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Fuori uso gli studi di Benigni Maledizione Cinecittà Papigno

Una maledizione su Cinecittà Papigno. Tra debiti, mancanza di fondi e cantieri, il regista non può più girare

 Fuori uso gli studi di Benigni Maledizione Cinecittà Papigno
Una sfiga dietro l’altra, via così. Una clamorosa serie di disavventure che si allunga - sssswwwwiiiitttt - proprio come si allungava il naso di Pinocchio. La “Cinecittà Papigno”, vicino a Terni,  in cui è stato girato il Pinocchio di Benigni  (2002, unica pellicola confezionata interamente in quegli studi) e che sembrava dovesse diventare la rivale di Cinecittà in Europa, sta sempre peggio. I conti (bilancio al 31-12-2010) sono in difficoltà (debiti per oltre 3 milioni di euro) e ora - ultima novità - il sito è stato inserito tra i 44 Sin (Siti di Interesse Nazionale) d’Italia esposti a rischio da inquinamento. Una maledizione.

La “Cinecittà Papigno” è di proprietà, al 40 per cento (il restante è di Cinecittà), della “Melampo”, casa di produzione cinematografica costituita nel ’91 da Roberto Benigni e dalla moglie Nicoletta Braschi. Nelle intenzioni - dopo avervi girato Pinocchio (budget di 45 milioni) costruendo, tra l’altro, un vero e proprio Paese dei Balocchi e aver investito più di 7 milioni - sarebbe dovuta diventare un punto di riferimento per le produzioni italiane e non solo, una cittadella del cinema, un posto in cui il comico-attore-regista toscano avrebbe realizzato i propri lavori. Non è andata così. Il Pinocchio non ha avuto il successo sperato (ha incassato bene in Italia, ma è stato stroncato all’estero) e poco alla volta il destino si è accanito contro Papigno, la “Hollywood sul Nera”. Basta leggere il verbale del Cda dello scorso 2010 per capire di come la sfortuna si stesse impossessando del Paese dei Balocchi. “Il presidente conferma che il 2009 è stato un anno in perfetta continuità con l’andamento economico negativo dell’anno precedente. Non è stato infatti possibile utilizzare il sito per il perdurare del rumore prodotto dal cantiere dell’ANAS per la realizzazione del viadotto sulla Valnerina e della Galleria di collegamento per il completamento dei lavori della Superstrada Orte Rieti, i cui lavori si protrarranno ancora per circa 6/7 mesi”. Già, tradotto: impossibile affittare gli studi (nel frattempo anche il Paese dei Balocchi, museo a cielo aperto, è stato chiuso). E ancora: “Inoltre, il Socio Cinecittà Studios ha sollecitato la Regione Umbria affinché riattivi un organismo simile alla Umbria Film Commission che è stata assorbita dalla APT, ma a tutt’oggi, non vi sono novità”. Tradotto, mancanza di contributi regionali. Mica male come inizio.

Ma c’è dell’altro. Nell’ultimo bilancio (al 31-12-2010) viene ricordato che “anche nel 2010 il sito è stato penalizzato dal rumore provocato dai lavori di realizzazione del viadotto sulla Valnerina, cui si è aggiunta la persistenza della crisi generale e la totale assenza di meccanismi di incentivazione locali”. Poi, viene denunciata l’ennesima disavventura (tre cittadini romeni, tutti di circa 30 anni, sono stati arrestati dai carabinieri per furto aggravato, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento: sono stati presi mentre rubavano tubi di rame all’interno degli studi cinematografici): “...la zona appartenente al sito industriale di Papigno, ma separata dagli studi perché esclusa dal contratto di locazione vista la pericolosità della stessa vuoi per motivi strutturali che per necessità di interventi di bonifica per la presenza di amianto ed altri inquinanti industriali, è stata più volte negli ultimi due anni oggetto di furti di rame ad opera di ignoti che... si sono introdotti anche negli studi danneggiando e/o sottraendo indebitamente beni e, a volte, mettendo a rischio anche l’incolumità del nostro personale di presidio”.
 Infine, l’ultima beffa. Eccola. “Il Presidente fa presente, inoltre, che il Consiglio ha in programma di approfondire le notizie recentemente apparse sulla stampa specializzata che indicherebbero il sito di Papigno tra i 44 siti italiani a rischio di inquinamento. Ove tale circostanza risultasse verificata sarebbe necessario accertare il tipo e la gravità di tale inquinamento e gli effetti, anche potenziali, su coloro che hanno lavorato nel sito, le possibilità di proseguire l’utilizzo dello stesso anche dopo il superamento dei motivi contingenti”.
Una sfiga dietro l’altra, via così. E  - sssswwwwiiiitttt - la clamorosa serie di disavventure si allunga più del naso di Pinocchio.

di Alessandro Dell'Orto

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Commenti all'articolo

  • eureka.mi

    30 Luglio 2011 - 16:04

    Con tutti i soldi che ha preso per le sue Berlusco-comparse svrebbe potuto risanare i debiti. Probabilmente non ha idee 'geniali' per fare altri film. A forza di criticare Berlusconi non ha più carte da giocare come comico

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  • Helmut

    25 Luglio 2011 - 09:09

    Un Oscar regalato era più che sufficente,ora "non vi resta che piangere"( unico suo film degno di nota). A questo punto della sua fortunata carriera, deve decidere se fare ridere, piangere o dedicarsi alla politica come un altro ex comico che suo malgrado continua a divertire gli Italiani.

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  • peroperi

    23 Luglio 2011 - 13:01

    cosi' a sinistra, Benigni compreso, capiscono come sia difficile far quadrare i conti e che guadagnare miliardi è piu' facile per un attore che per un imprenditore.

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  • emilioq

    23 Luglio 2011 - 08:08

    Meglio così, un buffone di meno!!!!!! Era simpatico quando faceva solo il comico!!!!!!

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