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Ma dov'è finito sexy-Clooney? Pensionato, grigio e a riposo

Nel film "paradiso amaro", l'attore ha un'aria dimessa, indossa camiciole hawaiane da turista patetico, sembra un anziano

Ma dov'è finito sexy-Clooney? Pensionato, grigio e a riposo

Ha già vinto il Golden Globe, nota anticamera degli Oscar,  battendo con un ruolo dimesso, in Descendents (in italiano Paradiso amaro), proprio quel Michael Fassbender nuovo sex symbol con Shame. Lui è George Clooney, e per essere precisi, il premio avrebbe preferito averlo per Le idi di marzo di cui è regista oltre che interprete nel ruolo di un affascinante senatore democratico che ha una storia con una giovane e bella stagista. George avrà 51 anni a maggio (oggi un’età da ragazzino per uno del suoi calibro), ma sembra stia facendo di tutto per cancellare l’immagine del seduttore nata nel 1994 con la celeberrima serie televisiva E.R., e poi consacrata in mille occasioni di fascino, tipo  Ocean’s Eleven. Tirando le somme, George sembrerebbe più mal messo di quando si accoppiò con la Canalis per sfatare dubbi di omosessualità.

All’epoca era sempre in tiro, passava da smoking inappuntabili al casco da motocicletta che emanava testosterone a pacchi per la soddisfazione delle sue fameliche fan. Sempre spiritoso, gentile, ma con pizzico di carogneria tipica del seduttore irresistibile: milioni sarebbe state disposte a subire qualsiasi onta per l’onore di una cena con George, quello che bussava alla porta della festa brandendo la bottiglia di Martini. Giro di boa.  Paradiso amaro, tratto dal romanzo dell’hawaiana Kaui Hart Hemmins, è diretto dal celebrato Alexander Payne, già visto alle prese con Paul Giamatti e Jack Nicholson. Payne  ha dichiarato: «Non poteva esserci nessun altro al posto di Clooney, soltanto lui con la sua sensibilità era in grado di dar vita all’avvocato Matt King». E resterete a bocca aperta, seguendo le vicissitudini di George-Matt. Il paradiso amaro è quello delle isole Hawai, e Matt ci racconta la vicenda come voce narrante.

 La sua vita tranquilla è sconvolta da una tragedia: la moglie, tipa sportiva, ha avuto un tragico incidente, alla guida di un motoscafo, proprio alla vigilia della vendita miliardaria, da dividere con i cugini, di un appezzamento di terreno appartenuto a una principessa hawaiana, ava di Matt. Ora lei è in coma profondo in ospedale, e lui deve tentare di recuperare le due figlie, un’adolescente  petulante e una ragazza ribelle. Matt non ha mai fatto il padre, ma ce la mette tutta, pieno di dolore e sconcerto. Soprattutto non capisce perché la figlia  più grande non provi alcuna pietà per la madre. Fino a quando non sarà proprio lei a dirgli che la rispettiva madre e moglie lo tradiva. Il mondo casca addosso a Matt, che imputava a se stesso la freddezza della moglie, e ora cerca  disperato di identificare l’amante della moglie: riuscirà a conoscerlo, ad avvicinarlo, ma non avrà reazioni violente, perdonerà persino la moglie per il tradimento, e con le figlie resterà accanto al suo capezzale sino alla fine.

 George conserva per tutto il film un’aria dimessa, capelli grigi e camiciola hawaiana da turista patetico, salvo qualche rara battuta ironica. Un ruolo che di solito attribuivano alle donne, quello delle moglie tradite che perdonano. E il look dimesso diventa abitudine, Clooney indossa un maglioncino da pensionato, un po’tipo anni ’60, anche nello spot di Fastweb in onda in questi giorni in Tv. Ci chiediamo: è il caso di preoccuparsi, sarà colpa della crisi globale? Avrà dei contatti con il governo Monti che insiste sul basso profilo? Certo che alle donne non va mai bene niente: tutte si lamentano dei “maschi stronzi”. E se poi loro diventano a sorpresa “migliori” di noi, e anche capaci di sacrifici, di colpo non seducono più.
di Bruna Magi

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