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Occhio al bomber

Noel Valladares, il portiere dell'Honduras che i gol li vuole segnare

Noel Valladares, il portiere dell'Honduras che i gol li vuole segnare

Segnare un gol al Mondiale è il sogno di tutti i calciatori, compreso Noel Valladares. Per lui però sarà più difficile vederlo realizzato. Non perché ha 37 anni suonati né perché gioca nella traballante nazionale dell’Honduras. Più che altro, perché fa il portiere. E tanto per chiarire no, non è uno Chilavert o roba simile. È uno che sta fra i pali, urla ai difensori, para quello che riesce e al triplice fischio va sotto la doccia. Ma nel profondo dell’anima è un bomber, come dimostrano i suoi inizi. Nei tardi anni Novanta, infatti, si è affacciato alla massima divisione del campionato honduregno (che non ha mai più lasciato) indossando la maglia del Motagua, squadra di Tegucigalpa, capitale dello staterello centramericano. E faceva la punta, che da quelle parti si dice delantero. Non vedeva tantissimo la porta, almeno finché ce l’ha avuta davanti: un solo, striminzito gollettino messo a segno in svariate stagioni. Che gol, però. Valladares ha firmato uno dei gollonzi più surreali nella storia del calcio latinoamericano.

 

Estadio Nacional di Tegucigalpa, 18 maggio 2003. Olimpia e Motagua si affrontano in un derby di fuoco, davanti a trentamila persone, per la semifinale del torneo Clausura. All’Olimpia basta il pari, il Motagua ha bisogno che Valladares faccia uno straccio di gol nella sua fin lì inutile vita. Per 85 minuti, niente. Poi un cross in area: colpo di testa di Jairo Martínez che il portiere dell’Olimpia toglie dall’angolino basso. E uno. La palla però resta lì. Martínez stavolta spara un destro secco ma il portiere fa un miracolo e devia da terra, non si sa come. E due. Martínez incredibilmente se la ritrova ancora sul piede e calcia a botta sicura, ma centra in pieno la faccia di quel bastardo d’un portiere. E tre. In area piccola a questo punto c’è una calca tipo concerto di Vasco, un difensore dell’Olimpia colpisce la palla di stinco, spedendola verso la porta indifesa. Ma c’è un suo compagno, che fa il numero della vita e in acrobazia alza un campanile sulla linea. La palla scende adagio, come neve, e arriva Valladares. Salta e colpisce di testa, male. Tuttavia il pallone, pur svirgolato, supera la linea di circa due centimetri. È il gol alla cazzo di cane più bello di sempre.

Consapevole di aver raggiunto l’apice come delantero, Valladares passa al ruolo di portiere. Adesso che ci sta dentro, la porta la vede molto meglio e i risultati sono tangibili. Conquisterà quattrordici scudetti honduregni e una Copa centramericana. È capitano della nazionale, secondo nella classifica all time in termini di presenze. Ha già guidato l’Honduras nel Mondiale sudafricano di quattro anni fa: spedizione poco fortunata per la squadra (fuori al girone con un solo punto) ma decisamente soddisfacente per Noel, che nella partita col Cile fece una delle cinque parate più belle del torneo secondo i delegati Fifa. Ma Valladares è bomber dentro, e per Brasile 2014 ha fatto una richiesta a mister Luis Fernando Suarez: «Giocare cinque minuti da attaccante in un Mondiale». Portieri si diventa ma delanteros, anzi bomber, di nasce.

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