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Per Moretti e registi di sinistra pacchia finita: ridate i soldi

Annullato i finanziamenti pubblici per il gotha del cinema progressista: conto recita 250mila a testa. Riassegnare fondi 2006

Per Moretti e registi di sinistra pacchia finita: ridate i soldi
Cosa accomuna Moretti, Bellocchio e Amelio? E poi Olmi, Tornatore e Sorrentino? Facile. Tutti sono registi. Sono tra i migliori in Italia. Oltre al successo dei loro film, hanno anche altro in comune. La militanza politica: sono esponenti della sinistra cosiddetta radical-chic e anti-berlusconiana, ma da ieri hanno qualcosa in più che li accomuna. Qualcosa, però, che non gli farà piacere. Devono restituire dei soldi presi con un premio cinque anni fa.

Gli esponenti del miglior cinema nostrano sono fra le vittime, infatti, della sentenza dei giudici del Tribunale amministrativo del Lazio. Il Tar ha annullato i Premi di qualità, assegnati per il 2006, a dieci film dalla commissione del Ministero per i beni culturali. Dovranno restituire i 250 mila euro incassati per opere come “Il caimano”, “La sconosciuta”,  “Il regista di matrimoni”, “Centochiodi”, “L’amico di famiglia” e “La stella che non c’è”. Una sentenza, ancora appellabile, che vede coinvolti con loro anche molti loro collaboratori. Quei soldi ottenuti con il premio di cinque anni fa erano destinati per il 71% ai produttori e il restante 29% a registi, soggettisti, sceneggiatori, autori di musiche, fotografia, scenografia e montaggio. E se pensate che quasi tutti questi artisti oltre a dirigere il proprio film, lo producono, ne scrivono anche il soggetto e la sceneggiatura e qualcuno (vedi Moretti nel Caimano) lo interpreta anche capite che, se il provvedimento amministrativo dovesse essere confermato, dovranno restituire una bella cifra.
Ma che cosa è successo? Perchè questa sentenza di un tribunale come il Tar interviene su un premio di qualità del Ministero dei Beni culturali? Alla base c’è il ricorso presentato da una casa di produzione: Luna Rossa. Quest’ultima si era vista negare il riconoscimento all’ultimo film di Mario Monicelli, Le rose del deserto. Nel ricorso si contestava la validità della dichiarazione dei giurati «di aver visto o di conoscere, comunque, tutte le opere concorrenti» che erano in totale 80. Ma è stato un decreto ministeriale a prevedere che, «la dispensa dall’obbligo di assistere alla proiezione dei film in concorso dei componenti che dichiarino di averli già visionati». Praticamente, secondo la casa di produzione a cui il Tar ha dato ragione, gli 80 film dovevano essere visti dai giurati tutti insieme in una unica sala e non ciascuno in proprio e in cassetta o dvd, come avvenuto e dichiarato finora.

Quindi si ricomincia da capo. I giurati dovranno fare quello che non hanno fatto cinque anni fa. Assistere tutti quanti, non solo e di nuovo ai 10 film vincitori, ma anche agli altri 70 che concorrevano nel 2006 ai premi di qualità.  Un pastrocchio bello e buono che vede coinvolte alcune delle case di produzione, tra le più importanti in Italia. Tra i colpiti ci sono nomi altisonannti come Rai Cinema, coproduttrice, con quote di diversa entità, di quattro film (Il regista di matrimoni, Centochiodi, Nuovomondo di Emanuele Crialese La stella che non c’è) Fandango, con due (L’amico di famiglia e La terra di Sergio Rubini), Medusa per La sconosciuta, Cattleya con il film di Amelio, ma anche piccoli produttori indipendenti come la società di Moretti (Sacher Film).

C’è chi non ci crede e si ribella e c’è chi la prende con filosofia e umorismo citando anche un recente film italiano di successo. «Sembra Immaturi (dove i protagonisti devono ripetere l’esame, di maturità, ndr)», commenta divertito, ma non troppo, Riccardo Tozzi, fondatore di Cattleya e presidente dell’Anica. Tra l’altro il produttore spiega che già sapeva che sarebbe successo qualcosa: «Infatti i premi di qualità sono finiti proprio in quell’anno. Dopo la presentazione del ricorso il ministero non li ha più assegnati. Io l’avevo capito subito che sarebbe andata così». E alla fine si concede anche una battuta. Per lui l’obbligo di ripetere la valutazione degli 80 film in gara, con i membri della commissione che dovranno vederli tutti insieme in una sala, sarà «un esperimento antropologico interessante».

di Giampiero De Chiara

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Commenti all'articolo

  • vittoriomazzucato

    08 Luglio 2011 - 10:10

    Sono Luca. Vorrei saper come vanno ad incassi l'ultimo film di Moretti e quello della Sabina Draquila. GRAZIE.

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  • aifide

    08 Luglio 2011 - 10:10

    Solo in Italia può accadere che i componenti di una commissione che deve visionare i film per assegnare contributi di Stato possano dichiarare di averli già visti ed essere esentati dalla loro visione! Buffoni! Non solo: ladri che sottraggono alle casse dello Stato somme con le quali potrebbe viverci una famiglia per dieci anni per assegnarli a Komunisti travestiti da sceneggiatori, registi, attori. Un paese di nani, ladri, buffoni e ballerine!

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  • blankfrank62

    08 Luglio 2011 - 00:12

    Non so che dire. Ho lanciato la sottoscrizione con tutte le migliori intenzioni, ma il popolo della rete di Libero non ha risposto. Nemmeno Unghianera, pensa. Sono avvilito, mi spiace. Tu e Tigrin dovrete continuare a sentirvi così.

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  • ciannosecco

    07 Luglio 2011 - 19:07

    Carissimo,non lo devi mica dire a noi,è alla Corte dei Conti che ti devi rivolgere.Nel frattempo che fine ha fatto il mio telefonino?

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