Cerca

Rossi, non mollarci adesso: non c'è ancora il tuo erede

Lasciare spazio al nuovo che avanza è sempre meritorio. Il problema è nel nuovo che avanza che non riempie gli stadi

Rossi, non mollarci adesso: non c'è ancora il tuo erede
In un Paese dove il potere è una faccenda per ultrasettantenni, dimettersi a sessant’anni per sopraggiunti ed autocertificati limiti di età è qualcosa che sfiora l’eversione. Eppure, il ritiro di Vasco non è una buona notizia.  Intendiamoci: lasciare spazio al nuovo che avanza è sempre meritorio, e a maggior ragione lo è il farlo spontaneamente. E il problema dove sta, allora? Nel nuovo che avanza sta, ecco dove. La questione è semplice: Vasco riempie gli stadi e, in un mercato asfittico come quello della musica in Italia, è l’unica cosa che tiene in piedi i bilanci. Vasco poi vende persino i dischi, e qui siamo ai confini del sovrannaturale.

Il nuovo che avanza gli stadi non li riempie. Non perché non sia popolare, anzi. Ma perché ha un pubblico diverso, e conseguentemente strategie di marketing diverse. Il pubblico del nuovo che avanza (ossia di gente che nella stragrande maggioranza dei casi deve la propria fama alla tv) magari cliccherà tonnellate di video su YouTube a maggior gloria della pubblicità di Google. Ma non compra i dischi e non si fa i chilometri per andare a vedere il proprio beniamino che chiude un festival chissà dove.

D’altronde, se il ventunesimo secolo - quanto a musica - si sta caratterizzando come l’evo dei dinosauri rock un motivo c’è. E cioè che il diavolo avrà fatto la pentola (la musica) ma non ha fatto il coperchio (il ricambio generazionale). Dalla fine degli anni ’90 ad oggi, le nuove leve non hanno offuscato lo stellone dei padri: effimeri picchi di popolarità, cicli di heavy rotation in radio, video trasmessi dieci volte al giorno e via così. Pochi mesi e tocca a qualcun altro, e il ciclo si ripete. Risultato, fidelizzazione del pubblico ai minimi e concerti (oltre che portafogli) semideserti.

Ecco perché l’addio di Vasco, anche se non lo sembra, è una pessima notizia. Perché è un altro passo che il rock and roll percorre sul viale del proprio tramonto per lasciare spazio al nuovo. Che avanzerà pure inesorabile. Ma che quando arriva su un palco, dove va attaccato il cavo della chitarra mica lo sa.

di Marco Gorra

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • holly7787

    28 Giugno 2011 - 16:04

    questo articolo proprio non mi piace, leggere certe frasi come quella di non avere un ricambio generazionale o che Vasco vende ancora i dischi vuol dire che non si ha capito niente della musica attuale! i ragazzini/e guardano MTV e nessuno segue più gli sviluppi della musica underground come era una volta.. i veri gruppi sono nati quando l'unica cosa che contava era fare buona musica e non tanti soldi, woodstock è stato un concerto gratuito e ha marchiato la storia, non solo muiscale. adesso è tutto troppo veloce, si apre internet e si scarica la canzone poi quando non ti piace la si cancella e così si ha la possibilità di sentire un infinita di gruppi ma non conoscerli a fondo e cogliere tutti quei dettagli che vengono messi in una canzone. Vasco oltre ad essere un brutto esempio come persona, ha tagliato le gambe alla musica italiana, troppi tributi fatti per guadagnare soldi rubano il posti a gruppi che propongono musica propria e così i veri rocker si danno alla musica estera!

    Report

    Rispondi

blog