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D'Amico, regina del satellite "Basta La7. Mi sposo con Sky"

Ilaria è il volto di punta di Sky Sport. Dalla prossima stagione condurrà un programma anche su Sky Uno. / SENALDI

 D'Amico, regina del satellite "Basta La7. Mi sposo con Sky"
Il primo amore ha lasciato più di qualcosa, ma per quanto dolce è un ricordo lontano. Il pretendente è affascinante, giovane e ricco di promesse, ma non troppo convincente perché alla fine non si capisce bene dove voglia andare. Il fidanzato di sempre ha stretto i tempi e si è mosso per il passo decisivo. E così, dopo anni di avventure per il mondo della tv, Ilaria D'Amico ha ceduto alle sue richieste sempre più insistenti e lo sposa: rapporto esclusivo fino al 2014 con Sky, tre anni per diventare la Signora del satellite. "Mi sento pronta a scommettere tutto su questo rapporto: questo è un matrimonio in piena regola, all'antica", conferma Ilaria a margine della presentazione della stagione di Sky Sport 2011-12. "Ho detto sì e dopo cinque anni di Exit ho lasciato La7 per diventare monogama".


Cosa ha convinto lei, sempre scientifica nel gestirsi e col gusto di essere poliedrica, a cedere l’unicità della propria immagine a una rete sola?
"A Sky sento di dovere tutto. E poi ho avvertito un progetto molto forte su di me. Si riparte a fine agosto con il calcio e dopo sette anni non avrò più in studio Mario Sconcerti, che avrà un programma tutto suo. Così mi toccherà ricostruirmi il ruolo, magari diventare un po’ più battagliera con allenatori e giocatori e sostituirmi a Mario nella polemica…".

Si annuncia una D'Amico che processa mister e squadre?

"Il ruolo del tecnico in studio non spetterà a me. La nostra domenica di calcio sarà lunghissima, avremo tre ore in più di approfondimenti, dalle 17 alle 20: quello sarà lo spazio della polemica, dell’analisi e della drammatizzazione. Non mi tirerò indietro, la polemica fa parte del divertimento del calcio".

Certo che è difficile pensare che una come lei si accontenti di vivere di solo pallone. Rinunciare a un programma di attualità politica di questi tempi, con la cronaca che fornisce così tanti spunti. Non è un peccato?
"Le novità infatti non finiscono qui. Una donna si aspetta sempre molto dal matrimonio. Lo show della domenica è il calcio d’inizio della stagione, per così dire. Per il 2012 abbiamo in cantiere un programma d’informazione…".

La formula?
"Posso sbilanciarmi ancora poco. Certo, rifare Exit non avrebbe senso. Non è escluso però che stavolta l'appuntamento da settimanale diventi quotidiano.Magari su Sky Uno, la rete che più dà l'imprinting a tutto il mondo Sky. Per dirla tutta però, il progetto è ancora sul tavolo, bisogna capire anche quel che accadrà nell’azienda nelle prossime settimane; il nostro Ad è appena stato trasferito a Londra e tutto andrà ridiscusso con chi lo sostituirà. Quel che è sicuro però è che tenteremo di cambiare il modo in cui si fa opinione in Italia. Altrimenti, non è neanche il caso di cominciare".

Propositi piuttosto ambiziosi...
"Sì, ma necessari. Francamente, non se ne può più. Il dibattito e l’informazione in tv oggi si reggono per lo più su urla, strappi e provocazioni. Credo si avverta il bisogno di un nuovo linguaggio".

Una bella critica a molti suoi colleghi.

"No, penso che fino a ieri questa fosse la maniera più efficace per trattare la politica in tv; forse addirittura l'unico modo possibile. Ma sono convinta che oggi il pubblico chieda anche altro. I messaggi che la gente sta dando alla politica sono chiari: meno faziosità, più fatti. In tv ora quello che manca più di ogni cosa è l'attenzione alla verità. Ogni cosa è rissa, partigianeria".

C'entra qualcosa con questo il suo addio a La7?
"A La7 mi sono trovata benissimo e tra tre anni potrei anche tornarci. Sento dire in giro che La7 è una tv rossa ma non è vero. È un’etichettatura che rientra nell'ossessione che imperversa ora di classificare tutto come pro o contro Berlusconi. Ma una tv rossa non avrebbe Enrico Mentana come uomo di punta".

