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La frode del patron

Parma, la banda di Giampietro Manenti: carte clonate e soldi rubati alle banche dagli hacker

Gli sponsor internazionali che avrebbero dovuto salvare il Parma erano Pippo, Lello, Rudy e Mario. Tre hacker italiani e un romeno che rubavano milioni di euro dai conti di banche internazionali, li depositavano su carte di credito clonate e poi li trasferivano sotto forma di donazioni a fondazioni create ad hoc. In questo modo il neopresidente della squadra emiliana Giampietro Manenti avrebbe tentato di ottenere 4,5 milioni euro con cui aveva intenzione di comprare magliette, cappellini, biglietti delle partite e tutto ciò che il merchandising offriva. Un’operazione complessa che si è arenata a causa del pos di vecchia generazione utilizzato da Manenti allo stadio Tardini.

L'imprenditore il 9 febbraio scorso aveva comprato la squadra per un solo euro (accollandosi 100 milioni di debiti) dalla Dastraso di Rezart Taci, che a sua volta aveva acquistato la società a fine 2014 da Tommaso Ghirardi, accusato dalla procura di Parma di bancarotta fraudolenta. Aveva promesso di riportare la squadra ad alti livelli nel giro di cinque anni, diceva di andare in Slovenia per trovare investitori e invece aveva chiesto il fallimento. L'avventura è finita ieri, quando è stato arrestato nella sua casa di Limbiate (Monza) dalla Guardia di Finanza nell'ambito di un'indagine coordinata dalla Procura di Roma che ha portato all'arresto di altre 21 persone. Manenti è accusato del tentativo di reimpiego illecito di capitali. Reato che si aggiunge alla sua lunga fedina: lesioni, possesso di armi, bancarotta semplice, violazione degli obblighi di assistenza familiare e tentata estorsione.

L'indagine è durata tre mesi ed è partita da Palermo, dalla opaca gestione di un fondo di oltre 24 milioni di euro stanziato dal ministero dell’Economia e delle Finanze per la liquidazione coatta amministrativa di una gestione fuori bilancio. Nel 2003 la «gestione» fu affidata al liquidatore Stefano Nannerini, un commercialista di Roma che avrebbe dirottato 13 milioni sui propri conti, investendoli in parte nel settore delle rinnovabili a Catanzaro. Altri sei milioni sono finiti invece in società collegate a Maurizio Antonio Persico, funzionario della Ragioneria generale dello Stato e al fratello, Gianfranco Pasquale Persico, consulente finanziario. Tutti arrestati.

E veniamo agli hacker. Seguendo le vicende palermitane gli investigatori si imbattono quasi per caso nel gruppo di pirati informatici composto da Giuseppe Costanzo (Pippo), Gianluca Cirnigliaro (Lello), Rodolfo Cernuto (Rudy) e Constantin Marius Boveanu (Mario). Sono loro a rubare milioni alle banche. Tra il 10 e il 13 febbraio «prelevano» 35 milioni. I soldi erano poi affidati al secondo gruppo dell’organizzazione, composto da esperti di finanza che si occupavano del riciclaggio attraverso donazioni a fondazioni con sede a Roma, Parigi, India, Romania e Brasile. Le «qualità» del gruppo sono note ad Angelo Augelli, ufficialmente titolare di una società di investigazione privata. Non si sa bene come entra in contatto con Manenti, al quale propone l'affare. Di fatto Manenti avrebbe fornito al gruppo uno strumento per riciclare i soldi e in cambio avrebbe trattenuto una parte per la società. «Il meccanismo era banale - spiegano gli investigatori - avrebbe comprato gadget e abbonamenti coi soldi “scaricati” dagli hacker, spacciandoli per sponsorizzazioni».

Il 13 febbraio Augelli chiede a Manenti le coordinate bancarie per effettuare trasferimenti su un conto Mps poiché dall'altra parte ha «la gente» pronta a operare sul server. Il 14 Augelli avverte: «Allo stadio del Parma il presidente dice che si possono fare sia gli abbonamenti che gli sponsor attraverso carte di credito. Io gli ho mandato il tipo di pos che servirebbe e domani mattina mi dovrebbe dare le informazioni se va bene». Lo stesso giorno sente anche Manenti e lo sollecita a pagare il contatto interno alla banca che dovrà autorizzare l'operazione: «Una cosa importante Pietro (Manenti, ndr): fallo mangiare. Quella è la cosa più importante».

Augelli spiega a Manenti che se dovesse ottenere l'ok al trasferimento dei fondi da «Bank Nbd di Dubai oppure Ups dalla Svizzera», avrebbe dovuto fare un bonifico di 150mila euro a favore della Delta sas di Rachele Pilla & C., la società di investigazione di Augelli, quale pagamento di una fattura («evidentemente del tutto fittizia», scrivono i giudici nell’ordinanza) per i «servizi di consulenza sulla verifica della sicurezza presso lo stadio Tardini e il centro sportivo di Collecchio». Quindi, con la disponibilità anticipata dalla banca a seguito di una garanzia, Manenti avrebbe dovuto eseguire un nuovo bonifico di 300mila euro a favore della società di Augelli quale pagamento del saldo della precedente fattura fittizia.

Infine, dopo aver inviato al gruppo di Augelli la garanzia bancaria per 50 milioni di euro, Manenti avrebbe avuto 6 giorni di tempo per pagare il 18% del valore facciale della garanzia all'inviante (ovvero i tecnici informatici dell'organizzazione) e il 5 per cento alla società di Augelli. Ma il pos del Tardini era troppo vecchio, e al Parma non è mai arrivato un centesimo.

di Salvatore Garzillo

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Commenti all'articolo

  • pestifero

    20 Marzo 2015 - 12:12

    Ma una domanda. quando vai a comprare anche un motorino ti controllano i conti fino alla settima generazione. Poi arriva il furbo di turno cene si accolla 100 milioni di debiti e nessuno che dica una parola? A questo punto mi chiedo chi sia a controllare in Italia, se vi siano dei "paletti" dove il cittadino viene spiato, il ladro è libero di agire. Fatto più grave del previsto

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  • pestifero

    20 Marzo 2015 - 12:12

    Ma una domanda. quando vai a comprare anche un motorino ti controllano i conti fino alla settima generazione. Poi arriva il furbo di turno cene si accolla 100 milioni di debiti e nessuno che dica una parola? A questo punto mi chiedo chi sia a controllare in Italia, se vi siano dei "paletti" dove il cittadino viene spiato, il ladro è libero di agire. Fatto più grave del previsto

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  • accanove

    19 Marzo 2015 - 10:10

    ..complicato ma ingegnoso, sfiga per lui essere incappato nelle indagini sull'Etruria e Boschi senior

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