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Scelte sbagliate, difesa sciagurata, un Carrizo di troppo: processo a Mancini

Scelte sbagliate, difesa sciagurata, un Carrizo di troppo: processo a Mancini

Non è mai bello iniziare un articolo con una domanda, ma il mondo si interroga e non ci possiamo fare nulla: perché sulla punizione di De Bruyne il buon Carrizo fa un passo a destra mentre il pallone va a sinistra? 1) Stava ripassando un movimento del Meneito, ballo tipico per cui va pazzo. 2) Ha visto apparire il fantasma di Rocco Siffredi «desnudo» alla sua sinistra (e quindi lo perdoniamo). 3) Ha la labirintite. 4) Tifa Wolfsburg. 5) Pensava di giocare a palla avvelenata.

Non abbiamo una risposta ma con la forza indiscutibile del vigliacchissimo «senno di poi» ci iscriviamo al partito di quelli che «ma Mancini si è bevuto il cervello? Perché non ha schierato Handanovic che ha le manone sante?». Troppo comodo dirlo dopo, lo sappiamo, ma ci permettiamo perché non siamo pagati per schierare i titolari, ma per giudicare i risultati. E i risultati condannano Mancini, tecnico amatissimo ma non per questo intoccabile. Altra domanda: come sarebbe finita con Mazzarri in panchina? 1) L’Inter avrebbe battuto molti calci d’angolo. 2) I nerazzurri avrebbero alzato le barricate in cerca di un succulento 0-0. 3) Sarebbe iniziato a piovere. Anche in questo caso non abbiamo certezze, ma ci rifacciamo con la terza e ultima domanda: a 4 mesi dal ritorno di Mancini sulla panca beneamata possiamo dire che forse era il caso di andare avanti con Walterone? 1) No. 2) Assolutamente no. 3) Certamente no anche se i giapponesi pensano che siamo pazzi perché eravamo gestiti da quello che si è autodefinito «il miglior tecnico degli ultimi dieci anni. Probabilmente». Sì, e probabilmente Rachida non è una rompicoglioni.

L’Inter ha fatto benissimo a puntare su Mancini, ora però è Mancini che deve puntare sull’Inter. Non sarà la desolante media punti a farci dire che «così non si può andare avanti» ma allo stesso tempo non basta che il gioco «sia migliorato» per garantire crediti illimitati al mister. Mancini ha le idee chiare su come sarà la sua Inter e tutti si fidano di lui, ma il problema è esattamente quel verbo declinato al futuro. «L’Inter sarà» ma giocoforza ha bisogno di «essere», di produrre risultati immediati, di acchiappare un posto in E-League senza il quale per Thohir e per chi deve far quadrare i conti (Ausilio e Fassone) saranno cavoli acidi.

Dice il puntiglioso: «Come fa Mancini a cambiare d'emblée mentalità a una squadra che aveva impostazione “mazzariana” e ora invece vuol attaccare a prescindere?». Il discorso è sempre lo stesso: non lo sappiamo, ma non tocca a noi trovare soluzioni. Tocca al Mancio, al tecnico più pagato della A, a lui che ha il dovere di convincere Ranocchia e Juan Jesus di essere i nuovi Scirea e Baresi anche se al momento sembrano più Fantozzi e Filini.

Domandoni finali: riuscirà l’Inter a passare il turno in Europa League? Forse sì, in fin dei conti i tedeschi facevano i ganzi ma hanno vinto solo grazie alle «carrizate». Giovedì giocherà Carrizo? Sì, perché Mancini se ne sbatte della critica e fa bene. I nerazzurri conquisteranno la qualificazione alla prossima E-League? Devono, per 2 ottimi motivi: 1) L’interista è stufo di essere stufo. 2) Mazzarri andrebbe in Nuova Zelanda a dire «son meglio di Bearzot» e «son più giovane dei 3 de “Il Volo”». Il che tra l’altro è probabilmente vero.

di Fabrizio Biasin

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