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Popolizio: "All'Opera di Roma porto i miei 'Masnadieri' gotici"

15 Gennaio 2018

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Popolizio: "All'Opera di Roma porto i miei 'Masnadieri' gotici"

Roma, 15 gen. (AdnKronos) - "Un'opera di forti conflitti, dominata da un tumulto di passioni dove i desideri non trovano mai appagamento. Per questo ho scelto di portarla indietro nel tempo rispetto alla sua ambientazione naturale, al medioevo, e darne una lettura gotica". Massimo Popolizio, al debutto nella regia lirica, spiega così la sua lettura de 'I masnadieri' di Giuseppe Verdi, che da domenica 21 gennaio torna in scena al Teatro dell'Opera di Roma dopo oltre 45 anni di assenza con Roberto Abbado sul podio. L'ultima volta (ma fu anche la prima) che il melodramma giovanile di Verdi venne rappresentato al Costanzi fu il 1972, sul podio c'era Gianandrea Gavazzeni e la regia era di Mario Missiroli.

Quindi "una grande novità" per la fondazione lirica romana, dice il sovrintendente Carlo Fuortes, "sia dal punto di vista musicale, con Abbado sul podio, sia da quello registico, con Popolizio alle prese per la prima volta con un'opera lirica, genere molto attrattivo anche per cineasti e registi di teatro". Dopo le polemiche della 'Carmen' di Firenze dove il regista Leo Muscato ha cambiato il finale per evitare il femminicidio in nome del politicamente corretto, Fuortes assicura: "Qui ci sarà, lo confermiamo". Nel finale, infatti, il protagonista maschile Carlo, uccide Amalia e si consegna alla giustizia.

A proposito delle recenti interviste in cui ha dichiarato di essersi ispirato al 'Trono di Spade', Popolizio precisa: "C'è un riferimento a un prodotto popolare come 'Il trono di Spade', ma è chiaro che 'I masnadieri' (che il regista rilegge come una banda di "mercenari", ndr) sono cosa ben diversa". Semmai il riferimento, precisa l'attore e regista che il 1° febbraio sarà al cinema con 'Sono tornato' diretto da Luca Miniero, "è più al mondo shakespeariano, con riferimenti a Re Lear e a Riccardo III. Per questo la scenografia è molto gotica, con ponti mobili che reggono il coro e molti elementi scenici in movimento, cosa che fa certamente parte del mio imprinting ronconiano. Ho sempre cercato però di privilegiare la musica, tenendo conto delle difficoltà dei cantanti, ai quali - osserva - non si può chiedere di essere attori come agli attori non si può chiedere di essere ballerini. Il fatto che oggi un cantante lirico sia disponibile per fare cose che prima non faceva, è già una grande novità".

Popolizio, la cui preparazione musicale è più legata al jazz anche se ha con l'opera una frequentazione nata soprattutto dalla sua collaborazione con Luca Ronconi, sa che "quando si mette in scena un'opera ci sono più paletti che in un testo di prosa, dove l'attore può anche inventarsi un ritmo che invece qui è rigorosamente fissato dalla musica. Il mio valore aggiunto - spiega - è avere portato in scena con i cantanti la mia esperienza di attore".

'I masnadieri' appartiene a quella ristretta schiera di opere verdiane, accanto a 'Giovanna d’Arco', 'Alzira', 'Attila', 'Il corsaro' e 'La battaglia di Legnano' che, a dispetto di un'accoglienza calorosa del pubblico alla prima rappresentazione, non hanno mai goduto della stima dei musicologi. Massimo Mila scrisse proprio un libro dal titolo 'Le opere 'brutte' di Giuseppe Verdi, e recensendo la ripresa scaligera del 1978 de 'I masnadieri' scrisse sulla Stampa che quella era "una delle sei opere brutte di Verdi, e nella classifica a ritroso occupa un posto di prima fila".

Un giudizio non condiviso da Abbado, secondo il quale invece "non è un capolavoro ma un'opera bellissima che prende le mosse dal melodramma di Rossini, Bellini e Donizetti per aprire lo sguardo verso quella rivoluzione del teatro musicale che Verdi farà con i capolavori successivi".

Il maestro milanese ricorda che "questa è la prima grande commissione che Verdi riceve da un importante teatro internazionale, l'Her Majesty's Theatre di Londra, e per questo il musicista di Busseto pensa di mettere in musica un testo importante di Friedrich Schiller, 'Die Raeuber'. Uno dei testi chiave della drammaturgia europea che racconta un passaggio importante della storia tedesca. Per trarre il libretto - prosegue Abbado - Verdi si rivolge a un grande intellettuale amico suo, Andrea Maffei. E' chiaro che ci sono dei punti deboli, ma non si può considerare quest'opera come un lavoro del Verdi minore", ribadisce Abbado.

Il nuovo allestimento dell'Opera di Roma de 'I masnadieri' prevede sei repliche (dal 21 gennaio al 4 febbraio) precedute il 20 gennaio da un'anteprima giovani. Nel cast il tenore Stefano Secco darà voce a Carlo, il baritono Artur Ruciński a Francesco. Con loro sul palcoscenico Roberta Mantegna, diplomatasi nella prima edizione di 'Fabbrica' Young Artist Program dell’Opera di Roma, sarà Amalia. "Una cosa che ci riempie d'orgoglio - dice Fuortes - perché testimonia lo sforzo di un teatro di riuscire anche a proporre nuove voci".

Il basso Riccardo Zanellato sarà Massimiliano, Saverio Fiore (Arminio), Dario Russo (Moser) e Pietro Picone (Rolla). Le scene sono di Sergio Tramonti, i costumi ("che rappresentano un mondo senza epoca, archetipico e barbarico") di Silvia Aymonino, le luci di Roberto Venturi, i video di Luca Brinchi e Daniele Spanò. Maestro del Coro Roberto Gabbiani.

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