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Occhio al bomber

Marco Fabián, il messicano con la pancia che fece doppietta al Barça

Marco Fabian de la Mora

A volte s’inginocchia a centrocampo e prega prima del calcio d’inizio. Altre volte si fa rapinare dal plotone di squillo che ha introdotto nell’hotel del ritiro. Altre volte segna da 37 metri, o al 92° col pallonetto da fuori area, o picchia una doppietta al Barcellona. Altre ancora arriva il triplice fischio e non t’accorgi che giocava anche lui. Culo basso e panzetta da tacos, i più raffinati lo definirebbero «bomber». Ma non c’entrano i gol. Marco Fabián de la Mora, Marquito per i tifosi e la buoncostume, è uno che al pensiero predilige l’azione.  

 

Ventiquattro anni, una carriera finora confinata in patria (ultima stagione al Cruz Azul, in prestito dal Chivas Guadalajara), è l’oggetto misterioso nella rosa del Messico di Miguel Herrera a Brasile 2014, nella quale spiccano Chicharito Hernandez, Dos Santos e il leggendario ma anzianotto - appare in alcuni bassorilievi aztechi - stopper e capitano, Rafa Marquez. Sconosciuto in Europa, nel campionato patrio il ragazzo ha il patentino di fuoriclasse, ma sappiamo quanta tequila scorra negli stadi messicani. Centrocampista, piedi educati, oltre che nelle ammucchiate esprime il meglio nella fase offensiva: smarca i compagni e azzecca l’inserimento. Ma il pezzo forte è il tiro. Ambidestro, non proprio un maratoneta, trova la porta da qualsiasi posizione o distanza. Chiedere al portiere del Puebla, uccellato nel Clausura 2014 con un cucchiaio dal limite, o a quello dell’Atlas trafitto da quasi quaranta metri nell’Apertura 2012. Anche Pinto, portiere del Barcellona di Messi, durante una tournée blaugrana negli Usa raccolse in fondo al sacco una staffilata di Marquito dai 25, che concesse pure il bis in semirovesciata e un balletto inguardabile sotto la curva. I piedi ci sono, la testa meno. Certo quella volta a Quito, nell’albergo dove la nazionale messicana era in ritiro per la sfida in trasferta con l’Ecuador, Fabián non l’aveva usata. Non solo si è fatto beccare assieme ad altri compagni con una batteria di prostitute in stanza, ma queste li hanno pure derubati di circa 16mila dollari fra contanti, IPad e cellulari. Risultato: sei mesi fuori dalla nazionale e figura da morto di gnocca ripresa dalle telecamere di sicurezza.

 

Al rientro però ha trascinato El Tricolor all’inatteso oro olimpico di Londra 2012 (stendendo in finale proprio il Brasile). Nelle amichevoli pre-mundial ha timbrato due gol in tre giorni contro Israele ed Ecuador. Da fuori area, manco a dirlo. I piedi ci sono, la testa vedremo.

di Fabio Corti

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Commenti all'articolo

  • claudiomian49

    02 Gennaio 2015 - 23:11

    grande giocatore con grandi qualità però deve fare il profesionista in tutti i sensi.

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  • kappa12

    03 Giugno 2014 - 14:02

    Quindi anche gli "inchiattiti" vincono?!?

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