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Anche i Rem ora dicono basta: "Non siamo più una band"

Addio a uno dei più fecondi e fantasiosi gruppi di rock alternativo degli ultimi 30 anni. Stipe: "Tutto ha una fine. Abbiamo fatto qualcosa di straordinario"

Anche i Rem ora dicono basta: "Non siamo più una band"
C’è sempre un po’ di tristezza mista a rimpianto quando una band musicale si scioglie e i REM, uno dei più fecondi e fantasiosi gruppi di rock alternativo degli ultimi trent’anni, non sono voluti mancare all’appello. Michael Stipe, Peter Buck e Mike Mills hanno annunciato sul loro sito ufficiale che l’avventura è finita: «Abbiamo costruito qualcosa di straordinario», ha scritto Stipe, «ma tutto ha una fine. Come REM e come amici abbiamo deciso di chiudere la nostra storia. Abbandoniamo le scene con un grande senso di gratitudine, di realizzazione e di stupore per quello che abbiamo realizzato. A tutti quelli che si sono emozionati con la nostra musica, i nostri più profondi ringraziamenti per averla ascoltata». Non sembra ci siano rotture insanabili, liti o zuffe legali dietro la decisione, semplicemente la consapevolezza che i tre sono arrivati al capitolo conclusivo di una storia musicale importante.

Da ieri, quindi, i REM appartengono al passato, non esistono più come band se non nel ricordo, ancora vivo, di chi li ha amati e ascoltati dall’anno della loro comparsa sulle scene, il 1980, a oggi. Acronimo di Rapid Eye Moviment, la fase del sonno durante la quale si sogna, il nome del gruppo originario della cittadina statunitense di Athens, Georgia, è stato sinonimo di un colossale successo commerciale, visto che Michael e compagni hanno venduto nella loro trentennale carriera 80 milioni di dischi. E se Document, album del 1987, è stato il lavoro che li ha fatti conoscere in tutto il mondo, il successivo Out of time ha costituito il capolavoro assoluto con brani indimenticabili come l’hit Losing my religion, Shiny happy peppole, con Kate Pierson dei B-52’s , e Radio son. La loro carriera è proseguita tra alti (a metà anni ’90 firmarono un contratto quinquennale con Warner Brothers di 80 milioni di dollari) e momenti drammatici (Bill Berry collassò in pubblico e lasciò la band). Tra tour mondiali e dischi un po’ così, gli anni Duemila hanno visto i REM riproporsi senza picchi di creatività assoluta fino al’ultimo cd Collapse into now, uscito nel marzo scorso. Sincera la postilla finale di Stipe: «Un saggio una volta disse che la cosa più importante quando si va a una festa è sapere quando è il momento di andare via». Sipario.

di Leonardo Iannacci

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Commenti all'articolo

  • il mulo

    22 Settembre 2011 - 17:05

    Purtroppo, oggi, è finita la musica!!

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