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Conflitto d'interessi

La Fiat e la Bassetti di Buffon tra gli sponsor degli arbitri

I fischietti di serie A costano alla Federcalcio 5 milioni all’anno, Rizzoli, Orsato e Doveri fra i più retribuiti

La Fiat e la Bassetti di Buffon tra gli sponsor degli arbitri

«Gli arbitri italiani sono tra i migliori al mondo, dobbiamo rispettare quello che fanno. Ve lo dice uno che ha sbagliato in maniera anche grossolana andando a protestare perché al 94’, a mio avviso, non ci era stato dato un rigore. Da allora ho cambiato atteggiamento e ho grande rispetto del lavoro degli arbitri, del lavoro di Braschi e di Nicchi che cercano di farli migliorare». Parole che stemperano, quelle di Antonio Conte, pronunciate alla vigilia del match di Trebisonda e pochi giorni dopo il derby che ha visto il Torino lamentarsi per gli errori di Rizzoli, la Fiorentina incendiarsi per le quattro giornate a Borja Valero e quel referto di Gervasoni definito «bugiardo», l’Inter arrendersi all’ennesimo penalty non concesso, stavolta da Russo contro il Cagliari.

Certo, qualcuno può obiettare che è facile parlare da lassù, anche se l’intento di Conte è da leggere come ecumenico messaggio di serenità rivolto a tutta la serie A, fischietti compresi, primo passettino di avvicinamento al caldissimo Milan-Juve di dopodomani, in quel San Siro in cui, nonostante il tempo trascorso, è ancora vivo il ricordo del gol-non gol di Muntari, e dove il direttore di gara, Guida, sarà osservato speciale.

Già, ma quanto guadagnano gli arbitri per un lavoro così esposto e molto spesso ritenuto insoddisfacente? Ieri il Corriere dello sport ha pubblicato un esaustivo articolo che spiega come, al lordo degli emolumenti, i fischietti costino circa 5 milioni di euro all’anno, suddivisi in 3,8 milioni per le 38 gare di serie A (circa centomila a giornata), cui vanno aggiunti la Supercoppa Italiana e tutta la Coppa Italia. Una bella somma, in assoluto, poca roba se si considera che l’ultimo fatturato della serie A è stato di oltre 1,4 miliardi.
Nel dettaglio, gli internazionali hanno un “fisso” (gli ex diritti d’immagine) di 80mila euro l’anno più l’ingaggio Uefa, dunque un arbitro di medio-alto livello può arrivare a 200mila euro lordi a stagione. Mica male, ma va sottolineato come la loro carriera sia più breve in relazione ai calciatori, non hanno il posto fisso (se sbagliano e vengono puniti saltano partite e non incassano) e devono avere un lavoro che gli consenta di gestirsi elasticamente. Rizzoli, ad esempio (finora 77.600 euro guadagnati, viste le varie apparizioni internazionali che culmineranno, unico italiano, con il Mondiale), è architetto, molti altri sono liberi professionisti. In stagione, in testa ai guadagni ci sono Orsato e Doveri con 62.400 euro (13 partite di A, una di Coppa Italia e 12 volte giudice d’area).

Ora, chi paga gli arbitri? La Figc, visto che l’Associazione Italiana Arbitri è la settima componente della Federcalcio. Bene, niente di nuovo, eppure è curioso che oltre a Tim e alla finanziaria Compass fra i main sponsor di Figc e Coni ci siano la Fiat e Iveco, la divisione dei veicoli industriali dell’azienda. Le cose sono un po’ cambiate negli ultimi anni, ma non è difficile leggere «Fiat uguale Agnelli uguale Juventus». Non entriamo in polemiche e dietrologie da bar, ma non vi pare un conflitto d’interessi? È giusto sostenere che al mercato non si comanda, la Casa torinese si sta espandendo, è entrata prepotentemente negli Usa acquisendo Chrysler e ha grandi interessi in Brasile, dove nel 2014 si disputeranno i Mondiali. Ed è anche doveroso ricordare che la sponsorizzazione non è una notizia di ieri ma che il sodalizio va avanti fin dal 2000 (con l’intermezzo 2006 quando invece il partner era Volkswagen, a Calciopoli esplosa e Mondiale vinto) ed è stato rinnovato nel 2011 con scadenza quest’anno: la presenza del marchio Fiat sull’abbigliamento sportivo e la fornitura esclusiva di auto e mezzi per gli spostamenti, frutterà alla Federcalcio 3 milioni a stagione (12 milioni in 4 anni) che potranno salire fino a 18 a seconda dei risultati.

