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La telemartire Dandini scrive al Corriere: "Lei non parla con me"

Prende carta e penna e scrive. Serena come Fazio e Santoro: il pianto sul muro di via Solferino. Ma vuoi vedere che poi...

La telemartire Dandini scrive al Corriere: "Lei non parla con me"
Se non mi lasciano condurre un programma in Rai - adesso, subito, da stasera -  giuro che una lettera la scrivo anche io. Magari il Papersera o la Gazzetta di Topolinia me la pubblicano e mi fanno fare la figura di quello perseguitato dai poteri forti: è probabile che la trasmissione non me la diano, però  potrò vantarmi d’essere alla moda. Avrò il mio scranno nel pantheon dei martiri catodici, mi accomoderò tra Michele Santoro, Milena Gabanelli, Fabio Fazio e Serena Dandini. Da qualche tempo il galateo del predicatore tivù  impone   di inviare missive  ai quotidiani al fine di  piagnucolare per la mancanza di libertà nell’azienda pubblica e  denunciare l’esistenza di “entità superiori” che manovrano la Rai e favoriscono le forze oscure della reazione, cioè il centrodestra. I telemartiri, onde non  rubarsi a vicenda la scena, si sono accordati e tramite apposita scaletta hanno scandito i tempi della protesta.

Ieri è toccato alla Dandini, la quale si è gentilmente accaparrata mezza pagina del Corriere della Sera (con richiamo in prima incorporato) per la una sbrodolata dal titolo «Dandini: nessuno sa dirmi se ce la farò».  Si dà arie da precaria, la signora, anche se non lavora in un call center ma in una trasmissione dove può fare quel che le pare, persino copiare Piero Angela (se fossi in lui mi arrabbierei: a forza di vedere Eugenio Scalfari dalla Dandini, la gente poi si stufa dei dinosauri e non guarda più Superquark). Prima della tenutaria del salotto di Parla con me, si erano manifestato sulla grande stampa Fabio Fazio. Inviò un muro di piombo a Repubblica (titolo: «Perché non vogliono farmi fare Che tempo che fa», richiamo in prima pagina assicurato) per comunicare all’Italia  che in Rai non si può più lavorare e dunque sarebbe andato altrove a fare Vieni via con me con Roberto Saviano. Domenica scorsa è stato il turno di Michele Santoro, che si è peritato sul Fatto quotidiano di dare lezioni di libertà a Enrico Mentana (e alla Rai, a La7, al mondo intero), il quale a sua volta ha risposto sul Corriere della Sera.

Il medesimo Corriere, a fine giugno, aveva ospitato  una corposa intervista a Milena Gabanelli, la quale, tanto per cambiare, accusava la Rai pilotata dal centrodestra di non voler mandare in onda Report. L’intervista è senz’altro meno chic della letterina, seppure abbiano entrambe lo stesso effetto. Però  Milena aveva già pubblicato numerose lagnanze sul Corrierone, motivo per cui  la caduta di stile è giustificata.

La regola principale delle lettere dei telemartiri è quella di citare sempre i propri compagni di lotta. Fazio cita la Gabanelli  e Santoro; Santoro cita la Gabanelli; la Dandini - per chiudere il cerchio - cita Santoro, la Gabanelli, Fazio, Saviano e pure Corrado Guzzanti. A leggere le sue centomila righe, sembra che il popolo italiano non possa dormire la notte, oppresso dal dubbio: «Jaafate o Gnaafate?». Cioè: «Tornate in onda la prossima stagione oppure no?». Nei palinsesti Rai tutti i programmi di cui sopra sono previsti, ma fa lo stesso. Serena si lascia prendere la mano e verga un mezzo romanzo fantascientifico. Sostiene l’esistenza di «forze superiori, poteri che alitano sulle decisioni delle alte sfere televisive».  Spiega che il sistema è «minato alle radici,  prende ordini dalle sue misteriose logge P2, P3, P4». Nota che Corrado Guzzanti è costretto a rifugiarsi a Sky e che «anche la gloriosa La7, fino a ieri avamposto di ogni libertà, sembrerebbe colpita dallo stesso implacabile virus che debilita ogni autonomia». Se ne deduce che  Gruber,  Lerner e Mentana, se prima erano perseguitati al confino, ora sono complici del regime. Altro passaggio obbligato delle missive indignate: rivendicare l’appartenenza alla Rai. Lo ha fatto Fazio, poi Santoro. «A me dispiace lasciare l’azienda dove siamo cresciuti», frigna la Dandini. Già, lei è nata in Rai, anzi, era già in Rai  ai tempi dell’Eiar.

Però spunta un retroscena, rivelato da Dagospia, che spiega: Parla con me è prodotto dalla Fandango del sinistrissimo Domenico Procacci.    «La Rai paga e la Fandango confeziona». Solo che il format del talk show  è di proprietà della Rai, non di Fandango, dunque il direttore generale Lorenza Lei vorrebbe farlo realizzare da Viale Mazzini, così magari risparmierebbe un po’.  Peccato che la Dandini abbia un contratto in esclusiva con Fandango, la quale dunque  dovrebbe essere  per forza della partita...
Ma lasciamo perdere i soldi.  Serena ne fa una questione di affetto:  vuole parlare con Lorenza  Lei, vuole essere ascoltata, coccolata. Ma la la Lei, cuore di pietra,   non le ha mandato «neanche un sms».  Il rischio è che finisca -  tanto per restare in tema -  come nel celebre  sketch di  Guzzanti. Immaginiamo la scena: Serena guarda la Lei con occhi affranti, le dice: «Parla con me». E la Lei risponde: «A Dandì, ma io e te, che cazzo se dovemo dì?».

di Francesco Borgonovo

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Commenti all'articolo

  • blankfrank62

    07 Luglio 2011 - 15:03

    Ricordatevi Sgarbi, l'orrore costosissimo di quelle due orette, la super-scenografia rottamata in questi giorni, il suo stipendio e la sua nullafacenza, secondi solo ai danè corrisposti a Ferrara, lui sì uno stakanovista della pigrizia.

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  • tigrin della sassetta

    06 Luglio 2011 - 18:06

    Jaafa, jaafa, tranquilli che la budellona jaafa: i pulcinelli sinistronzi jaafanno sempre e se per caso gnaafanno c’è sempre qualcuno che jaafa per loro. Anima cattiva

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  • lupacchiotto

    06 Luglio 2011 - 17:05

    Dandini- Santoro- Gabanelli- Fazio- Lerner etc etc . Quando si dice che la mafia non esiste!!!

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  • ariete84

    06 Luglio 2011 - 17:05

    sempre le stesse cose, trite e ritrite. Per quello non li vuole piu' nessuno.

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