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Paolo Rossi parla del Mondiale: «Immobile nuovo Pablito. E Balo...»

Paolo Rossi

Dici Mondiale e pensi a Spagna ’82, a Paolo Rossi.
«Anch’io - esclama Pablito - ogni volta che penso alla Coppa del Mondo mi metto a ridere e mi penso intensamente. Quella vittoria è nell’immaginario, quello per noi è “il Mondiale”».

Fra poco parte la kermesse 2014 in Brasile, una Nazionale che le ricorda qualcosa.
«Contro di loro a Barcellona giocai la partita della mia vita: per l’Italia era un dentro o fuori, io venivo da un periodo complicatissimo, non avevo ancora segnato e quel giorno al Sarrià ne feci tre».

Certo, segnare al Brasile...
«Una libidine, si ha sempre l’idea di giocare contro i più forti: e portarne a casa lo scalpo... ».

E farne addirittura tre?
«In quel momento non ci pensi, lo rileggi dopo con calma, anche bevedoci sopra qualcosa. Pensavo solo alla felicità che avevo e che facevo provare agli altri».

Con i brasiliani abbiamo spesso vissuto momenti storici, come la finale del ’70.
«Avevo 14 anni, ero a casa con i miei genitori, i miei nonni, venivano da noi tanti amici, era una festa ogni volta che giocava la Nazionale. Tv in bianco e nero ma ricordi a colori».

Delusione per la sconfitta o era preventivabile?
«Molta delusione, perché è vero che quello era un Brasile di altissimo livello ma c’era l’idea che i nostri ce la potessero fare».

E la finale di Usa ’94?
«È stata una non partita, molto deludente».

In mezzo quel clamoroso 1982.
«Si però da quel 5 luglio non li abbiamo più battuti. E oggi spero di doverli affrontare il più tardi possibile. Batterli in casa sarà complicato. Non sentiranno la pressione, sanno di essere una buona squadra con gente come Neymar che ha il guizzo vincente. E hanno il vantaggio di respirare la loro aria, correre sulla loro erba, giocare davanti alla loro nazione».

Certo se vincesse l’Argentina...
«Lasciamo perdere. I brasiliani hanno ancora l’incubo del Maracanaço con l’Uruguay nel 1950 e dell’82 con noi».

Quale è stato il vostro segreto in Spagna?
«Fu una vittoria del carattere di tanti uomini e campioni. Oltre a una squadra costruita bene».

Cosa sarebbe successo oggi, nell’era dei social, con l’ “affare Cabrini”, quando qualcuno sostenne che stavate insieme?
«Di tutto, è proprio un altro mondo. Bearzot vietava ogni giornale, era un bunker, non si sapeva niente neanche delle polemiche. Telefonavo a casa e mi dicevano “ma non leggi i giornali?” e rispondevo “qua non arrivano”».

Un isolamento benefico...
«In quell’ambiente ho trovato molto conforto».

Dopo la vittoria sull’Argentina però qualcuno era euforico e voleva rompere il silenzio stampa: ma sembra che Tardelli impose di continuare.
«Sì, si dice perché portava fortuna, in realtà si erano creati dei meccanismi che tutti apprezzavano, un’onda che ci trasportava via dalle sciocchezze».

Pablito e Pepito Rossi, uno al Mondiale fra i dubbi, l’altro a casa per la sorpresa generale.
«Però vedo poche analogie fra le nostre vicende. Io venivo da due anni di stop per squalifica ma nella Juve mi ero allenato bene, Boniperti mi spronava e avevo un disperato bisogno di campo. Pepito arriva da un infortunio serio: guarire dal punto di vista clinico ed essere pronti è diverso».

Quindi non era da portare?
«Non lo so, la scelta è stata difficile e Prandelli ne è dispiaciuto. Certo, una punta in meno e un tornante in più, Insigne, la dice lunga sul fatto di come voglia giocare: in certe partite metterà un solo attaccante, con questo imprevedibile Cassano pronto a subentrare, dunque in questo senso la scelta può andar bene».

La punta unica dovrebbe essere Balotelli.
«Non scordiamo Immobile, arriva con uno slancio pazzesco».

Sarà il Pablito del Brasile?
«Ci spero, abbiamo bisogno di gente fresca che dia brillantezza ed entusiasmo».

E SuperMario?
«Deve tornare quello degli Europei altrimenti faremo fatica, votarsi al sacrificio e non essere nervoso. Cesare lo sa».

A proposito, chi è Prandelli?
«Uno che ha fatto benissimo da allenatore nei club e pure in Nazionale, perché nelle ultime due competizioni, Europeo e Confederations, l’Italia è stata fermata solo dalla Spagna».

Cesare alza mai la voce?
«Qualche volta si fa sentire, da buon padre di famiglia. E si sa far ascoltare, è molto equilibrato, fondamentale con i ragazzi».

Una lezione del Trap?
«Anche, lo ha avuto per molti anni, e poi ci ha messo qualcosa di suo. È uno che non si lascia condizionare».

Certo che il Trap, con quella verve a 75 anni...
«Il segreto è la sua passione, non vorrebbe mai smettere. Alla Juve marcava Platini in partitella e anche Boniek, ma ne beccava soprattutto da Zibì che gli faceva pure qualche entrata... ».

Pronostico mondiale?
«Siamo da prime quattro, tutto sta partire bene con l’Inghilterra. Se vinci quella e poi, mi auguro, col Costa Rica, con l’Uruguay puoi riposarti e gestire la rosa».

Da opinionista Sky il Mondiale è molto più comodo...

di TOMMASO LORENZINI

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