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L'ultima fiction di Taricone: "Pietro, vero talento comico"

Il regista Norza ha subito capito le sue doti: "Dopo pochi ciak chiedeva com'era andato. E se poteva migliorare"

L'ultima fiction di Taricone: "Pietro, vero talento comico"
Un lancio nell’azzurro del cielo: l’ennesima prova di coraggio, una nuova sfida contro se stesso, da affrontare con il sorriso e la leggerezza di sempre. Sono queste le ultime immagini che abbiamo visto di Pietro Taricone: poco più di un anno fa (il 29 giugno del 2010), nel giorno della sua tragica morte, la rete si è riempita dei video in cui Pietro, ‘o guerriero, dava sfogo a una delle sue più grandi passioni: il paracadutismo. Sono passati quindici mesi dall’incidente che ha spezzato la sua giovane vita (aveva 35 anni). Ma il pubblico televisivo che si è lasciato conquistare dalla spontaneità di Taricone nella casa del Grande Fratello e ne ha poi apprezzato le qualità di attore non lo ha dimenticato. E lui, Pietro, sembra voler ricambiare l’affetto della gente con un ultimo regalo: una fiction, girata poco prima di morire, dal titolo Baciati dall’amore, che potrebbe andare in onda  a metà novembre per sei serate su Canale 5.

Baciati dall’amore è stata premiata lo scorso fine settimana come miglior serie tv dell’anno alla quarta edizione del Galà del cinema e della fiction, a Castellammare di Stabia. Il regista, Claudio Norza, presente alla kermesse campana, ha ritirato il premio in un clima di commozione generale parlando proprio di Taricone. «Pietro di solito era sottoutilizzato. Nella Squadra era il coattello, in Tutti pazzi per amore faceva il bello un po’ ignorante, ma qui è emerso il suo talento comico», ha detto Norza, che lo aveva già diretto nella Nuova Squadra.  In Baciati dall’amore Taricone interpreta Antonio, un cantante neomelodico alla ricerca del successo: «Un ruolo pensato per lui e la sua verve comica», ha spiegato il regista. Pioniere del GF italiano, nonché vincitore morale della prima edizione del reality, Pietro è rimasto negli anni il più amato dei gieffini. Ciò nonostante si è voluto subito liberare dell’immagine del palestrato “sciupafemmine” e ha rinunciato alle ospitate in tv, dedicandosi solo alla recitazione: il suo primo lavoro importante risale al 2002 in Distretto di Polizia 3. Da lì, numerose altre partecipazioni a serie di successo come Codice Rosso, La nuova squadra e Tutti pazzi per Amore.

Non sappiamo se Taricone condividesse l’opinione del regista Norza, sentendosi effettivamente sottovalutato sul set: in ogni caso, era riuscito nel corso degli anni a ritagliarsi il suo spazio di attore, nella fiction prima di tutto, ma anche al cinema, grazie a piccole parti in film come Ricordati di me, di Gabriele Muccino.
Quello che distingueva Pietro, a detta di chi ci ha lavorato e lo ha conosciuto bene, è la voglia di mettersi in discussione e accettare nuove sfide. Come Baciati dall’amore: «Sarebbe uscito rinnovato da questa esperienza» ha spiegato  Claudio Norza «lui lo sapeva e ci teneva tantissimo. Le canzoni che canta nella serie tv, come Amore e nicotina, sono strepitose, erano diventate il tormentone sul set: le cantavamo insieme ogni volta che arrivava al lavoro. La star era lui. Si capiva da quello che succedeva quando giravamo all’aperto: la gente lo amava, era Pietro quello che firmava più autografi di tutti. Era una persona generosa e piena di talento».
«La serie è dedicata a Taricone per volontà di tutto il cast (in cui spiccano i nomi di Giampaolo Morelli, Marisa Laurito e Lello Arena). Pietro se n’è andato un mese dopo la fine delle riprese e questo vuole essere un omaggio al suo talento. Abbiamo aspettato a mandarla in onda per rispetto alla sua famiglia: tanti squali non si sarebbero certo fatti scrupolo di cavalcare l’emozione a ridosso del tragico evento».
Format a metà strada tra I Cesaroni e Benvenuti al Sud, Baciati dall’amore promette di portare sul piccolo schermo un Taricone diverso da come il pubblico l’ha conosciuto. «La sua è la parte più comica» ha spiegato ancora Norza «Pietro era una persona molto esuberante, ma anche sensibile. Dopo ogni ciak chiedeva sempre com’era andato, se poteva migliorare».

di Giovanni Luca Montanino

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