Fin qui il business, ma come si può non sorridere se qualcuno obietta: «Pensate se al posto di Fiat ci fosse scritto Mediaset, o Saras!». Ad aggiungere pepe alla faccenda già intricata c’è perfino Bassetti, storico marchio tessile italiano, che fa parte del Gruppo Zucchi. E chi è titolare della maggioranza (56,26%) del capitale? Gigi Buffon, capitano di Juve e Nazionale.
Certo, l’idea che «io ti pago, e tu non mi tocchi» non sta in piedi, bisogna ricordare che ad Antonio Conte i quattro mesi di sospensione a causa del Calcioscommesse, sono stati comunicati su fogli con l’intestazione Figc. E poi c’è sempre la causa contro la Federcalcio da 443 milioni presentata al Tar del Lazio da Andrea Agnelli per i danni di Calciopoli: insomma, un’azienda che ne porta in tribunale un’altra da lei stessa supportata. È tutto regolare, ma lasciateci sorridere.

di Tommaso Lorenzini

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Commenti all'articolo

  • Alessandro777

    25 Aprile 2015 - 10:10

    dobbiamo sorridere anche sul commissario interista Guido Rossi, che "combinazione" escluse dal processo calciopoli le intercettazioni di Facchetti mentre incluse scrupolosamente tutte quelle relative alle altre squadre? E' poi risultato dal processo che quelle intercettazioni costituivano illecito sportivo ma a quel punto erano prescritte...sorridiamo ci su, dai!

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  • Gialdon

    08 Gennaio 2015 - 13:01

    Il vero problema degli arbitri italiani ( e mi dispiace che Conte non ne faccia alcun accenno ) e' la competenza. Personalmente, io ho 25 anni di carriera calcistica nelle tre maggiori categorie. Dopo centinaia di partite giocate e conseguente esperienza delle conduzioni arbitrali, sono giunto ad una conclusione: L'ARBITRO DEVE AVER GIOCATO NELLA CATEGORIA IN CUI E' CHIAMATO AD ARBITRARE.

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  • erikus

    01 Marzo 2014 - 18:06

    L'apparente tono conciliante e accomodante come dire : ma cosa pensate che gli arbitri favoriscono la Juve perché la Fiat è uno degli sponsor della Federazione? Suvvia non scherziamo ma sorridiamoci sopra, in effetti nasconde un pensiero ben più subdolo e intellettualmente disonesto. È il pensiero, tipicamente italico, che siccome questo è il costume tutti lo debbono indossare! E ciò nonostante le recenti sentenze su calciopoli che dovranno restituire alla Juve due scudetti ed i danni materiali e morali subiti a seguito di quella macchinazione, che giustamente il presidente del club reclama e deve reclamare a nome di tutti i tifosi, si chiami o non si chiami Agnelli!

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    • fnemoz

      15 Aprile 2014 - 23:11

      di tipicamente italico in questa storia c'e' un conflitto di interessi grosso come una casa

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  • lor1972

    01 Marzo 2014 - 18:06

    sono l 'unico ad aver letto TIM ? (oltretutto sponsor ufficiale della SERIE A )...... e quindi ? E i diritti televisivi che paga MEDIASET ? PATETICI ROSICONI.....

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    • fnemoz

      16 Aprile 2014 - 00:12

      perche' tim e' proprietaria di una squadra di serie a?

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