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1921, Il mistero di Rookford Horror ad altissimo livello

Cineprime: se una detective non crede ai fantasmi finché non le sanltano addosso. Gli altri film della settimana da non perdere

1921, Il mistero di Rookford Horror ad altissimo livello

Londra 1921. Perché ’21? Perché i primi anni di pace dopo la Grande Guerra furono tempi di grandi cacciatori di fantasmi (chi li cacciava perché ci credeva, chi non ci credeva ma faceva finta di cercarli per spremere i gonzi). Il conflitto era appena terminato, ma molti non si rassegnavano alla scomparsa dei loro cari (morti o dispersi). Perciò cadevano presa dei vari “medium” specialisti nel far ballare i tavoli.

Florence Cathcart (Rebecca Hall, rivelata da Woody Allen in “Vicki Christina Barcelona”) è una scrittrice molto nota per aver smascherato parecchi di questi ciarlatani. Sherlock Holmes in gonnella crede solo a ciò che può avere una spiegazione razionale, il paranormale è roba  per creduloni o per fasulli. Perciò un certo Mallory si rivolge a lei per offrirle un “caso” su cui affondare i bei dentini. In un collegio di Rookford  (sobborgo di Londra) è morto un bambino in circostanze misteriose. I compagni dicono che l’ha ammazzato uno spettro. La polizia  è meno sicura, però alcune foto scattate al cadaverino sono decisamente inquietanti. Sullo sfondo  s’intravede una sagoma dai non chiari contorni.

Florence naturalmente è scettica. Piomba al college  (un postaccio che sembra radunare tutti gli orrori della letteratura gotica) armata dei suoi macchinari. Grazie ai quali spesso è riuscita a capire  come le “sagome dai non chiari contorni” avessero origini  nient’affatto inquietanti (giochi di luce,  finestre chiuse a metà). E anche questo “mistero”  appare all’inizio di non difficile spiegazione. Florence sta per chiudere brillantemente il caso  quando si trova faccia a faccia con una creatura sovrannaturale. Ci siamo, è vicina la soluzione del puzzle,  tra pochi minuti avremo tutte le spiegazioni. Macché. Dalle definitive rivelazioni (che arriveranno oltre il centesimo minuto) siamo molto distanti.  L’incontro Esp è solo l’occasione per scatenare altri fantasmi. Che riguardano principalmente l’inconscio di Florence. Sì, perchè la ragazza  ha sempre ostentato  una sicumera che era ben lungi dal possedere. Anche lei è una quasi vedova che non s’è rassegnata  (il fidanzato è morto improvvisamente). Il ricordo che credeva sopito, tra le mura del college s’è risvegliato fino a trafiggerle il cuore come una coltellata.

A ogni appassionato dell’ horror che frequenti le sale di cinema. Dai nostalgici dei film della Hammer (la casa che mezzo secolo fa rifece tutti i classici della letteratura gotica facendoli recitare a Christopher “Dracula” Lee) e ai buongustai, quelli che mettono in cima alle loro esperienza (non solo terrificanti) film come “The others” o le versione di “Giro di vite” di Henry James.

“Il mistero di Rookford” ripete e supera tutte le suggestioni visive dei classici Hammer. Il college  è un manor enorme, cupissimo, che mette paura  anche a guardarlo da fuori. Circondato da una campagna inglese che sembra isolarlo dal resto del mondo. E gli interni poi  danno l’idea di nascondere un “bogey man” (un uomo nero) per camera. I  Dracula con Christopher Lee però erano estremamente prevedibili nella loro scansione drammatica. “Rookford” invece ti prende in contropiede tre, quattro volte nel corso del film, la sua struttura a scatole cinesi ti toglie immancabilmente l’illusione che la soluzione sia imminente, a portata di mano (immaginatevi un colpo di scena come quello di “The others” ma ripetuto due tre volte).  A noi personalmente, poi, il film di Nick Murphy ha intrigato  per il gusto evidente con cui fa a pezzi la figura del detective  super razionale alla Sherlock Holmes. Ispirandosi, per il personaggio di Florence , non tanto a Sherlock, quanto al suo creatore,  Conan Doyle, che dopo aver teorizzato con Holmes il predominio della ragione, cadde vittima  dei faccendieri dell’inconscio che gli promettevano il contatto colla defunta figliola.

