Cerca

Mamma Rai sforna un'altra telemartire: è la Gabanelli La verità: tutti i giornalisti lì sono imbavagliati

"Report" di Milena è a rischio stop, il consigliere di sinistra protesta. Ma le condizioni sono uguali per tutti / SPECCHIA

Mamma Rai sforna un'altra telemartire: è la Gabanelli La verità: tutti i giornalisti lì sono imbavagliati
Milena Gabanelli è una giornalista immensa e arcigna, e spesso le sue inchieste - oltre a indignare - solo tra le poche a svolgere davvero servizio pubblico. Non ci piove. Ma da qui a indicare un gigantesco complotto - come ha fatto il consigliere d’amministrazione Rai Nino Rizzo Nervo (Pd) sulle colonne di Europa -  per cancellare la Christiane Amampour bolognese dai palinsesti Rai, togliendo a lei come a tutti i giornalisti la tutela legale («una sorta di “muoia Sansone con tutti i filistei”», scrive), beh, indica non solo protagonismo eccessivo, ma pure la miopia di chi, quando il dito indica la luna, guarda il dito. Gabanelli non è il primo problema. Se Milena, mossa da legittima stizza per gli impedimenti nel suo lavoro d’inchiestista, desiderasse congedarsi da viale Mazzini (Dio e Tremonti non vogliano, Milena è indispensabile alla democrazia...), avrà senz’altro mercato fuori. Del cotè politico di una simile ipotesi si può anche discutere, ma è un fatto che lei sia soltanto la punta dell’iceberg.
Il vero problema è che tutti i giornalisti Rai, oggi, corrono il rischio di finire  irretiti, frustrati, nel proprio lavoro, poiché sono stati equiparati, da una recentissima quanto bizzarra sentenza della Cassazione, a dipendenti di pubblica amministrazione. E quindi soggetti a controllo della Corte dei Conti nonché a giudizio sui danni erariali. E quindi, in maniera assurdamente ignorata dai media, il loro lavoro passerebbe da una normazione privatistica a una pubblicistica. Su una cosa, infatti, ha ragione Rizzo Nervo: quando afferma che «la nuova policy aziendale sarebbe obbligatoria e vincolante perchè la Rai è sì una società per azioni ma, in quanto società di proprietà pubblica, deve essere assimilata alle pubbliche amministrazioni per le quali vige il divieto assoluto di assumere la difesa dei propri dipendenti, che devono anticipare le spese legali salvo chiederne il rimborso in caso di proscioglimento o di assoluzione con sentenza passata in giudicato».
A ciò s’aggiunga, un paio di mesi fa, un’altra sentenza del Consiglio di Stato attestante più o meno lo stesso principio. Sicché il direttore generale Lorenza Lei, appena arrivata, muovendosi sull’interpretazione estensiva di tali giudizi, o in attesa di una delibera del Parlamento sul caso, o nell’ansia di non rischiare altre batoste (i conti Rai sono già terrificanti), ha optato per il trattare tutti i dipendenti Rai allo stesso modo.
Il che sarà pure salomonico. Epperò deprime ogni possibilità di fare al meglio il proprio mestiere. Sembra paradossale, ma in Rai qualche cronista-Panda è rimasto; e d’ora innanzi, con la minaccia di querele a raffica da pagarsi da solo, rischia l’estinzione. Qualcuno spieghi alla signora Lei che, nonostante le tristi apparenze, la Rai non è una Provincia né un Asl, ma una Spa: società privatistica che opera in regime di concorrenza. Ovvio: chi sbaglia per negligenza, dolo o colpa grave è giusto che paghi. Ma azzoppare ab origine i propri giornalisti - dalla Gabanelli a Ferrara - e indurli ad «atteggiamenti di estrema prudenza sino all’autocensura con il rischio di trasformare i tg in bollettini ufficiali» porterebbe a un ulteriore abbassamento della qualità del servizio dell’azienda, che già non è messa bene. La Rai, così facendo, si consegnerà incaprettata alla concorrenza. Il sospetto è che gruppi di kamikaze possano irrompere in tutte le redazioni, non solo in quella della Gabanelli. La quale, secondo il Corriere della Sera, se ne starebbe nel suo buen retiro  campagnolo di Mongardino, preoccupata per la sua pianta di pomodori. Se la strada è questa il prossimo “Report” potrebbe somigliare a un remake del film cult “Il ritorno dei pomodori assassini”...

di Francesco Specchia

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • francescospecchia

    27 Luglio 2011 - 16:04

    X eaman X ssansonetto Legga meglio, mai criticato la Gabanelli, che rimane la migliore sulla piazza. Non partite dal pregiudizio ideologico. A me piace moltissimo la Gabanelli, ma il mio è un discorso più ampio e riguarda la libertà d'espressione di tutti i giornalisti X Avalon Ferrara non ha la copertura totale, ma quella che vorrebbero dare alla Gabanelli. Che in ogni caso, per me, vale un milione di volte Ferrara...

    Report

    Rispondi

  • francescospecchia

    27 Luglio 2011 - 16:04

    Caro Carpa1, in linea di massima, d'accordo con lei. Ma putroppo lei non conosce bene i giornalisti Rai come me: già molti sono intimoriti nel cercare le notizie (il Tg1 le sembra un Tg normale...?), figurarsi se si scontrassero con la cosidetta "lite temeraria", cioè la querela a priscindere (ha ragionissimo in questo @carpa...) anche se hai torto. Qua si tratta sempre di intimidazioni multimilionarie; difficilmente i cronisti della Gabanelli potrebbero fronteggiarla... fspecchia

    Report

    Rispondi

  • francescospecchia

    27 Luglio 2011 - 16:04

    Caro Carpa1, in linea di massima, d'accordo con lei. Ma putroppo lei non conosce bene i giornalisti Rai come me: già molti sono intimoriti nel cercare le notizie (il Tg1 le sembra un Tg normale...?), figurarsi se si scontrassero con la cosidetta "lite temeraria", cioè la querela a priscindere (ha ragionissimo in questo @carpa...) anche se hai torto. Qua si tratta sempre di intimidazioni multimilionarie; difficilmente i cronisti della Gabanelli potrebbero fronteggiarla... fspecchia

    Report

    Rispondi

  • fdrebin

    21 Luglio 2011 - 02:02

    purtroppo le cose non stanno cosi'. Non mi risulta che le spese legali per le querele a Libero e al Giornale di B. le paghino i giornalisti, ma l'editore, perche' e' giusto cosi'. Quello che lei ignora e' che in Italia, portare in giudizio civile qualcuno, chiedendo risarcimenti milionari solo per spaventarlo, e' facile e economico. E non si ha neppure l'onere della prova di eventuali danni ricevuti o delle eventuali bugie raccontate dal giornalista (nel penale si, ma in giudizio penale ti trascinano solo quando sono sicuri di aver ragione). Basta inventarsi "danni d'immagine" e robe cosi'. E non si e' neppure tenuti a dimostrare che le cose raccontate dal giornalista siano vere o false. Al massimo si rischia qualche migliaio di euro di spese legali. In cambio si ha un'arma intimidatoria a buon mercato verso i giornalisti scomodi. E questa pratica purtroppo e' abusata.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog