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Dopo sette anni

Scalata Lazio, condannati gli ultrà che minacciarono Lotito. Caos in tribunale

Scalata Lazio, condannati gli ultrà che minacciarono Lotito. Caos in tribunale

Con sette condanne e un’assoluzione si è chiuso il processo per le minacce che il presidente della SS Lazio, Claudio Lotito, subì qualche mese dopo aver acquistato il club (giugno 2004) affinchè cedesse il pacchetto azionario a una cordata sponsorizzata dall’ex bomber biancoceleste Giorgio Chinaglia. I giudici della sesta sezione penale del tribunale di Roma, al termine di una lunga camera di consiglio, hanno deciso di condannare per concorso in tentata estorsione i quattro ex ultrà della curva Nord, Fabrizio Piscitelli (3 anni e 2 mesi), Iuri Alviti (3 anni e 2 mesi), Fabrizio Toffolo (3 anni e 6 mesi) e Paolo Arcivieri (2 anni e 2 mesi) e poi Giuseppe Bellantonio (2 anni e 2 mesi) e Fabio Di Marziantonio (1 anno e 6 mesi). La pena, più alta (4 anni e 2 mesi), è però toccata a Guido Carlo Di Cosimo, condannato anche per il reato di aggiotaggio informativo. Da questo reato sono stati dichiarati assolti, con varie formule, tutti gli altri imputati, compreso Bruno Errico.

Contestazioni - Lasciando il palazzo di giustizia alcuni ex ultrà hanno inveito contro il tribunale e gridato all’ingiustizia: "Buffoni, siete tutti corrotti". "La giustizia è morta, lo Stato e il
tribunale sono corrotti - hanno gridato -. Perchè nessuno dice che fine hanno fatto le oltre 70 telefonate intercettate che erano finite nel brogliaccio e che poi sono sparite?". Ha parlato di "sentenza ridicola" anche l’avvocato Marco Marronaro, difensore di Piscitelli: «I giudici hanno dato il minimo della pena, voglio proprio vedere come sapranno motivare l’inutilizzabilità di queste telefonate che avrebbero messo in discussione l’impianto accusatorio. Nel processo di appello ne riparleremo». Tutti gli imputati condannati per la tentata estorsione dovranno risarcire i danni, da liquidarsi davanti al giudice civile, causati a Lotito e alla società biancoceleste. Di Cosimo, per il quale è stato dichiarato estinto per prescrizione il reato di ostacolo all’attività di vigilanza, dovrà versare 60mila euro alla Consob, parte civile assieme alla SS Lazio.

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Commenti all'articolo

  • sidereus40

    30 Gennaio 2015 - 12:12

    Complimenti! Dieci anni per una sentenza che nel resto del mondo avrebbe richiesto pochi mesi!

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