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Woody Allen contro Boccaccio Purtroppo ha ragione lui

Dibattito su cinema e letteratura: il regista americano camberà nome al suo film sul Decameron. Specchia: giusto, ha poco appeal

Woody Allen contro Boccaccio Purtroppo ha ragione lui
Woody Allen ha ragione anche quando ha torto. Gli italiani un Boccaccio non lo meritano; anche perché ne hanno, purtroppo, solo vaporose reminiscenze scolastiche.Con Dante, per dire, è diverso. L’italiano medio tra i 15 e i 50 anni, Dante -con Virgilio e Belzebù- se lo ricorda, soprattutto dopo che Benigni l’ha evocato in tv per dieci milioni di spettatori; ma provate a chiedere allo stesso italiano medio se riesce ad aprire la memoria  su Nastagio degli Onesti o  Masetto da Lamporecchio, solo alcuni dei protagonisti delle cento novelle del “Decameron”. Se poi gli recitate, dalla decima  giornata dell’opera boccacesca, “Ghino di Tacco piglia l’abate di Clignì...”, il più colto, al massimo, vi citerà Bettino Craxi che abusava di quel nome ai tempi d’oro dei socialisti. Diciamoci la verità.

Woody Allen sarà spocchioso, e incapace di testare l’ignoranza dei suoi concittadini (provate a chiedere a un americano se conosce la produzione di Washington Irvin, o Simon, o Roth). Ma non sbaglia a dire: «Non riuscivo a credere che così poche persone avessero sentito parlare del “Decamerone”, persino a Roma. E quei pochi che lo conoscevano, pensavano che il mio film fosse tratto dalle novelle del Boccaccio». Certo, dubitiamo che il regista abbia letto il Decameron originale; al limite ne avrà apprezzato la cineversione di Pasolini del ’71, tra l’altro assai poco filologica. Ma ciò non toglie che il livello dell’ignoranza media in Italia sia spaventoso. La differenza con gli americani è che hanno un’ignoranza generica; la nostra  è un’incultura in forma specialistica.

 Date la colpa alla scuola, alla Gelmini, a Internet, alla tv che lobotomizza, ma quando con giovani colleghi parlo di Rocco, a nessuno viene in mente “...e i suoi fratelli” di Visconti, semmai pensano a Siffredi. Se cito Battisti i più pronti evocano un ex brigatista, altri pensano a Mogol. Lo stesso accade con le grandi dinastie. Dico “Della Gherardesca” e mi parlano non del conte Ugolino, ma di Costantino, la Maga Maghella da Chiambretti. Parlo di Emanuele di Savoia a Teano e per tutti  è Emanuele Filiberto a Sanremo. Boccaccio, forse, è l’ultimo dei problemi...
di Francesco Specchia

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