di Giorgio Carbone

GLI ALTRI FILM DA VEDERE

Midnight in Paris

Regia: Woody Allen
Cast: Owen Wilson, Rachel Mc Adams, Kathy Bates e Carla Bruni
Genere: commedia
Durata: ore 1.34

LA TRAMA Un americano a Parigi con la fidanzata e i poco graditi quasi suoceri. Lo yankee è talmente gasato di percorrere le strade che furono battute da Hemingway e Picasso  da compiere balzi nel tempo (per la precisione negli anni ’20 a contatto coi suoi idoli).

PIACERA' A chi 30 anni fa fece follie per il Woody Allen  di “Manhattan” e “Io e Annie” e da parecchio tempo non folleggiava più. “Midnight in Paris” restituisce se non il Woody  del tempo perduto  quello delle memorabili battute, che gli spettatori mandavano  a memoria per poi ripeterle magari spacciandole per proprie. E Carla Bruni (grande domanda delle lettrici di gossip)? Non fa meraviglie. E nemmeno danno. Sta lì.

La cosa
Regia:Matthjis Van Hejiningen
Cast: Mary Elizabeth Winstead, Ulrich Thomsen, Joel Edgerton
Genere: fanta horror
Durata: ore 1.12

LA TRAMA Una paleontologa  si unisce a una spedizione norvegese che si vuol spingere al Polo Sud dove è stato avvistato il relitto di una nave di strana foggia. Credono di trovarsi  di fronte ai resti di un’antica navigazione. E invece dalle rovine emerge una strana e terribile creatura, un alien venuto dagli spazi.

PIACERA' A coloro  che hanno visto i precedenti classici sulla “Thing”, da “La cosa da un altro mondo” prodotto da  Howard Hawks al film di Carpenter di 30 anni fa.   Questo non è un precisamente un remake, ma semmai un prequel  della “Thing” di Hawks. Meglio o peggio? Diciamo che qui abbiamo effetti speciali che nel 1951 e nel 1982 manco si sognavano.

Le nevi del Kilimangiaro
Regia: Robert Guediguian
Cast: Ariane Ascaride, Jean Pierre Darrousin, Gerard Meylan
Genere: drammatico
Durata: ore 1.37

LA TRAMA Un operaio di Marsiglia, sindacalista rispettato e ascoltato si vede trattato da “esubero”, vale a dire licenziato. Lui non se la prende troppo. C’è  chi sta peggio di noi, dice alla moglie. E difatti c’è chi sta peggio veramente. Una banda di giovani allo sbando (tra disoccupazione e teppismo) aggredisce i coniugi e li deruba della liquidazione...
 
PIACERA'
A chi segue il cinema fuori dagli schemi di Guediguian. E anche a chi lo scopre solo adesso e rimarrà incantato dalla felicità della sua collocazione “marsigliese”, dalla recitazione di Darrousin (chissà perché lo scopriamo a ogni film) . E soprattutto davanti a una storia che gronda buoni sentimenti riuscendo a non precipitare mai nel buonismo.

Lo schiaccianoci 3D
Regia: Andrej Konchalowsky
Cast: Elle Fanning, John Turturro
Genere: favola
Durata: ore 1.17

LA TRAMA E’ Natale e la piccola Mary (nella realtà non piccolissima, Elle Fanning sorella di Dakota è quasi pronta per i ruoli di amorosa) riceve per regalo uno schiaccianoci. Tutto qui? Piano, l’arnese è magico. La fatidica notte  prende vita e trascina Mary in un magico mondo dove la bambina si trova a combattere  contro il Male con la M maiuscola (impersonato però da un non molto temibile John Turturro)+

PIACERA' A chi  vuole appagarsi gli occhi colla favola delle favole  raccontata al massimo dello splendore visivo. E a chi riscopre dopo tanto tempo Andrej Konchalowsky. Che dopo tante  peregrinazioni è tornato al primo amore, la fiaba  (grande specialità del cinema russo).

A cura di Giorgio Carbone

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