Cerca

Tonino sbotta col finto Alfano insulti contro i precari

I fan dell'austerità non vogliono più ridere. Il leader dell'Idv se la prende con l'inviato di Striscia: "E' finito il tempo dei Ridolini?"

Tonino sbotta col finto Alfano insulti contro i precari
Aggiornate i guardaroba, è giunto il tempo delle stoffe pesanti, dei grigioni e dei verdoni, della flanella al potere che sostituisce la fantasia. I ghigni austeri devono sostituire i sorrisi biscioneschi, bisogna che alla leggerezza subentri la ponderosità del governo tecnico. E pensare che sono passati appena due anni (giusti giusti: dal novembre 2009) da quando, intervistato da Libero, lo scrittore Fulvio Abbate annunciava: «Oggi la destra vive il suo 68» e Pietrangelo Buttafuoco precisava: «Oggi nella destra c’è un clima sessantottino, nel senso migliore del termine. Ma il merito è esclusivamente del Cavaliere. Senza Berlusconi oggi l’Italia sarebbe peggio che ai tempi dell’Austerity, e la destra cupissima».

Ciò che teorizzavamo allora era che Silvio avesse interpretato le spinte iniziali e migliori del 68: la carica esplosiva e libertaria, la creatività e la leggerezza, la liberazione dei costumi (sì, anche sessuali), una maggiore considerazione per le istanze popolari. Eliminando però il furore ideologico che sarebbe sfociato negli Anni di piombo, l’impulso a disintegrare la famiglia e le istituzioni, l’odio di classe. La rivoluzione berlusconiana era avvenuta prima nella televisione, poi - anche grazie al tubo catodico - nella politica. Che avessimo ragione lo dimostrano certe sdegnate reazioni del mondo intellettuale progressista. Tempo fa, la firma della Stampa Massimiliano Panarari accusava Antonio Ricci di aver creato, tramite programmi come Drive In e Striscia la notizia, l’egemonia culturale del centrodestra, la quale però, non  degna di stima, andava derubricata a «egemonia sottoculturale».
 Ieri, guarda caso, Antonio Di Pietro se l’è presa proprio con Dario Ballantini, inviato di Striscia che vestendo i panni di un divertente Angelino Alfano lo aveva avvicinato nei pressi di Montecitorio. «Non hai capito che è finito il tempo dei Ridolini?», ha berciato Tonino, perfetto rappresentante del partito del grigiore. «Basta fare la commedia adesso. È finito anche questo programma, è tempo di cose serie. Andate a casa pure voi, non faccia il precario a vita pure lei!».

Basta divertimento - Fine del divertimento, rientrare nei ranghi. Sempre ieri, su Repubblica, Francesco Merlo gioiva: «Cala il sipario sull’era dei talk show». Basta con la politica televisiva, con le liti da gladiatori fra fazioni. E il momento dei tecnici chiusi nella loro «gravitas», «in un impegno che è serio e che non consente chiacchiere», poiché Monti e i suoi «debbono realizzare risultati senza tenere calda la piazza, senza rendere conto alla propria tifoseria».  Sulla stessa linea il direttore della Stampa Mario Calabresi: «La prima rivoluzione andata in onda ieri, durante il giuramento al Quirinale, è stata la fine della politica spettacolo: nessuno dei presenti era un personaggio già reso famoso dalla televisione, noto per una litigata, per le sue battute o per gesti eclatanti». Ancora su Repubblica, Michele Serra godeva, spiegando che siamo «guariti dalla peste, redenti dalla dannazione», che «il grigio-banca del governo Monti sembra un antidoto alla pacchianeria sgargiante che ci ha sommersi, incanagliti, instupiditi». La rivoluzione berlusconiana è per lui una «catastrofe antropologica». Gian Antonio Stella sul Corriere, fortunatamente, era più moderato. Parlava, per l’insediamento del nuovo esecutivo, di una «cerimonia senza spettacolo», si limitava a registrare: «Tutto molto serio. Molto grigio. Abiti di flanella. Moderati i toni». Ma in fondo sembrava quasi rimpiangere un passato più ludico.
L’inversione dei ruoli a cui assistiamo, tuttavia, è incredibile. Quanti ora tifano grigio&flanella contro le urla da talk show sono i vicini di casa delle piazze di Santoro e di Lerner a Milano, Italia. Quelli che le medesime piazze le volevano piene di contestatori contro Silvio. Gli ex sessantottini s’indignano per il 68 berlusconiano. Come il poeta Valerio Magrelli, che per Einaudi ha appena pubblicato Il Sessantotto realizzato da Mediaset, dove conferma la liberazione portata dal berlusconismo e insieme la disprezza, sostiene (facendo parlare un fittizio Machiavelli) che «bisognerebbe ricorrere all’affidamento di larga parte dell’elettorato, afflitta da tragica minorità, da una insipienza che diventa smania autodistruttiva». Altrettanto feroce il sociologo Mario Perniola nell’annunciare l’uscita del saggio Berlusconi o il 68 realizzato. Spicca nel Cav, dice, «quella volontà di potenza, quel trionfalismo farneticante, quella estrema determinazione di destabilizzare tutta la società da cui il Sessantotto fu pervaso. Fine del lavoro e della famiglia, descolarizzazione, distruzione dell’università, deregolamentazione della sessualità, contro-cultura». Idee che un tempo predicava, apprezzandone probabilmente solo  la parte sfascista e deteriore.

L'inversione  -
Ecco l’inversione farsesca: chi esaltava la fantasia, ora brama la flanella. Chi aizzava la piazza è schifato dalle forme popolaresche del piccolo schermo, anche volgari, se volete (spesso per colpa di chi la tv l’ha sempre e solo detestata senza tentare di capirla). Chi voleva la rivoluzione, è conservatore nel senso più retrivo, stigmatizza la rivoluzione realizzata di Silvio.  Adora la flanella perché vuole indossarla, sdegna la caciara catodica perché ama il silenzio da sacrestia del potere. 
Chi era comunista, ora sembra democristiano. In realtà, rivelando l’entusiasmo per il grigiore burocratico, appare comunista più oggi di prima. E, se permettete, è peggio morire comunisti che democristiani.

di Francesco Borgonovo

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • marcolelli3000

    18 Novembre 2011 - 21:09

    vogliamo ridere? 70milioni pappati in contributi elettorali , no a monti e poi si' accorato: come se fosse una barzelletta. e' una barzelletta? no? vabbe'... non c'e' da ridere, appunto.

    Report

    Rispondi

  • rinogioffre

    18 Novembre 2011 - 19:07

    Mi auguro sia finito anche il tempo dei Pulcinella come lui e i manettari del suo partito. Vuole la nuova legge elettorale? E diamogliela: sbarramento al 10% e chi cambia casacca, va casa senza un quattrino.

    Report

    Rispondi

  • Tonino Dominici

    18 Novembre 2011 - 17:05

    .....non ho parole per descrivere lo squallore di Tonino. Ora che non ha più Berlusconi da combattere, se la prende anche con i comici !!!! Chi non ride non sa nemmeno vivere !!!!

    Report

    Rispondi

  • bruggero

    18 Novembre 2011 - 16:04

    Signor Di Pietro, se davvero fosse finito il tempo dei ridolini, sareste TUTTI a......casa, ma purtroppo il teatrino continua!!!!!!

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog