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Oronzo Canà: "Caro Prandelli, usa il mio 5-5-5 e balleremo il samba"

Oronzo Canà

Settantotto anni, accento pugliese, simpatia irresistibile. Lino Banfi è per tutti L’allenatore nel pallone, ovvero Oronzo Canà, tecnico che alla guida della Longobarda racconta follie e umori del calcio. Nel 30° anniversario dell’uscita del film, l’Assoallenatori gli consegnerà mercoledì ad Amalfi il patentino di tecnico ad honorem, nel corso della manifestazione «Football Leader 2014».

Tutto quello che avreste voluto sapere da Oronzo Canà e non avete mai osato chiedere. Macché Mazzarri, Capello, Prandelli: è lui il vero, unico, allenatore cult della storia del calcio italiano. Un pugliese doc (ma senza parrucchino).

Mister, secondo lei Prandelli come dovrebbe disporre la Nazionale?
«Ovviamente col 5-5-5! Parlando seriamente, Prandelli è bravissimo, non ha bisogno dei miei consigli. Ma se fossi in lui, io userei come asse verticale la “vecchia guardia”. Buffon in porta non si discute, Chiellini centrale è un gladiatore, è Fort Alamo. Pirlo è il Brunelleschi delle punizioni, il leader indispensabile, e Prandelli lo sa. Poi non potrei prescindere da De Rossi, frangiflutti e gran tiratore da lontano. Poi inserirei qualche giovane, con giudizio».

Balotelli la convince?
«Sì, e non mi preoccupa il suo caratterino. Dovrebbe preoccupare più gli avversari. E secondo me anche Cassano potrebbe risolvere qualche situazione delicata».

Quali squadre teme?
«Brasile, Argentina, Spagna. Secondo me il Mondiale sarà una faccenda tra 4 squadre. La quarta siamo noi».

In questi giorni i tabloid si sono occupati di Icardi e della sua neo-moglie Wanda Nara che era fidanzata con Maxi Lopez. L’attaccante non l’ha presa molto bene, con una telefonata ad alta concentrazione di «complimenti»...
«Le fidanzate dei calciatori hanno il vizio di mettere gli uni contro gli altri. L’ho sempre detto, meglio in ritiro!».

Il Milan caccerà Seedorf per Inzaghi. Che ne pensa?
«Penso che Inzaghi farà bene, è attaccatissimo al Milan, cuore rossonero. Mi stupisce che Seedorf, chiamato pochi mesi fa a salvare la patria, sia stato messo da parte in questo modo. Ci sarà sotto qualcosa che non sappiamo».

La squadra rivelazione in serie A quest’anno?
«La Roma. Grande merito a Garcia, che è molto poetico, ma anche sempre molto incazzèto. Lo ho soprannominato “Garcia Lorco!”».

Il calciatore di cui è rimasto più amico?
«Scarnecchia, pugliese come me. E Zambrotta, che aveva la foto de L’allenatore nel pallone in camera. Poi Falcao, Cerezo, tutta la Roma degli anni ’80. Carlo Ancelotti».

La soddisfazione più grande?
«Ho una foto con Pelé».

Qual è il calciatore più adatto a fare l’attore?
«Buffon ha davvero i tempi comici, la reattività, l’ironia che sono fondamentali nel mestiere dell’attore. Se lui vorrà, quando smetterà di stare in porta, fra vent’anni, potrà essere un ottimo attore. Ed è pure un bell’uomo».

Mister, se lei potesse comprare un calciatore?
«Schiaffino per l’eleganza. Tra gli italiani Rivera per intelligenza, precisione, lucidità. Poi certo, se mi danno Pelé non lo butto via».

Il mondo del calcio è molto più violento di 30 anni fa. Come rasserenarlo?
«La polizia non può fare tutto da sola. E ogni domenica non si possono impiegare tutte le forze di polizia negli stadi. Sono anche contrario alla tessera del tifoso: significa già in qualche modo criminalizzarlo. Le società devono responsabilizzarsi e prevenire. Gli oggetti pericolosi, negli stadi, vengono sistemati la sera prima sotto i sedili».

Oronzo Canà ha un sogno da allenatore?
«Sì. Vedere lo scudetto tornare a Sud. Meglio se a una squadra pugliese, Bari o Lecce. Ma se questo è un sogno impossibile, almeno vederlo arrivare a Napoli. Questo raghèzzo, De Laurentiis, ha portato il suo senso dello spettacolo nel calcio. E prima o poi vincerà».

Il 5-5-5 è una tattica formidabile. L’uovo di Colombo. Come è nata?
«Ah, quello è un segreto che mi porterò nella tomba, come la formula della Coca-Cola! Dico solo che ha portato fortuna pure a Carletto Ancelotti. Prima della finale di Champions gli ho mandato un telegramma. In francese, perché dopo aver allenato il Psg si è raffinato. Gli ho scritto: “Rappelle-toi le 5-5-5”, ricordati il 5-5-5. Lui mi ha risposto: “Il primo tempo lo farò così”. E avete visto tutti com’è andata!».

intervista di Luca Vinci

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