre, ha già fatto abbastanza. Grazie. Anima cattiva

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  • puzzailsignorvincenzo

    05 Giugno 2011 - 17:05

    Io ho visto gente abbandonare la sala anche a Natale sul Nilo, forse perchè gli scappava di andare in bagno.

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  • ereilavac

    05 Giugno 2011 - 11:11

    Ma si deve proprio capire il senso della vita guardando un film?

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