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Winehouse, quel che resta Inediti? No, sono solo cover

Dopo la morte, lo sciacallaggio mediatico. Il suo ex produttore ha postato sul suo blog due canzoni spacciandoli per originali

Winehouse, quel che resta Inediti? No, sono solo cover
Lo sciacallaggio mediatico su Amy continua e i tabloid londinesi, professionisti in questo campo, in questi giorni ci sguazzano. Purtroppo questa triste operazione si sta spostando sul versante musicale: dopo le notizie sui brani incisi dalla Winehouse, pronti per essere inseriti in un disco mai realizzato, ora è la volta di due canzoni definite “inedite”.
 Si tratta di Round midnight e di Some unholy war, pezzi che sono stati caricati sul sito del produttore Salaam Remi, lo stesso che aveva lavorato con Amy nel 2006, ai tempi del primo album della cantante, Frank. A caricare i brani, poche ore dopo la morte della cantante, è stato lo stesso Salaam ma soltanto ieri sono saliti alla ribalta del web, ascoltati e commentati da migliaia di fan.
Si tratta, a un ascolto attento, di cover di canzoni già esistenti, non di due veri inediti. La prima è l’interpretazione “alla Winehouse” di una delle partiture jazz più celebre di tutti i tempi: Round midnight, incisa da molti artisti del genere, portata al successo dal sassofonista Dexter Gordon, celebrata nel 1986 in un film da Betrand Tavernier e cantata persino da Aretha Franklin. Amy la esegue esaltando soprattutto gli alti, condendola con falsetti molto spinti e rendendola meno jazz. Una versione suggestiva della canzone jazz sulla mezzanotte ma oggettivamente spogliata da quell’atmosfera magica che ha reso questo pezzo un classico. In più, il tappeto musicale di contorno, poverello e quasi tirato via, fa pensare più a un’esercitazione da studio che a una canzone finita anche se qualche brivido lo si avverte quando la Winehouse ricama: «I ricordi arrivano sempre a mezzanotte circa, quando il mio cuore è ancora con te. E la cara mezzanotte lo sa… E io sono fuori di testa...».  Non basta, però, la voce della povera Amy per far diventare l’esecuzione indimenticabile.
Remi, che fa il produttore da anni, poteva sinceramente  tenersela nel cassetto invece che caricarla in fretta sul sito. Meglio, sul piano dell’arrangiamento: Some unholy war. Una versione diversa e più sincopata rispetto all’originale contenuto in Back to black, l’album fiore all’occhiello dell’artista che è stata definita ieri dal rapace produttore «un’amica e una sorella». Sarà… Questo Remi è, tra l’altro, l’artefice di un duetto che la Winehouse aveva registrato con il rapper Cee Lo Green. Ha confermato l’esistenza delle famosi dodici registrazioni inedite: «Ma sono incomplete», ha aggiunto.
Perché le due sul web no, ci chiediamo noi? E ancora: «Non sappiamo che farne con Universal, prima di tutto bisogna capire cosa vuole fare la famiglia». Cioè come intende dividersi la torta dei futuri, faraonici guadagni. Papà Mitch, ieri, ha annunciato ieri la nascita della Amy Winehouse Foundation, Remi lancia brani di Amy sul web e il resto verrà.
Non è tutto. Sentite questa: Neil McCormick, un giornalista del Telegraph, è stato l’unico testimone ad aver incontrato Amy in occasione dell’ultima, vera canzone della cantante; è accaduto poche settimane prima della morte, in occasione del duetto che ha inciso con Tony Bennett, negli studi Abbey Road.
 Il disco uscirà a settembre è sarà quello il vero ritorno artistico della Winehouse dal giorno della morte. A tal proposito Neil ha raccontato di aver visto durante intervista, una Amy «sulla strada della miglior ripresa. Indossava un abito cortissimo, era bella, appariva più sana di quanto non l’aveva vista in precedenza, abbronzata, i grandi capelli scolpiti attorno al volto dai lineamenti forti».
Pochi giorni dopo quell’intervista, la morte tragica. Forse il buon Neil - come si dice in gergo giornalistico - sull’effettivo stato di salute di Amy ha preso un imperdonabile “buco”.

di Leonardo Iannacci


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