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Guai con le tasse

Il Milan perde pure in Tribunale
Kakà a processo per i guai col Fisco

Il Milan perde pure in Tribunale
Kakà  a processo per i guai col Fisco


Piove sul bagnato in casa Milan. Ricardo Izecson dos Santos Leite, meglio noto come Kakà, è stato rinviato a giudizio dal tribunale di Milano con l’accusa di dichiarazione infedele e dovrà affrontare un processo. L’indagine, di cui Libero aveva dato notizia in esclusiva lo scorso novembre, riguarda il rapporto del giocatore con la Tamid Sport & Marketing, società che rappresenta lo stesso campione brasiliano e che gli avrebbe consentito di pagare un’aliquota più bassa sull’imponibile. Il processo, dunque, si farà, malgrado il precedente accordo raggiunto dal calciatore con l’agenzia delle entrate, che ha già portato al pagamento di una sanzione di due milioni di euro. Il versante penale, però, è tutta un’altra faccenda.


La notizia arriva proprio mentre il fantasista rossonero sta effettuando la rifinitura in vista della partita di ieri sera a Madrid, che ha disputato (segnando un gol) da capitano, ignaro dei fatti, e viene confermata a Libero in tempo reale dal legale di Kakà, Daniele Ripamonti.
Il quale spiega: «Sono in attesa della notifica, ma informalmente ho saputo che la procura ha preso questa decisione. Posso solo sottolineare che, trattandosi di fattispecie di minor rilevanza, non compariremo davanti al gup ma davanti a un giudice monocratico».
cosa rischia
Dalle parole del legale traspare l’ovvia delusione per la decisione del pm Francesco Greco. Ancora Ripamonti: «Non c’è contestazione di frode fiscale, ma solo di irregolarità nella dichiarazione dei redditi. Le confesso che sono sorpreso perché la stessa agenzia delle entrate aveva già escluso che tra Ricardo e la Tamid ci fosse un’interposizione fittizia. Abbiamo depositato una memoria corposa, ma evidentemente non è bastato. Kakà ha sempre pagato tutte le tasse in Italia, anche quando giocava nel Real Madrid. Peraltro avrebbe potuto legittimamente trasferire i suoi interessi in Spagna, per usufruire di un’aliquota più bassa, cosa che ha scelto di non fare. Chiarisco tra l’altro che lo stesso Kakà ha sempre pagato la differenza tra l’aliquota attribuita alla società e quella che spettava a lui in quanto persona fisica. Insomma: si è sempre comportato come un perfetto cittadino, e per etica personale non avrebbe mai potuto agire diversamente».
Legge alla mano (si tratta del decreto legislativo 74/2000, articolo 4), resta il fatto che le norme prevedono anche una pena da uno a tre anni.
il precedente. 

Ripamonti è certo di «poter chiarire la posizione di Ricardo davanti al giudice monocratico. Si tratta di una questione tecnica di diritto tributario che ci auguriamo porti al proscioglimento completo. La verità è che siamo arrivati a questo punto perché in questo campo la giurisprudenza è “oscillante” e la legislazione poco chiara».  È chiaro che una decisione del genere rischia di creare un precedente dirompente: non solo per la notorietà del protagonista, quanto per il possibile impatto sulle società che si occupano di gestire i redditi e le dichiarazioni dell’entità e del tipo di quelle del brasiliano. Il confine tra elusione ed evasione, infatti, è uno dei crinali più dibattuti e delicati della giurisprudenza italiana. L’avvocato Ripamonti è più cauto: «Intanto non possiamo parlare di “precedente” perché non siamo di fronte a una sentenza: nel caso specifico mi sento di poter affermare che non siamo nemmeno di fronte a un caso di elusione». Di questo, come logico, si occuperà la magistratura. Il legale del campione schiva qualunque rischio di «politicizzazione» della questione, tentazione inevitabile vista la proprietà del Milan: «Escludo in maniera assoluta che si tratti di un processo in qualche modo “politico”», commenta Ripamonti: «Conosco il pm Greco, persona inappuntabile e corretta».


Comunque si concluda, l’iter del processo si preannuncia delicato e faticoso per Kakà, la cui immagine rischia di subire contraccolpi in un momento cruciale, a pochi mesi dalle convocazioni per il Mondiale brasiliano, realisticamente l’ultimo cui l’ex madridista può pensare di prender parte tra i Verdeoro. Fuori dal campo, il numero 22 è anche e soprattutto un fenomeno di immagine, che presta corpo e volto a marchi globali tra cui Armani Jeans, Adidas, Guarana. «La cosa che mi auguro sia chiara a tutti - conclude Ripamonti - è che Kakà si è sempre comportato in maniera esemplare con lo Stato italiano. Una legislazione non chiara come in questo caso crea delle zone grigie che non garantiscono i contribuenti: loro pensano di fare tutto rispettando la legge, si affidano a professionisti di primissimo livello e poi sono vittime di spiacevoli sorprese come questa». Per la stagione del Milan e di Kakà, il colpo è fortissimo.

Fabrizio Biasin e Martino Cervo

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Commenti all'articolo

  • imahfu

    12 Marzo 2014 - 14:02

    Kaka'...o forse senza accento finale? Abbiamo visto il Milan. Che pietà. Ora, sull' immagime del padrone, anche i giocatori evadono il Fisco? Troppo.

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  • Borgofosco

    12 Marzo 2014 - 14:02

    L'imputazione non è esplicitata perché non viene illustrato il presunto reato di evasione fiscale. La buona fede mi pare implicita in relazione a chi, reale evasore fiscale, avrebbe certamente scelto di pagare le tasse in Spagna dove sarebbe stato gratificato di aliquote di molto inferiori a quelle italiane. Ma quando si tratta del Tribunale di Milano bisogna prendere il tutto con le pinze!

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  • satanik

    12 Marzo 2014 - 11:11

    Chi va col delinquente impara a delinquere.

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  • Noidi

    12 Marzo 2014 - 11:11

    Proprio vero che chi va con lo zoppo inizia a zoppicare. Indovinate chi è lo zoppo.

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