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Bellocchio, il Leone alla carriera al papà della macchina del fango

Mostra del Cinema, c'è più politica che arte. Il premio all'autore di 'Sbatti il mostro in prima pagina'

Bellocchio, il Leone alla carriera al papà della macchina del fango
Oggi Marco Bellocchio sarà ospite alla festa del Pd a Pesaro, per la serie di incontri "La vita istruzioni per l'uso: uomini e donne che sanno costruire". Il tema non ha alcun senso apparente, ma l'invito al regista è dei più opportuni per la sinistra. Egli infatti - ancora prima del compianto Giuseppe D'Avanzo di Repubblica - è l'inventore della "macchina del fango", la famigerata industria del falso messa in moto da Berlusconi per eliminare i suoi avversari politici. Alla Mostra del cinema di Venezia, dove tutto è politica altrimenti non sarebbe nulla, illustri commentatori già considerano il film politico di George Clooney un trattato sul rapporto di asservimento dei giornalisti con il potere. Non hanno capito un tubo: Clooney mostra come nella realtà non esista alcuna macchina produttrice di sterco: i cronisti politici fanno solo il loro sporco mestiere indagando sulla Casta. Il fatto che vadano a scavare nelle loro magagne fa parte del gioco e, alla fine dei conti, pure della democrazia. George dimostra come gli stessi metodi siano utilizzati da una parte e dall'altra, senza particolari scrupoli.

Chi invece ha teorizzato l'esistenza di un asse fra la stampa di destra e il potere - sempre fascistoide, ci mancherebbe - è Bellocchio, il quale nei prossimi giorni riceverà il Leone d'oro alla carriera. Al Lido presenterà un director's cut di Nel nome del padre, ma la sua opera più attuale resta Sbatti il mostro in prima pagina del 1972. Gian Maria Volontè  interpreta Bizanti, il caporedattore de Il Giornale, in anticipo sui tempi. Il quotidiano di Montanelli infatti nascerà solo due anni dopo, però la testata immaginaria di Bellocchio ne ha tutte le caratteristiche. È un foglio conservatore, appunto, e subisce pure un attentato da parte di esponenti dell’estrema sinistra, cosa che a Libero e  Il Giornale è capitata, seppur in epoche diverse. Il perfido Bizanti spedisce il giovane cronista Roveda a seguire un caso di omicidio: una ragazza è stata uccisa e si sospetta di tale Mario Boni, legato agli extraparlamentari rossi. Non è lui il vero colpevole, e il caporedattore lo sa. Ma il suo editore, l'imprenditore Montelli, gli ha detto che bisogna seguire la pista comunista. E quello esegue. Nei prossimi mesi questo film sarà prodotto per la prima volta in Dvd da Rarovideo, dunque vi invitiamo a vederlo, senza indulgere nei particolari. Notiamo solo che con questa pellicola viene portato sullo schermo il luogo comune progressista secondo cui i cronisti di destra sono tutti strumenti del male, del Capitale, del Padrone. Tutte le loro inchieste, di conseguenza, sono da considerarsi fasulle, espressione della perversa volontà del potere fascista. Ironia della sorte, in questa pellicola compare anche un giovane Ignazio La Russa, con tanto di capello lungo, impegnato a aizzare la Maggioranza silenziosa, schieramento anticomunista presentato ovviamente come espressione del Male assoluto.

Tutte le elucubrazioni dei vari Roberto Saviano hanno origine con questo film. Nessun giornalista schierato contro la sinistra può essere considerato degno di svolgere la professione, egli è macchiato da un peccato capitale: si è compromesso col potere, ne è il megafono. Ogni volta che a Repubblica e il Fatto devono commentare un articolo uscito su Libero o Il Giornale si fanno venire in mente il Bizanti di Bellocchio. Il quale in una scena memorabile istruisce l'inesperto redattore sulle parole da utilizzare onde non turbare la morale borghese, salvo poi calcare la mano nei titoli di prima pagina allo scopo di fomentare l'astio anticomunista. Ecco la macchina del fango, sempre pronta a demonizzare la sinistra e chiunque si metta contro l'interesse del proprietario di giornali. Per averla inventata Bellocchio si prenderà il Leone d'oro. Per noi sarebbe più indicato il tapiro del medesimo materiale.

f.bor.

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Commenti all'articolo

  • biribixi

    01 Settembre 2011 - 14:02

    Dopo l'Oscar a Benigni (Un Oscar! A Benigni!!), il Nobel a Dario Fo (il Nobel! A Fo!!), e la raffica ineludibile dei "più prestigiosi" premi letterari a Saviano (!) e cinematografici a Bertolucci (!) e a Moretti (a Moretti!!) ora la sinistra, detentrice del culturame italico, a corto di bandiere proletarie e rivoluzionarie (ma dove sono i bei De Santis, i bei Petri d'antan!) ha (ri)scoperto una nuova icona: il Bellocchio autore di alcune delle più memorabili "boiate" degli ultimi decenni. Ma tant'è. Una volta ci pensava Aristarco, facendosi forte di megaarticoli su "Cinema Nuovo", a stroncare Ford e Hawks e a incensare Antonioni (a proposito che fine hann o fatto "La notte", "L'eclisse e il famigerato "Deserto rosso"? Pare che quest'ultimo film sia utilizzato da Al Qaeda come arma di tortura), adesso avremo articolesse sperticantesi per il Bellocchio. Chissà se supererà Greggio al botteghino? La lotta si fa dura....

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  • Borgofosco

    01 Settembre 2011 - 12:12

    Eccolo la, uno dei migliori protagonisti della minculpop comunista. Personaggi squallidi che hanno formato innumerevoli schiere di "imbesuiti". Il tutto nella illusione del paradiso comunista che stava nelle certezze di coloro che a scuola ti dicevano:- ma tu non capisci, ti spiego io...- Gente asservita ad un nozionismo falso, propagandato nelle "scuole di regime" da docenti uguali e peggiori di Marco Bellocchio. Costoro non si sono mai pentiti, per il fallimento dei loro" paradisi annunciati", che si sono rivelati soltanto falsità spacciate come verità storiche. Gli danno pure i leoni d'oro che festival di m... e che squallore culturale!

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