Sì, ma Mentana a parte ci sono Gad Lerner, Lilly Gruber, Luca Telese… Si è parlato perfino di Michele Santoro.
"Santoro fa ascolti e nessuno può permettersi di rinunciare a cuor leggero a chi riesce a fare anche il 30% di share. Lui è il migliore a fare il suo genere di tv. Certo, io ho un target completamente diverso".

Ma se ne si fa una questione di ascolti allora vale tutto?
"Non tutto, tanto è vero che mi risulta che alla fine La7 abbia deciso di lasciar perdere…".

A proposito del vale tutto, sposarsi con Sky alla vigilia dell’esplosione del caso News of the world, coi cellulari spiati per fare scoop, il capo di Scotland Yard costretto a dimettersi e il governo inglese in imbarazzo per i suoi rapporti con i giornalisti di Newscorp non dev'essere stata una bella sensazione…
"Sono emerse cose non piacevoli. Ma sono state prese decisioni rapide e drastiche. Non è da tutti chiudere dall'oggi al domani un giornale che vende tre milioni di copie. E  non è da tutti trasmettere sulle proprio reti l'immagine del proprio editore, il  più potente del mondo, che si  scusa per gli errori di una parte del gruppo. Alla fine questi segnali lasciano  un'impressione di serietà e rispetto del pubblico".

Una visione molto ottimista, non crede?
"Confortata dal fatto che per rimettere tutto in ordine ora a Londra è stato mandato l'ex amministratore delegato di Sky Italia, Tom Mockridge. La stessa persona che ha insistito per farmi firmare l'esclusiva e che in questi anni ha lavorato per fare del reparto news di Sky l'angolo più british di tutta l’informazione italiana. Nel senso antico e buono del termine, si intende…".

Sogna una tv a toni più bassi?
"Toni bassi non è corretto. I miei ospiti e i miei servizi devono essere in grado di colpire allo stomaco, far discutere. Ma immagino per me un programma di opinione e di servizio capace anche di ironia, che poi è la formula migliore per garantire allo stesso tempo imparzialità, profondità e divertimento".

Nostalgia di Renzo Arbore?
"Lui è stato uno dei miei scopritori e mi ha lanciato alla Giostra del gol, su Rai International ma modelli non ne ho, in tv ognuno è giusto che sia se stesso; anche con i suoi difetti. Io per esempio sono forse troppo testarda, ripeto una domanda anche cinque volte, mi parlo un po’ addosso. Ma va bene così, che ci volete fare? Però sul modo di far tv ho degli obiettivi molto chiari e penso di avere delle buone idee sui mezzi per raggiungerli. E la creazione di situazioni originali, teatrini tv credo permetta di entrare nella realtà problemi più di un dibattito polemico, oltre che di arrivare più efficacemente al pubblico".

La sua esclusiva, l'acquisto di Simona Ventura, la direzione di Skytg24 affidata a Sarah Varetto, gli approfondimenti quotidiani di Paola Saluzzi sulla politica. È una tv che si sta tingendo di rosa: si sente aria di sfida tra primedonne...
"Più del 50% delle giornaliste di Sky sono donne. Questo mi piace molto. Ma ogni donna è storia a sé, io guardo al mio giardino. E poi, perché parlare di primedonne? Non è stata mia la decisone di presentare la stagione Sky Sport a Buenos Aires nell’albergo che fu casa di Evita Peron; anche se è un’idea che non mi è dispiaciuta affatto...".

di Pietro Senaldi

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Commenti all'articolo

  • ghorio

    26 Luglio 2011 - 19:07

    Non so quanto durerà la sbornia del calcio televisivo, ma ho l'impressione che l'avvenire non sarà così fulgido, considerati i contributi milionari alle società calcistiche e ai conseguenti emolumemnti ai giocatori, che sono spropositati ed offenivi per tutti gli altri lavoratori. Una delle cose che colpisce ad ogni modo nelle cronache di queste partite e l'uso spropositato di "esperti,"in genere non giornalisti, ma ex giocatori o allenatori che emettono giudizi sempre discutibili. Non so dove le emittenti televisive provvedano a fare sondaggi tra i loro telespettatori, ma ho la sensazione che si navighi a vista. Le considerazioni sono riferite anche alle presentatrici tipo Ilaria D'Amico, sicuramente carina e brava, ma,per presentare i risultati di calcio non bisogna ricorrere ad esperte o a esperti di particolare rilievo. Giovanni Attinà

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