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Mamma Rai è nel pallone: arriva la fine di 90° minuto

Viale Mazzini vuol risparmiare. Il cda potrebbe chiudere il programma che ha fatto la storia del pallone., in onda dal 1970

Mamma Rai è nel pallone:  arriva la fine di 90° minuto

Para-pparà, para-pparà, paa paa... (“Jazz Band” di Henghel Gualdi). Già, detta così non dice molto, ma provate ad ascoltarvela su Youtube e poi aggiungervi i saluti di Paolo Valenti, una serie di gol - montati uno dopo l’altro senza fastidiosi effetti speciali - di un football che (sigh sigh) non c’è più, un pallone classico (pentagoni neri ed esagoni bianchi) e i calciatori con le maglie come Dio (il Dio del calcio) comandava prima dell’avvento del marketing (1995), cioè ala destra con il numero 7, stopper con il 5, mezz’ala destra con l’8. Ecco, fate tutto questo e, come per magia, vi ritroverete in un tardo pomeriggio di una qualsiasi domenica degli Anni ’70 e ’80, appagati dopo una meravigliosa (tutte erano meravigliose, anche se la vostra squadra aveva perso!) puntata di «90° minuto» e serenamente ipnotizzati dalla sigla finale (“Jazz Band” di Henghel Gualdi, appunto) con il riassunto di tutte le reti della giornata. Che sballo.

i motiviUno sballo che oggi rischia di trasformarsi in incubo: il programma cult che ha fatto la storia del pallone e degli italiani potrebbe essere arrivato alla definitiva sigla finale. Il motivo? Tra oggi e domani il cda della Rai - che vuole risparmiare - deciderà se rinunciare al calcio. La tv pubblica ha fatto un’offerta al ribasso per i diritti in chiaro dal 2012 al 2015 e adesso con la Lega di serie A sono aperte le trattative private. Il guaio è che alcuni consiglieri Rai vorrebbero spacchettare il prodotto, facendo un’offerta solo per la «Domenica Sportiva» e per la  «Giostra del gol». Non per “«Stadio Sprint» e, soprattutto, «90° Minuto», che va in onda dal 27 settembre 1970 e potrebbe oscurarsi per sempre.

Un colpo troppo duro, per noi amanti del pallone vintage e dei siparietti di Paolo Valenti, della voce tremula di Tonino Carino da Ascoli, delle giacche senza spalle a quadrettoni di Cesare Castellotti da Torino (che una volta si tagliò i baffi tra un collegamento e l’altro!), delle gag di Luigi Necco da Napoli con Gianni Vasino da Milano, della parlata di Marcello Giannini da Firenze e - pensate un po’ - pure del mega-super-riporto di Franco Strippoli da Lecce. Indimenticabili quegli anni e quei pomeriggi, le schedine del totocalcio lette a singhiozzo da Valenti e gli inevitabili problemi audio e tecnici.

le perleCome quella volta che Valenti lanciò un servizio da Milano, apparve il buio in video e poi lui, con le mani nei capelli e una risata imbarazzata («Scusate, sono andato in onda proprio in una mossa spontanea...»). O quella volta che, in mancanza delle immagini di Udinese-Bari, il conduttore raccontò la partita commentando i disegni dei quattro gol. Ma all’ultima rete, anziché l’illustrazione della segnatura di De Trizio, apparvero le previsioni del tempo («Beh, questo come vedete non c’entra proprio niente, è scattato il tempo che era un po’ vario in Italia...»). No, non possono toglierci «90° minuto» anche se siamo nell’era della pay-tv e gli ascolti sono calati. Sarebbe la fine del calcio. Non è ancora il momento di ascoltare Para-pparà, para-pparà, paa paa...

di Alessandro dell'Orto

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Commenti all'articolo

  • onorio1904

    29 Novembre 2011 - 23:11

    era un bel programma, ora non lo è +. mi hanno insegnato che l'acqua passata sotto il ponte non macina più. ladecisione mi lascia quindi indifferente.

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  • Caninforato

    29 Novembre 2011 - 12:12

    E' proprio curioso questo articolo! Pieno di nostalgico rammarico per l'inesorabile declino della TV pubblica, che pian piano, grazie al sotterraneo lavorio dei Dirigenti messi lì proprio per quello, perde i giornalisti migliori, gli artisti più apprezzati, i programmi sportivi più seguiti, perde ascolti persino nei Telegiornali! Che poi ad avvantaggiarsi da questo autolesionismo sono le TV private che possono vendere al popolo-bue le partite di calcio, vendere persino i film! ecc. ecc. (Comunque è noto che alla gente non interessa nulla del conflitto di interessi).

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